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Cancellazione di protesto illegittimo: se lede la privacy, la Camera di Commercio può solo bloccare i dati

27 Novembre 2013 | Autore:
Cancellazione di protesto illegittimo: se lede la privacy, la Camera di Commercio può solo bloccare i dati

Il protesto illegittimo viola la privacy: la Camera di Commercio può bloccare i dati sul registro, ma non cancellarli fino a quando non interviene una sentenza che dichiari l’illegittimità del protesto stesso.

 

Chi ritiene di essere stato iscritto in un registro dei protesti presso la Camera di Commercio per un protesto illegittimo non può pretendere l’immediata cancellazione dei propri dati. È, infatti, necessario prima impugnare la legittimità del protesto, in contraddittorio con il pubblico ufficiale che lo ha emesso (notaio o segretario comunale).

Solo dopo accertata dal giudice l’illegittimità del protesto medesimo, è possibile chiedere alla Camera di Commercio la cancellazione materiale del proprio nominativo e dei dati personali dal registro dei protesti. Camera di Commercio che – appunto – è tenuta a conservare la notizia del protesto nel registro informatico fino all’intervento della sua cancellazione da parte del giudice o, comunque, se questa non interviene, per massimo cinque anni dalla pubblicazione.

Pertanto, la Camera di Commercio non è obbligata a cancellare automaticamente, dal registro dei protesti, i dati relativi al soggetto protestato al fine di proteggerne la privacy. Serve, infatti, un’istanza specifica dell’interessato che chieda la cancellazione dei propri dati personali. Tale istanza, inoltre, deve essere basata su ragionevoli motivazioni (per esempio, appunto, l’illegittimità del protesto pronunciata dal Tribunale).

Se il soggetto protestato ritiene che l’indicazione del suo nominativo e dei suoi dati personali nel registro pubblicamente consultabile sia lesiva della privacy può al massimo ottenere, con l’intervento del Garante della Privacy, il blocco di tali dati, ma non la loro cancellazione. Non fino a quando non si sia concluso il giudizio che accerti l’illegittimità del protesto.

È quanto affermato dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

La vicenda

Nel caso di specie, la Suprema Corte ha negato il risarcimento ad una donna che lamentava una violazione della privacy in relazione ad un protesto illegittimo (su un assegno rubato). Secondo la ricorrente, la Camera di Commercio avrebbe dovuto cancellare il suo nominativo dal registro dei protesti, in quanto erano già decorsi cinque anni dalla sua iscrizione [2].

Trattandosi tra l’altro di un protesto illegittimo, perché relativo ad un assegno di cui la stessa aveva denunciato anni prima il furto, la cancellazione si rivelava necessaria per tutelare la sua privacy e impedire che chi consultasse il registro dei protesti vedesse il suo nominativo e i dati personali. La ricorrente aveva anche adìto il Garante della Privacy il quale si era però limitato al blocco dei dati e non all’ordine di cancellazione.

I giudici hanno ritenuto che, in assenza di un’istanza specifica da parte dell’interessato e in assenza dell’accertamento sulla illegittimità del protesto, la Camera di Commercio non può cancellare i dati del soggetto protestato. Può, però, bloccarli per evitare ingiuste lesioni della privacy.


note

 

[1] Cass. sent. n. 26417 del 26 novembre 2013.

[2] L’art. 4 della L. n. 235 del 2000 prevede che la notizia di ciascun protesto deve essere conservata nel registro fino alla sua cancellazione e, comunque, ove questa non sia avvenuta, per cinque anni dalla pubblicazione.

Foto di: 123rf.com


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