Pace fiscale: si apre la caccia ai furbetti delle rate

16 Settembre 2020 | Autore:
Pace fiscale: si apre la caccia ai furbetti delle rate

Molti contribuenti non hanno ancora pagato il dovuto; c’è tempo fino al 10 dicembre, ma il Fisco li tiene d’occhio e si prepara a intervenire.

Mancano quasi 3 miliardi di euro nella bacinella dei versamenti fiscali: così il Fisco è costretto a rivedere al ribasso le stime della riscossione e prevede incassare entro fine anno appena 6,4 miliardi anziché i 9,2 programmati all’inizio del 2020.

I dati emergono da un atto ufficiale, lo schema aggiuntivo alla convenzione tra ministero dell’Economia e Finanze e Agenzia Entrate Riscossione, che fissa periodicamente gli obiettivi di quest’ultima nelle attività di recupero da svolgere. Il nuovo documento, di cui dà notizia oggi Il Sole 24 Ore, è stato trasmesso al Parlamento per l’esame e le decisioni conseguenti.

Buona parte del calo è attribuibile alla sospensione dei versamenti che è iniziata con il lockdown e si è protratta durante l’emergenza Covid ma non c’è solo questo: il problema inaspettato è lo scarso gettito che sta arrivando dalla pace fiscale, cioè la rottamazione delle cartelle ed il saldo e stralcio, che si sta rivelando inferiore alle attese.

Da queste voci si prevede l’arrivo di 2,4 miliardi, ma i flussi dei pagamenti eseguiti dai contribuenti nel 2020 risultano in diminuzione e già nel 2019 erano stati bassi, con soli 300 milioni di euro raccolti dai versamenti del saldo e stralcio: in quest’area si registra un adempimento di poco più del 60%. Gli altri hanno presentato domanda ma poi non hanno pagato il dovuto, nonostante la consistente riduzione rispetto all’importo originario.

Così sta emergendo il fenomeno di molti contribuenti furbetti, che inizialmente avevano aderito a queste forme di definizione agevolata ma poi non hanno pagato le rate previste. Un comportamento utile per fruire subito degli importanti benefici concessi, come la sospensione delle esecuzioni coattive già intraprese e il blocco delle nuove, senza però pagare il corrispettivo, nemmeno nelle forme, fortemente scontate nell’importo e dilazionate nel tempo, consentite dalla pace fiscale.

Ora c’è tempo fino al prossimo 10 dicembre 2020 per sanare il pregresso versando lo scaduto, ma il numero dei contribuenti che non sono in regola con i piani e non sembrano disposti a farlo è preoccupante.

Il 10 dicembre 2020 è infatti il termine ultimo fissato dai Decreti “Rilancio” e “Agosto” per recuperare i versamenti pregressi e ancora mancanti (per approfondire leggi Fisco: rateizzazioni sospese fino a quando?). Per chi paga entro quella data – stavolta senza la tolleranza dei 5 giorni aggiuntivi – non ci saranno decadenze dai piani concessi né interessi ulteriori.

Ed anche chi era già decaduto dalla rottamazione o dal saldo e stralcio perché non aveva pagato entro i termini previsti le rate scadute nel 2019 potrà ancora rimettersi in carreggiata chiedendo, sempre entro il 10 dicembre, la rateizzazione dei debiti residui non versati.

Questa è l’ultima possibilità concessa per riagganciarsi al treno della pace fiscale e rimettersi in regola: dopo, a quanto sembra, non ci sarà scampo. Secondo quanto emerge dal nuovo schema di convenzione, gli obiettivi dell’Agenzia puntano al recupero coattivo delle somme sfuggite: la caccia ai furbi delle rate punta proprio a chi, pur potendo, non ha aderito alle scorse edizioni della pace fiscale (come la platea di 4 milioni di contribuenti interessati al saldo e stralcio, dove le adesioni sono state solo 385mila) ed a chi, credendosi astuto, non ha rispettato i patti, omettendo i versamenti rateali previsti.

Stavolta questi furbetti non avranno più sconti o concessioni ed anzi decadranno automaticamente dai piani e perderanno i benefici delle misure agevolative: la scadenza del 10 dicembre «non ammette alcun ritardo», ha precisato l’Agenzia (leggi qui tutte le novità sulla riscossione).

E si comincia subito, perché finiscono sotto osservazione i flussi di pagamento delle rate, con un attento «monitoraggio» dei versamenti che servirà a stanare immediatamente chi non si metterà in regola entro il 10 dicembre.

Va da sé che questi non brillanti risultati allontanano la possibilità di una nuova edizione della pace fiscale, che consentirebbe la rottamazione dei carichi più recenti, quelli formati dal 2018 in poi. Infatti questa eventualità non emerge negli attuali piani del Governo, che invece si sta concentrando sul fronte opposto, quello della lotta all’evasione, dell’automatizzazione dei versamenti e del recupero del gettito anche attraverso una revisione profonda del meccanismo dell’inesigibilità, visto che finora sembra che le vecchie cartelle esattoriali sono quasi tutte irrecuperabili.



2 Commenti

  1. Ho notato che ci sono molte persone che non lavorano , anno figli a mantenere , anche se questi sono proiettari di aziende, di casa, ma i debiti le anno sopraffatto , io dico l’ufficio delle Entrate potrebbero creare un canale di pagamento direttamente dai conti correnti , che ormai ogni cittadino

  2. Io credo che l’ufficio delle Entrate debba direttamente prelevare i i soldi dovuti dal conto corrente dei cittadini mese per mese , e inutile fare passare tanto tempo e poi chiedere ai contribuenti il rientro per la pace fiscale, oggi con gli strumenti a disposizione l’ufficio delle Entrate può farlo , perché non lo fa? Ad esempio : tutto o dipendenti anno lo stipendio in entrata e sono milioni , direttamente dallo stipendio possono prelevare i i soldi. Tanto più o meno e sempre lo stesso. Per gli aziende ogni mese l, ufficio delle Entrate possono prelevare i soldi direttamente dal conto corrente in base ai guadagni , in questo modo non ci sarebbero più furbetti , e Ammanchi al fisco , e gravi situazioni economiche con danni che vanno a bloccare l’economia pubblica , io credo se una ditta fallisce e una perdita economica per lo stato ,

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