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La separazione in Comune

16 Settembre 2020
La separazione in Comune

Procedura di separazione e divorzio dinanzi al sindaco: come avviene, quanto costa e quali sono i presupposti.

Oggi, è possibile separarsi o divorziare non solo in tribunale ma anche in Comune, davanti al sindaco (o, in sua vece, dinanzi all’ufficiale di Stato civile). In quella sede, marito e moglie devono aver trovato un accordo su tutti gli aspetti economici e personali della separazione o del divorzio.

Gli accordi presi in sede di separazione non sono vincolanti per la successiva fase di divorzio e, dunque, nulla esclude che, ad una separazione consensuale, possa seguire un divorzio giudiziale (ossia dinanzi al giudice). Ad esempio, se l’ex moglie dichiara di rinunciare al mantenimento nell’ambito della procedura di separazione potrebbe nuovamente richiederlo in sede di divorzio. E lo stesso vale per la casa.

La separazione in Comune, al pari del divorzio, è dunque una procedura che presuppone un’intesa tra le parti, raggiunta prima di recarsi dal sindaco.

Condizioni per la separazione in Comune

Per accedere alla separazione in Comune è necessario che la coppia non abbia figli minori, oppure figli maggiorenni economicamente non autosufficienti o portatori di handicap. L’accesso alla procedura è stato infatti limitato dal legislatore in quanto l’ufficiale di Stato civile ha il potere/dovere di verificare la sussistenza delle condizioni formali, ma non può operare un controllo sulle condizioni concordate dai coniugi, come fa invece il tribunale (nelle separazioni consensuali o giudiziali) o il pubblico ministero (nella negoziazione assistita). Il magistrato, infatti, è anche garante degli interessi dei figli e, quindi, chiamato a verificare se gli accordi stretti tra i genitori non si riversino in un danno per questi ultimi. Tale valutazione la può fare appunto solo il giudice e non certo il sindaco o l’ufficiale di Stato civile.

Oltre al limite imposto in funzione della tutela dei figli della coppia che necessitano di cura e mantenimento, in Comune non è possibile regolare “patti di trasferimento patrimoniale” ossia il trasferimento della proprietà di beni immobili (per i quali, come noto, è sempre necessario l’intervento del notaio) o mobili (anche per quanto attiene alla divisione degli arredi o dei conti correnti). Nulla però esclude che le parti possano regolare tali questioni in separata sede, ossia con un atto autonomo, distinto e successivo rispetto alla procedura di separazione avviata dinanzi al sindaco.

Dopo una prima fase di incertezza, e in particolare dopo la sentenza 4478/2016 del Consiglio di Stato, è possibile inserire nell’accordo in Comune l’ammontare dell’assegno di mantenimento del coniuge economicamente più debole, sebbene a suo rischio, in quanto potrebbe essere indotto ad accettare un assegno non adeguato o a rinunciarvi senza che vi sia una verifica di congruità da parte dei legali o di un magistrato.

Procedura di separazione in Comune

La procedura in Comune infatti non richiede la presenza degli avvocati delle parti e può essere gestita, dall’inizio alla fine, da marito e moglie in piena autonomia.

Dinanzi alla richiesta di separazione o di divorzio, il sindaco (o l’ufficiale di Stato civile) convoca le parti una prima volta per conoscere le loro intenzioni. Dopo un primo incontro, ne viene fissato un secondo a distanza di non meno di 30 giorni per la firma definitiva dell’accordo. Questo lasso di tempo serve per evitare decisioni avventate e lasciare ai coniugi un margine di tempo sufficiente ad eventuali ripensamenti.

La procedura di separazione e/o divorzio innanzi al sindaco è attivabile presso il Comune di residenza di uno dei due coniugi o del Comune presso cui è stato iscritto o trascritto l’atto di matrimonio.

Tassazione dell’assegno di mantenimento e benefici fiscali

L’assegno che risulta dall’accordo in Comune è deducibile per chi è tenuto a pagarlo e fa reddito (quindi, va dichiarato e tassato) per chi invece lo percepisce come se fosse stato disposto in sentenza. Tale principio è stato espresso dall’Agenzia delle Entrate (circolare 7/E/2018).

Solo il cosiddetto assegno una tantum, ossia versato in un’unica soluzione, non può essere dedotto dalle tasse.

All’ufficiale di Stato civile, le parti possono chiedere anche la modifica delle condizioni di separazione o divorzio. In particolare, possono chiedere l’attribuzione di un assegno periodico (di separazione o divorzio) o la sua revoca (eliminazione) o, ancora, la sua modifica dal punto di vista quantitativo.

Maggiori chiarimenti nella guida “Separazioni e divorzi davanti al sindaco“.

Costi della separazione in Comune

Quanto ai costi, la procedura di separazione, di divorzio o di revisione delle condizioni di separazione o divorzio è tutta gratuita. Quando i coniugi confermano l’accordo, infatti, sono tenuti semplicemente al pagamento di un importo fisso pari a 16,00 euro.

Il predetto pagamento, solitamente, può avvenire mediante bonifico bancario o bollettino postale intestato al Comune interessato. Le coordinate sono fornite dall’ufficio competente in sede di stesura del primo accordo dei coniugi (quindi, prima della conferma dello stesso).



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