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Cos’è il diritto di recesso?

18 Novembre 2020
Cos’è il diritto di recesso?

Quando si firma un contratto occorre sempre fare attenzione alla clausola che disciplina la possibilità di far cessare gli effetti dell’accordo stesso.

Hai acquistato un vestito su una piattaforma online. Hai letto che, in questi casi, puoi rimandare indietro il bene acquistato ed ottenere il rimborso dei soldi. In quasi tutti i contratti che firmiamo e nelle condizioni generali di contratto che disciplinano l’acquisto di beni o servizi, ci imbattiamo in una clausola contrattuale che disciplina il recesso.

Ma cos’è il diritto di recesso? Nel nostro ordinamento, non possono esistere dei vincoli contrattuali perpetui, dai quali i contraenti non possono svincolarsi. Il recesso nasce proprio per permettere a chi ha firmato un contratto di porre fine ai suoi effetti se non ne ha più interesse.

Diritto di recesso: cos’è?

Il diritto di recesso è la facoltà, riconosciuta al contraente (ossia il soggetto che ha firmato un determinato contratto) di svincolarsi dal contratto stesso, facendolo cessare.

In base al Codice civile [1], se a una delle parti contraenti che hanno sottoscritto un contratto è riconosciuta la facoltà di recedere dall’accordo stesso, questo diritto può essere esercitato fino a che il contratto non abbia avuto un principio di esecuzione.

Nei contratti ad esecuzione periodica o continuata, invece, il diritto di recesso può essere esercitato anche dopo che il contratto è stato eseguito ma il recesso non può produrre alcun effetto con riferimento alle prestazioni già eseguite o in corso di esecuzione.

Se ti sei impegnato ad erogare un certo servizio per dieci anni e, dopo il primo anno, recedi dal contratto, le prestazioni eseguite nel primo anno restano salve e non sono travolte dal recesso.

Il diritto di recesso può essere legale o contrattuale. Nel primo caso, è direttamente la legge a prevedere la possibilità del contraente di recedere dal rapporto contrattuale. Nel secondo caso, invece, questa facoltà è riconosciuta dal contratto sottoscritto dalle parti.

Diritto di ripensamento: cos’è?

Il Codice del Consumo, ossia la legge che tutela i diritti dei consumatori, ha introdotto una particolare tipologia di diritto di recesso, definito diritto di ripensamento [2], che può essere esercitata dal consumatore che ha acquistato un bene o un servizio fuori dai locali commerciali.

In particolare, secondo tale disposizione legislativa, il consumatore ha a disposizione un periodo di tempo fino a quattordici giorni per recedere da un contratto a distanza o negoziato fuori dei locali commerciali senza che debba fornire alcuna motivazione e senza che gli possano essere addebitati dei costi. Questa particolare tipologia di recesso è nata per tutelare chi compra senza aver visto materialmente il bene. Basti pensare a tutti gli acquisti che avvengono online, tramite il cosiddetto e-commerce. In questi casi, il consumatore può svincolarsi dal contratto.

Il diritto di recesso può essere esercitato entro quattordici giorni a partire:

  1. dal giorno della conclusione del contratto, nell’ipotesi di contratti di servizi;
  2. dal giorno in cui il consumatore ha acquisito il possesso fisico dei beni, nell’ipotesi di contratti di vendita;
  3. dal giorno in cui il consumatore ha acquisito il possesso fisico dell’ultimo bene, nell’ipotesi di beni multipli che sono stati ordinati con un solo ordine e consegnati separatamente;
  4. dal giorno in cui il consumatore ha acquisito il possesso fisico dell’ultimo lotto o pezzo, nell’ipotesi di un bene costituito da pezzi multipli o lotti;
  5. dal giorno in cui il consumatore ha acquisito il possesso fisico del primo bene, nell’ipotesi di contratti finalizzati alla consegna periodica di beni durante un certo lasso di tempo;
  6. dal giorno della conclusione del contratto, nell’ipotesi di contratti per la fornitura di acqua, gas o elettricità.

La particolarità del diritto di ripensamento è che il consumatore può recedere, rispettando il termine previsto dalla legge, senza dover indicare il motivo. Ovviamente, il consumatore dovrà restituire prontamente al venditore il bene consegnato e otterrà la restituzione del prezzo pagato.

Diritto di recesso: come deve essere comunicato?

Di solito, nella clausola che disciplina il recesso, il contratto prevede anche con quale modalità debba essere comunicato.

In ogni caso, per avere la prova dell’avvenuta ricezione della lettera con cui viene informata la controparte contrattuale dell’esercizio del recesso, è bene inviare tale comunicazione con raccomandata a/r oppure con posta elettronica certificata (Pec).

In questo modo, il soggetto che ha esercitato il recesso avrà la prova dell’effettiva consegna della relativa comunicazione.


note

[1] Art. 1373 cod. civ.

[2] Art. 52 e ss. D. Lsg 206/2005.


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