Mascherine: parte la maxi inchiesta sulle frodi

16 Settembre 2020
Mascherine: parte la maxi inchiesta sulle frodi

La Procura di Roma avvia l’indagine sui prezzi gonfiati e punta ai fornitori ed ai funzionari delle pubbliche amministrazioni coinvolte nelle aggiudicazioni.

Mascherine a prezzi gonfiati e addirittura folli, vendute durante l’emergenza Coronavirus fino a 100 volte il loro valore reale, ma ora basta: la Procura di Roma ha aperto una maxi inchiesta su queste frodi e speculazioni.

Secondo quanto riporta oggi il Corriere della Sera, un pool di magistrati guidato dal procuratore aggiunto Paolo Ielo, titolare di 4 fascicoli già avviati, ha già iscritto nel registro degli indagati una decina di persone per il reato di frode in commercio. Si tratta di imprenditori indagati per aver consegnato a strutture pubbliche o private, come le farmacie, prodotti con qualità differenti da quelli promesse.

Ma questo è solo il primo passo per un’indagine che si rivela molto più ampia: la Procura capitolina punta non solo ad individuare i grossisti ed i commercianti sciacalli ma mira più in alto e vuole verificare se nelle pubbliche amministrazioni – Regioni, aziende sanitarie, Protezione civile – ci siano stati episodi di corruzione. Proprio qui potrebbero emergere mazzette pagate ai funzionari incaricati di scegliere le aziende fornitrici dei consistenti quantitativi ordinati.

Intanto, dal lavoro svolto dai pubblici ministeri già emergono particolari inquietanti: l’Agenzia delle Dogane ha sequestrato finora 4,8 milioni di mascherine, 26 milioni di guanti, 66mila dispositivi per la terapia intensiva, 86mila confezioni di alcool, 216mila tute e 47mila occhiali. Tutte merci bloccate alla frontiera perché risultate non conformi alle norme e, spesso, munite di false certificazioni che avrebbero dovuto agevolarne l’ingresso in Italia e l’immissione nel mercato per il consumo.

Intanto, però, le forniture per quei pezzi fuori norma erano state pagate, soprattutto nel periodo di marzo-aprile, quando la fretta di ottenere i prodotti necessari ha fatto in modo che venissero erogati consistenti anticipi agli aggiudicatari, prima di ricevere la merce. Emblematico l’arresto, avvenuto ad aprile, di un imprenditore che si era aggiudicato una gara Consip del valore di 253 milioni di euro per consegnare mascherine che in realtà non esistevano.

Tutti questi dati, ora sul tavolo della Procura capitolina che li sta valutando nel loro insieme, dimostrano l’esistenza e l’entità delle speculazioni compiute sui dispositivi di protezione individuale.

Ma oltre ai prodotti e alla documentazione che li accompagna, anche molte procedure pubbliche di aggiudicazione sembrano affette da gravi vizi. In questo ambito, emergono false fideiussioni o polizze a garanzia presentate da alcuni imprenditori desiderosi di aggiudicarsi le forniture di mascherine e altri dispositivi per ospedali, Rsa e strutture pubbliche.

Tra gli indagati di oggi c’è pure chi sembra aver preteso illecitamente milioni di euro per mediazioni con i produttori esteri, soprattutto cinesi. Qui, un riscontro importante potrebbe essere il caso delle mascherine, risultate false o non consegnate, vendute alla Regione Lazio, con alcuni grossi carichi che sono spariti senza mai giungere a destinazione.



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