Diritto e Fisco | Articoli

Cos’è il diritto di ripensamento?

25 Settembre 2020 | Autore:
Cos’è il diritto di ripensamento?

Hai firmato un contratto e te ne sei pentito subito dopo? Ecco i casi in cui puoi tornare indietro

Bussano alla porta per venderti un aspirapolvere di ultima generazione. Chiamano a casa per proporti di cambiare il gestore del gas. Ti fermano per strada e ti fanno comprare un corso di informatica a distanza. A chi non è capitato almeno una volta? Sono tutti casi di “vendite fuori dai locali commerciali”, cioè contratti stipulati in luoghi diversi dai negozi o dalle aziende.

Una pratica commerciale molto diffusa che, però, può avere un risvolto amaro. Colto di sorpresa, il consumatore è spesso spinto ad accettare l’offerta senza essere davvero convinto di quello che fa. Magari perché si fa influenzare dall’ambiente familiare, dall’insistenza del venditore o dal poco tempo a disposizione per pensarci su.

Proprio per limitare l’effetto sorpresa, in queste ipotesi la legge ti concede il diritto di ripensamento. In sostanza, ti permette di annullare il contratto firmato senza dover pagare nulla. Tale diritto fu sancito da una direttiva dell’Unione europea del 1985 [1] recepita poi dall’Italia nel 1992 [2]. Attualmente, è regolato dal Codice del consumo agli articoli 52 e seguenti.

Vediamo allora cos’è il diritto di ripensamento e in quali condizioni puoi esercitarlo.

Quando si ha il diritto di ripensamento?

Il diritto di ripensamento, o diritto di recesso, vale soltanto per i contratti sottoscritti fuori dai locali commerciali, come le vendite porta a porta o per strada, e per quelli a distanza, cioè stipulati via internet o per telefono. Puoi esercitare il diritto anche se hai già ricevuto i beni acquistati e pagato la merce. In tal caso, il venditore dovrà rimborsarti per intero.

Il rappresentante di una casa editrice si presenta a casa tua e ti propone di comprare un’ampia enciclopedia dal valore di duemila euro. Affascinato dalla sua parlantina, accetti e firmi. Il giorno dopo, ricevi i volumi, ma ti accorgi che è stata una spesa avventata: non hai spazio in casa e comunque preferisci usare Internet. In questo caso si ha diritto al recesso.

L’operatore di un call-center chiama a casa per proporti di cambiare il gestore telefonico. Entusiasmato dal potenziale risparmio, accetti. Subito dopo, però, confronti il piano tariffario con le bollette che hai in casa e ti accorgi che non solo non risparmieresti nulla, ma pagheresti di più. Anche in questo caso hai diritto a ripensarci e a svincolarti dal contratto.

Negli esempi qui sopra, il consumatore ha in ogni caso il diritto di tornare sui suoi passi senza dover pagare nulla.

Il diritto di recesso, al contrario, non spetta se l’acquisto è stato effettuato in un locale commerciale, ad esempio in un negozio. A questo proposito, va precisato che gli stand di una fiera o di un centro commerciale sono considerati locali commerciali, quindi se firmi un contratto in queste strutture non avrai diritto al recesso.

È importante, poi, non confondere il diritto di recesso con la possibilità di cambiare la merce comprata in un negozio, che non è un diritto del consumatore, ma esiste solo se lo consente il venditore.

Allo stesso modo, il recesso va distinto dal diritto di garanzia, cioè la possibilità di cambiare un prodotto difettoso, a prescindere dal luogo di acquisto: la garanzia vale un anno se il prodotto è stato acquistato con una partita Iva, due anni se l’acquisto è avvenuto senza partita Iva, e quindi da un normale consumatore.

Come si esercita il diritto di ripensamento?

Per esercitare il diritto di recesso, occorre semplicemente comunicare all’azienda la volontà di recedere dal contratto. In genere, si usa una raccomandata con ricevuta di ritorno, ma non è obbligatoria: basta una dichiarazione scritta, quindi anche una normale lettera, in cui si comunica la volontà di recedere. Affinché sia possibile provare l’invio del recesso, però, è sempre consigliabile usare la raccomandata a la Posta elettronica certificata (Pec). La legge consente anche di comunicare il recesso tramite email o Fax, ma in tal caso bisognerà comunque inviare una raccomandata al venditore entro 48 ore.

L’azienda può mettere a disposizione un modulo prestampato o un form online, ma dovrà comunque inviare la conferma di ricevimento in forma scritta. In ogni caso, anche in presenza di un modulo online, sei libero di usare il mezzo che preferisci.

Altro punto importante: nella comunicazione al venditore, non è necessario dichiarare il motivo per cui hai cambiato idea. Se hai comprato un corso di francese per corrispondenza e vuoi esercitare il recesso, non dovrai spiegare, ad esempio, che il corso non ti serve più perché hai deciso di studiare un’altra lingua.

Entro quanto tempo posso “pentirmi”

Veniamo all’aspetto centrale: il tempo a disposizione per “ripensarci”. La legge consente 14 giorni lavorativi per esercitare il diritto di recesso (in passato, erano dieci, poi sono aumentati). Per calcolare i giorni si tiene conto della data in cui la comunicazione viene inviata e non di quella in cui è ricevuta dal venditore. Quindi farà fede il timbro postale di invio.

Ma attenzione: al momento della stipula del contratto, il venditore deve comunicare all’acquirente la possibilità di avvalersi del diritto di ripensamento ed i relativi termini. Se non lo fa, i 14 giorni diventano addirittura 12 mesi. Se, però, nel corso di questi mesi, il venditore si accorge dell’errore e comunica la possibilità del diritto di recesso, da quel momento si avranno di nuovo 14 giorni di tempo.

Da quando decorrono i termini?

Il periodo di 14 giorni, quello cioè in cui si può ancora recedere dal contratto, inizia a decorrere in modo diverso a seconda del bene acquistato. Per i servizi, pensiamo al cambio di gestore dell’elettricità deciso per telefono, il termine decorre dalla stipula del contratto telefonico. Per i beni materiali, invece, dal giorno in cui si entra in possesso del bene (cioè quando l’acquisto arriva a casa e lo si può valutare di persona). Per gli abbonamenti periodici, ad esempio una collana di libri per corrispondenza, il termine decorre dalla consegna del primo numero.

A tal proposito, è utile sapere che il diritto di recesso vale anche se hai aperto la confezione o provato la merce, a patto che non si tratti di beni deperibili.

Quali obblighi ha chi esercita il diritto?

Se ti avvali del diritto di recesso, non hai alcun obbligo e non devi pagare nulla. L’unica eccezione è se hai già ricevuto a casa i beni acquistati: in tal caso, dovrai addossarti il costo postale per rimandarli al venditore, che, ovviamente, dovrà restituirti il denaro già versato. Anche qui, comunque, è possibile che il venditore abbia deciso di accollarsi lui le spese postali, per questo si consiglia sempre di controllare il contratto.

E se i beni sono troppo grandi per spedirli indietro via posta? Bene, in tal caso, spetterà al venditore tornare a riprenderseli, senza alcun costo per il consumatore.

Quando non è possibile esercitare il diritto?

Il diritto di recesso, come detto, può essere esercitato solo per i contratti a distanza o stipulati fuori dai locali commerciali. Anche per questi, tuttavia, esistono dei casi in cui non è possibile “tornare indietro”. Fra questi, le azioni, i beni facilmente deteriorabili, come il cibo, e quelli personalizzati o fabbricati su misura, come le opere d’arte.


note

[1] Direttiva comunitaria 85/577 del 1985.

[2] Decreto legislativo 15 gennaio 1992, n. 50.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

1 Commento

  1. Salve, vi segnalo il mio caso poichè un po’ “atipico”. Ero a scuola e sono stato avvicinato da una docente che poi si è rivelata essere una rappresentante di guide per il sostegno. Ammaliato dalla sua parlantina ho firmato un impegno a saldare una somma per ricevere una collana di 22 volumi. Rientro a casa, e decido di chiamare la sede centrale per comunicare il mio ripensamento a cui pero’ mi viene risposto che ormai l’ordine non si puo’ piu’ fermare. Cerco di far valere le mie ragioni nominando il diritto di recesso e niente, la risposta non cambia. Cosa posso fare?
    Roberto

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube