Covid: quanto si può morire ancora

16 Settembre 2020 | Autore:
Covid: quanto si può morire ancora

I dati di diffusione e di letalità del Coronavirus a confronto con l’influenza: l’indagine del Corsera rivela le differenze e aiuta a capire dove sono i rischi.

Anche se durante l’estate la situazione è diventata meno grave, di Covid purtroppo si muore ancora. Ieri, ad esempio, ci sono stati 9 decessi che portano a 35.633 il totale delle vittime dall’inizio della pandemia. Ma qual è esattamente il rischio di morte per Covid oggi? Possiamo calcolarlo o prevederlo?

L’andamento fluttuante dei dati giornalieri non aiuta molto: è difficile individuare la tendenza del periodo. Oggi, però, una nuova inchiesta della giornalista Milena Gabanelli, pubblicata sul Corriere della Sera, aiuta a rispondere a questa importante domanda. E lo fa aggiungendo un’utilissima informazione di confronto: quella delle vittime per l’influenza, che ci aiuterà a capire le differenze.

Gabanelli premette di aver esaminato decine di statistiche degli ultimi mesi (bollettini della Protezione civile, tabelle Istat, studi scientifici internazionali, analisi dell’Istituto superiore di Sanità e del ministero della Salute) e di essere così arrivata a trovare i numeri significativi, quelli che ci dicono quanto colpisce attualmente il Covid-19.

Il primo dato saliente riguarda la probabilità di morte per i pazienti che vengono ricoverati in ospedale, dunque quelli che tra tutti gli infetti si trovano nelle condizioni più gravi. La mortalità risulta decrescente nel tempo: era del 28,9% tra marzo-aprile è stata del 28,9%, è scesa al 15,3% tra maggio e giugno del 15,3% ed è arrivata al 4,9%, tra luglio e agosto del 4,9%.

Questo fenomeno secondo la giornalista del Corriere si spiega con vari fattori: l’età media dei casi che ora è molto più bassa rispetto a quella di inizio epidemia (34 anni anziché 60), gli ospedali non più sotto stress ed i ricoveri più tempestivi, che consentono ai pazienti di arrivare in ospedale in condizioni migliori e di iniziare subito anche i trattamenti, grazie alle conoscenze sulle cure più avanzate.

Da qui, si arriva alle differenze con l’influenza stagionale. Messo in chiaro che il Coronavirus non può essere paragonato ad una normale influenza, bisogna prendere atto che i sintomi tra le due malattie sono molto simili: febbre, tosse, difficoltà respiratoria, dolore ai muscoli, stanchezza, disturbi gastrointestinali sono spesso presenti in entrambi i casi e questo non aiuta la diagnosi differenziale, mentre la perdita del gusto e dell’olfatto fanno propendere per il Covid.

Ci sono poi altre differenze meno evidenti: i tempi di incubazione sono più brevi per l’influenza rispetto al Covid (da 1 a 5 giorni nel primo caso, contro i 4 o 5 del secondo) ed anche la durata della malattia è diversa: quella dell’influenza è compresa fra i 3 e i 5 giorni (e manda in ospedale solo l’1 – 2% degli ammalati) mentre il Covid dura mediamente da una a due settimane (e durante il picco ha portato al ricovero il 15- 20% dei contagiati). Inoltre, il Covid può provocare conseguenze serie a lungo termine ai polmoni, al sistema nervoso, al cuore ed all’apparato circolatorio dei pazienti colpiti.

La capacità di contagio del Covid è molto maggiore: nell’influenza, statisticamente, ogni infetto contagia al massimo 2 persone, il Covid arriva fino a 3,8. Anche per questo, uno dei parametri più importanti nell’osservazione dello sviluppo del Covid è il famoso indice Rt, che indica quante persone mediamente vengono contagiate da ciascun infetto; se il valore è superiore a 1, come sta accadendo in alcune zone italiane in questi giorni, scatta, come ben sappiamo, l’allarme sanitario con le conseguenti restrizioni.

Così la pericolosità del Covid è sicuramente maggiore rispetto a quella dell’influenza. Quest’ultima, però, colpisce molto di più: ogni anno il 10% circa della popolazione italiana, con 6 milioni di casi. Ma il numero di decessi è mediamente di 8.000 ogni anno (con variazioni a seconda della virulenza stagionale: nel 2015 e 2017, i morti furono 24.000).

Calcolare il numero dei morti per Covid (dunque, non semplicemente “con” Covid e presenza di altre gravi patologie concomitanti) è invece più complesso, poiché – sottolinea Milena Gabanelli – «il numero di decessi che appare nei bollettini ufficiali calcola soltanto i pazienti sui quali è stato eseguito un tampone. Occorre quindi considerare l’eccesso di mortalità, che tra marzo e aprile è di 45.186 morti (variando in modo rilevante da città a città). Un numero che comprende anche gli effetti collaterali, ovvero i decessi di chi non ha potuto curarsi in tempo perché gli ospedali erano pieni».

C’è ancora un’altra variabile molto incerta: il numero delle persone che hanno contratto il Covid. Quindi, i malati e coloro che lo sono stati senza saperlo, perché asintomatici o pausintomatici e sono guariti. Ancora oggi – segnala Il Corriere della Sera – «è difficile stabilirlo con certezza: nei mesi più difficili dell’epidemia i tamponi sono stati eseguiti solo ai ricoverati, e tranne l’ormai nota eccezione di Vo’ Euganeo, in quei mesi non erano considerati gli asintomatici, e spesso neppure chi aveva sintomi, perché restava a casa».

I risultati dell’indagine di sieroprevalenza svolta dall’Istat tra maggio e giugno mostrano che 1,4 milioni di italiani hanno gli anticorpi: una percentuale che corrisponde al 2,5% della popolazione italiana. L’Ispi (Istituto di politica internazionale), invece, prendendo in considerazione anche i risultati di altri test sierologici svolti a livello europeo, stima che gli infetti in Italia siano 3,9 milioni, cioè il 6,5%.

Così metodi di indagine analoghi portano a risultati del tutto differenti, ma, nonostante ciò, Gabanelli riesce ad arrivare ad «un quadro chiaro sulla mortalità e la letalità del virus», scavando in maniera ancora più approfondita tra i dati disponibili.

Qui, risulta che la mortalità, cioè la percentuale dei decessi sul totale della popolazione, è più bassa nell’influenza (0,01- 0,04%) rispetto al Covid, che si attesta allo 0,07%, vale a dire 7 persone su 10mila. Anche la letalità – cioè la percentuale delle vittime tra gli infetti – ha un andamento analogo: 0,1%-0,4%  per l’influenza contro l’1-3% del Covid.

Insomma, nel raffronto tra le due malattie vince nettamente il Coronavirus, che è stato dieci volte più letale dell’influenza. Questo significa anche che, in assenza di interventi come le misure di contenimento, i morti per Covid sarebbero potuti essere 700mila in più (si pensi che la mortalità annuale in Italia, per tutte le cause, è tra i 600 e i 650mila decessi). E l’inchiesta del Corsera precisa di aver adottato le stime più al ribasso per arrivare a questo valore.

Tutto questo lascia comprendere la grande importanza delle misure raccomandate, a partire da distanziamento fisico, mascherine e igiene delle mani. E fa capire anche il motivo per cui, in questo periodo, il ministero della Salute sta raccomandando fortemente, soprattutto agli over 65 e alle categorie a rischio, di vaccinarsi contro l’influenza: non perché il vaccino anti influenzale tuteli dal Covid, ma perché aiuta la diagnosi differenziale.

I sintomi comuni alle due malattie, prevedibilmente, cresceranno con l’arrivo della stagione autunnale, quando milioni di persone avranno febbre, malessere e tosse e potrebbero intasare gli ospedali e le altre strutture mediche pensando di essere affetti da Covid. Al contrario, chi è vaccinato saprà che difficilmente potrà trattarsi di influenza: basterà un tampone di conferma e potrà ricorrere alle terapie anti-Covid.



4 Commenti

  1. Ma credo che ormai sia ovvio e sotto gli occhi di tutti che il coronavirus miete molte più vittime rispetto alla semplice influenza. E credo che i negazionisti debbano farsene una ragione e rendersi conto che i numeri del covid sono disastrosi

  2. Temo tanto che ci sarà una seconda ondata bella pesante tra influenza e coronavirus. Il vaccino non accenna ad arrivare. Ma tanto, dopo alcune sperimentazioni, non so se fidarmi al 100%. Mi auguro che continuino a ricercare altre terapie e cure che possano far fronte ad un eventuale affollamento dei reparti di terapia intensiva. Perché va bene che la prima volta non si era preparati, ma ora sappiamo qual è la gravità della patologia

  3. Io penso proprio che a questa pandemia ci dovremo abituare. Non sparirà. è un virus che ha bisogno di un corpo per essere trasmesso e finché la gente continuerà ad essere incosciente la diffusione continuerà a mietere vittime. L’età si è abbassata, la paura cresce e c’è chi continua a sottovalutare il virus. Mi auguro che nessuno di noi possa rimetterci ancora la propria libertà e la propria vita a causa di gente ignorante e senza un briciolo di responsabilità

  4. L’inchiesta del corriere della sera è sicuramente utile per dare un quadro generale e confutare ancora tutte le sciocchezze sostenute da chi non ha piena consapevolezza dei danni e delle conseguenze del covid. Eppure l’emergenza sanitaria ha colpito e coinvolto tutto il mondo… eppure, hanno perso la vita milioni di persone… MI auguro che presto questa maledetta pandemia vada via via scemando, anche se dai dati degli ultimi tempi c’è poco da sperare. Invito tutti a rispettare le regole: distanziamento sociale, uso di mascherina e igienizzante

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