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Opzione donna: spetta alle lavoratrici più anziane?

17 Settembre 2020 | Autore:
Opzione donna: spetta alle lavoratrici più anziane?

La nuova pensione anticipata con ricalcolo contributivo per le donne può essere richiesta da chi ha oltre 60 anni?

La pratica relativa alla domanda di pensione può comportare spaventi e brutte sorprese. Non sempre, però, questi inconvenienti dipendono dall’Inps, ma a volte sono gli impiegati di enti intermediari e patronati a causare dei disguidi.

Per quanto riguarda la pensione con opzione donna, ad esempio, ultimamente molte lavoratrici si sono viste negare l’invio della domanda da parte del patronato perché “troppo vecchie” per ottenere la liquidazione del trattamento. Per la precisione, alcuni funzionari di enti intermediari dell’Inps affermano che il nuovo trattamento con opzione donna, come previsto dal decreto in materia di reddito di cittadinanza e pensioni [1] ed ampliato dalla legge di bilancio 2020, spetti soltanto alle lavoratrici nate dopo il 1959. Le lavoratrici più anziane, sempre secondo questi funzionari, potrebbero ottenere opzione donna solo soddisfando le condizioni previste dalla precedente normativa, ossia soltanto qualora abbiano maturato 35 anni di contributi entro il 31 luglio 2016.

Ma è veramente così? Opzione donna spetta alle lavoratrici più anziane che raggiungono 35 anni di versamenti entro il 31 dicembre 2019?

Per rispondere con esattezza al quesito, è necessario innanzitutto capire come funziona questo strumento ed analizzare che cosa prevede la legge che ha ampliato, di recente, la platea per l’opzione donna.

Per aiutarsi in quest’analisi, è opportuno anche aver riguardo alle spiegazioni di dettaglio fornite dall’Inps.

Come funziona opzione donna?

Opzione donna è un trattamento di anzianità, previsto per la prima volta dalla legge Maroni [2], più volte ampliato.

Con opzione donna le lavoratrici, in cambio di un forte anticipo della pensione, accettano il ricalcolo del trattamento col sistema integralmente contributivo. Questo sistema di calcolo comporta una penalizzazione media dell’assegno intorno al 25- 30%.

Come funziona la vecchia opzione donna?

La platea dell’opzione donna, come prevista dalla legge Maroni, è stata più volte ampliata, sino a prevedere la maturazione dei requisiti al 31 luglio 2016. Nel dettaglio, l’accesso alla pensione anticipata con l’opzione contributiva donna era ed è consentito a chi ha compiuto, alla data del 31 luglio 2016, almeno 57 anni e 7 mesi di età se dipendente e almeno 58 anni e 7 mesi se lavoratrice autonoma, con 35 anni di contributi maturati entro la stessa data

Come funziona la nuova opzione donna?

L’accesso alla pensione con opzione donna è stato poi riformulato dal decreto in materia di reddito di cittadinanza e pensioni [1], con un notevole ampliamento della vecchia platea di destinatarie. Una nuova estensione della platea è stata disposta dalla legge di bilancio 2020.

Ad oggi, con l’opzione donna si possono pensionare:

  • le lavoratrici dipendenti del settore pubblico e privato che abbiano compiuto almeno 58 anni al 31 dicembre 2019, quindi nate entro il 31 dicembre 1961; le beneficiarie devono inoltre possedere 35 anni di contribuzione effettiva entro il 31 dicembre 2019;
  • le lavoratrici dipendenti della scuola statale con almeno 58 anni di età al 31 dicembre 2019, quindi nate entro il 31 dicembre 1961, che abbiano maturato 35 anni di contribuzione effettiva al 31 dicembre 2019;
  • le lavoratrici autonome, o con contribuzione mista (da lavoro autonomo e dipendente) che abbiano compiuto almeno 59 anni di età al 31 dicembre 2019, quindi nate entro il 31 dicembre 1960, e che abbiano maturato 35 anni di contribuzione effettiva il 31 dicembre 2019.

Al requisito anagrafico non si applicano gli adeguamenti alla speranza di vita.

Si applica invece una finestra, cioè un periodo di attesa dalla maturazione dei requisiti alla liquidazione della pensione, pari a 12 mesi per le dipendenti ed a 18 mesi per le lavoratrici autonome.

Accesso all’opzione donna: istruzioni dell’Inps

L’Inps, in un recente messaggio [3], ha specificato i requisiti per l’accesso all’opzione donna, così come modificati dalla legge di bilancio 2020 [4].

L’istituto conferma l’estensione, ad opera della legge di bilancio, del pensionamento anticipato riservato alle donne, a favore di coloro che maturano i requisiti prescritti entro il 31 dicembre 2019, in luogo del 31 dicembre 2018.

Possono dunque accedere alla pensione anticipata opzione donna le lavoratrici che abbiano maturato, entro il 31 dicembre 2019, un’anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni ed un’età anagrafica pari o superiore a 58 anni (per le lavoratrici dipendenti) e a 59 anni (per le lavoratrici autonome), requisiti non adeguati agli incrementi alla speranza di vita.

Opzione donna negata alle lavoratrici più anziane: perché?

In base a quanto stabilito dalla legge e chiarito dall’Inps, risulta chiaro che possano richiedere l’opzione donna tutte le dipendenti con 58 anni di età e 35 anni di contributi alla data del 31 dicembre 2019, nonché tutte le lavoratrici autonome con 59 anni di età e 35 anni di contributi alla data del 31 dicembre 2019.

Perché allora molti patronati si rifiutano di inviare la domanda di pensione alle lavoratrici nate nel 1957, o nel 1958 ed in generale alle donne che hanno oltrepassato i 60 anni al 2019? A parere della scrivente, questa sorta di “prassi” risulta priva di fondamento giuridico. La legge, infatti, non stabilisce un requisito anagrafico massimo per il diritto al trattamento, ma solo un’età minima. Per di più, nessun atto dell’Inps contiene un’interpretazione simile, anzi: l’istituto ha chiarito in più occasioni il principio di cristallizzazione dei requisiti per l’opzione donna, ossia la possibilità di richiedere il trattamento in qualsiasi momento successivo, una volta soddisfatte le condizioni e trascorso il periodo di finestra.

Si ritiene che il diniego dell’opzione donna alle lavoratrici più anziane che hanno maturato entro il 31 dicembre 2019 i 35 anni di contributi possa derivare da un’interpretazione distorta di alcune circolari interne agli enti di patronato. In ogni caso, è bene chiarire che il patronato non ha alcun potere di rigettare la domanda di pensione, ma soltanto l’Inps è competente alla liquidazione del trattamento.

Ad oggi, non è stato segnalato alcun diniego da parte dell’Inps alla liquidazione di opzione donna a favore delle lavoratrici più anziane che hanno maturato il requisito contributivo solo nel 2019.


note

[1] Art.16 DL 4/2019.

[2] L. 243/2004.

[3] Inps messaggio 243/2020.

[4] Art.1, Co. 476, L. 160/2019.


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