Pipì di Belen: ecco l’esito del processo

17 Settembre 2020 | Autore:
Pipì di Belen: ecco l’esito del processo

La showgirl era stata paparazzata mentre urinava in mare, aveva reagito distruggendo gli scatti ed era stata denunciata: ora, il gip ha archiviato. 

C’è un limite a tutto e la legge serve ad individuarlo: si conclude con l’archiviazione il processo alla famosa showgirl Belen Rodriguez, denunciata dai paparazzi che l’avevano fotografata mentre urinava in mare.

Era l’estate del 2012 e Belen si trovava in barca al largo dell’isola di Ponza. Ad un certo punto, si cala il costume e fa la pipì in mare. I paparazzi che la seguono non perdono l’occasione e la fotografano. Ma Belen si accorge di essere stata ripresa e, insieme all’allora fidanzato Jorge Perez Blanco ed all’ex marito Stefano De Martino, raggiunge subito i due fotografi.

Lei pretende la restituzione degli scatti, loro rifiutano. Nasce un litigio ed una colluttazione, al termine della quale riescono a togliergli le macchine fotografiche e a distruggere le schede digitali che contenevano le immagini.

Per questi fatti, i fotografi poi hanno sporto denuncia contro Belen Rodriguez e i due compagni. Si apre nei loro confronti un lungo procedimento penale, nel quale viene ipotizzato il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni e poi il delitto di rapina. Adesso, il processo è arrivato a conclusione: il Gip ha accolto la richiesta di archiviazione avanzata dal Pm della procura di Latina, Carlo Lasperanza.

Nel decidere, sono state determinanti la normativa sulla privacy e quella sulle opere protette dei diritti d’autore: «Gli articoli 110 e 97 secondo comma della legge 633/1941 costituiscono le principali norme di riferimento laddove sottraggono al possessore dello scatto (ritratto) ogni possibile uso dello stesso quando l’esposizione o la messa in commercio rechi pregiudizio alla reputazione o anche al decoro della persona ritratta», si legge nelle motivazioni.

Il difensore di Belen Rodriguez, l’avvocato Andrea Monti, professore di Diritto dell’ordine pubblico dell’Università d’Annunzio Chieti-Pescara, commenta così la vicenda in un’intervista a Rete8.it: «Una normale paparazzata si è trasformata in un’azione lesiva della dignità di chiunque, anche di un personaggio dello spettacolo come la signora Rodriguez, ripresa mentre eseguiva dei bisogni fisiologici, quindi al di fuori di qualsiasi limite di interesse delle persone a conoscere anche le vicende dei personaggi dello spettacolo».

Così – spiega il legale – «Il rischio che le immagini digitali della mia assistita venissero immediatamente pubblicate su qualche sito internet, a fronte appunto del rifiuto dei fotografi di cancellare le foto in questione, ha giustificato la reazione delle persone che erano state coinvolte in questa vicenda con l’epilogo che oggi conosciamo».

Il professor Monti, alla domanda su com’è possibile difendersi da reati di questo genere, risponde così: «La difesa penale è un lusso, inutile girarci attorno. Per quanto riguarda le persone comuni il consiglio che mi sento di dare è evitare di farsi riprendere anche in contesti fiduciari, cioè in condizioni nelle quali magari si dà credito a chi sta facendo la ripresa, al fine di scongiurare ogni possibile pericolo futuro».

Insomma, i paparazzi sono avvisati: non si può violare la privacy delle persone, neppure quando sono famose, fotografandole in momenti intimi, come mentre espletano i propri bisogni fisiologici: la loro pur violenta reazione per impedire la pubblicazione degli scatti indiscreti può ritenersi, com’è accaduto in questo caso, legittima e giustificata.


note

[1] Artt. 110 e 97 co. 2 L. 633/1941.


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