Tasse: come cambiano Irpef e Iva

17 Settembre 2020 | Autore:
Tasse: come cambiano Irpef e Iva

Le linee guida di Conte: la tassazione si sposta dalle persone alle cose per alleggerire la pressione fiscale e favorire la crescita. Niente aumento dell’Iva nel 2021.

La riforma fiscale che il Governo si accinge a varare comprenderà non solo l’Irpef ma anche l’Iva. La revisione delle aliquote Irpef era stata annunciata da tempo, poi il progetto aveva subìto uno stop durante l’emergenza Covid. Ora, in vista della predisposizione della legge di Bilancio e dell’impiego delle risorse in arrivo con il Recovery Plan, il premier Giuseppe Conte annuncia un nuovo sistema di tassazione, che si sposta dalle persone alle cose. Perciò, riguarderà l’Iva, che colpisce i beni e il loro incremento di valore dal momento della produzione a quello del consumo finale.

Le nuove linee guida di Conte sull’uso italiano del Recovery Fund prevedono «una riforma complessiva della tassazione diretta e indiretta, finalizzata a disegnare un fisco equo semplice e trasparente per i cittadini, che riduca in particolare la pressione fiscale sui ceti medi e le famiglie con figli e acceleri la transizione del sistema economico verso una maggiore sostenibilità ambientale».

Un successivo capitolo delle linee guida è intitolato «riforma del Fisco»: proprio qui, si prevede di trasferire l’onere fiscale «dalle persone alle cose» ed un «alleggerimento della pressione fiscale unitamente ad un sistema impositivo favorevole alla crescita». Inoltre, viene chiarito che «il Governo ha deciso di disattivare anche tutti gli aumenti di Iva e accise previsti dalle clausole di salvaguardia».

Questo significa che non ci sarà un aumento dell’Iva neanche nel 2021; nell’anno in corso, le clausole di salvaguardia erano già state disinnescate ma finora si prevedeva la loro ripresa, con un aumento dell’aliquota base di almeno un punto che adesso appare invece scongiurato.

Ma con i nuovi obiettivi fissati dal presidente del Consiglio le aliquote Iva dovranno essere determinate in maniera diversa rispetto alle attuali. La riforma delle aliquote Irpef era già stata annunciata prima della pandemia, prevedendo un accorpamento di alcuni scaglioni di reddito per arrivare a sole 3 aliquote al posto delle 5 di oggi e così rendere la tassazione più equa ed omogenea, colmando le differenze di trattamento tra i vari tipi di redditi e specialmente tra quelli di lavoro dipendente, da un lato, e di lavoro autonomo o d’impresa, dall’altro.

Per l’Iva, invece, la revisione delle aliquote è ancora tutta da tracciare. Per sapere come cambieranno le aliquote Iva occorre partire dalla constatazione che attualmente esistono tre scaglioni – quella ordinaria al 22%, quella agevolata al 10% e quella minima al 4% – e ora, visti gli obiettivi fissati dal premier, non sarà sufficiente trasferire alcuni beni da un paniere ad un altro (ad esempio, prevedendo l’aliquota più favorevole o addirittura azzerandola, come si è fatto, ma solo temporaneamente per mascherine e guanti) bensì occorrerà ridisegnare tutto il sistema impositivo e le tabelle dei beni.

Le scelte fiscali che il Governo si accinge a compiere, poi, dovranno tenere conto delle nuove priorità stabilite con le linee guida che prevedono 6 direttrici, o aree di intervento,  definite «missioni»: digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo; rivoluzione verde e transizione ecologica; infrastrutture per la mobilità; istruzione, formazione, ricerca e cultura; equità sociale, di genere e territoriale; salute.

Saranno questi i punti su cui articolerà il nuovo Piano nazionale per la ripresa e la resilienza (Pnrr) che il Governo si accinge a varare nelle prossime settimane per rientrare nei tempi fissati da Bruxelles e dal nostro Parlamento, in vista dell’ottenimento dei finanziamenti anticipati dall’Unione Europea.

Tutti punti certamente non semplici da attuare, ma rispetto ai quali ora la riforma fiscale si pone in modo trasversale, in quanto, come il premier Conte ha riconosciuto, sarà indispensabile per la ripresa e la crescita e, in prospettiva, per un cambiamento profondo del sistema economico orientato a raggiungere le 6 nuove priorità stabilite.

Bisognerà fare in fretta, in quanto entro metà ottobre dovrà essere definito il quadro su cui innestare la prossima legge di Bilancio in cui molto probabilmente si inseriranno buona parte delle riforme oggi annunciate da Conte. Su questi punti le posizioni della maggioranza sembrano coese: «Tra i problemi più urgenti da risolvere c’è l’eccessiva pressione fiscale su imprese e famiglie, che deprime consumi e investimenti privati. La riforma andrà attuata tenendo conto degli aspetti ambientali e sociali, in un’ottica di semplificazione del sistema e di riduzione del carico fiscale» ha dichiarato il capogruppo del M5S alla Camera, Giovanni Currò.



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