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Risarcimento per malasanità: il danno va sempre personalizzato; tabelle inapplicabili

28 Novembre 2013
Risarcimento per malasanità: il danno va sempre personalizzato; tabelle inapplicabili

Non bastano le tabelle del tribunale di Milano per risarcire al paziente il danno differenziale da complicanze: “sentenza manifesto” sulla liquidazione equitativa personalizzata per la lesione “iatrogena”.

Il risarcimento del danno “iatrogeno”, quello cioè causato dalla complicanza di un trattamento clinico, diagnostico o terapeutico, va sempre personalizzato. Non basta, quindi, la semplice applicazione delle tabelle elaborate dal tribunale di Milano (previste per il danno non patrimoniale), ma è necessario un ancoraggio alla condizione concreta ed effettiva della parte lesa.

Insomma, non si può risarcire il danno al paziente basandosi su vincoli fissi in aumento o in diminuzione per la liquidazione della lesione cosiddetta “differenziale”, che deve prevedere l’eventuale aggravamento delle condizioni.

È quanto emerge da una vera e propria “sentenza-manifesto dello scorso 30 ottobre del tribunale di Milano [1].

È escluso che possa farsi gravare sul medico, in via automatica, una misura del danno da risarcire che risulti incrementata da fattori estranei alla condotta del professionista, come ad esempio succerebbe con la mera applicazione di tabelle con punto progressivo, computato a partire, in ogni caso, dal livello di invalidità preesistente. La liquidazione, invece, deve essere rapportata a una concreta verifica (in base a quanto provato dalle parti nel corso del processo) delle conseguenze negative ulteriori subite dalla parte lesa a causa delle complicanze.

Peraltro, il risarcimento del danno iatrogeno deve essere liquidato anche a favore del coniuge della vittima, che ha bisogno di assistenza continuativa e non risulta autonomo. È il convivente, infatti, a doversene fare totalmente carico d’ora innanzi.


note

Autore immagine: 123rf. com


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