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Se il vicino alza le piante oltre la ringhiera del terrazzo

28 Novembre 2013
Se il vicino alza le piante oltre la ringhiera del terrazzo

Il diritto alla privacy perde sul diritto di godimento della veduta e dell’aria: la siepe deve rimanere ad altezza della ringhiera; si tratta di atti “emulativi”.

Un “classico” quello della lite tra vicini di casa: dove l’uno vorrebbe la siepe più alta per tutelare la propria privacy e, magari, prendere il sole dal terrazzo; e l’altro invece preferirebbe godersi il panorama, sentendosi “soffocare” all’idea di avere barriere attorno, sia anche vegetali.

Nasce proprio da queste premesse la controversia che dà origine ad una interessante sentenza del tribunale di Lecce [1].

Secondo il giudice pugliese, la siepe deve rimanere ad altezza non superiore alla ringhiera del balcone del proprio appartamento: questo perché va tutelato, innanzitutto, il diritto ad una piena veduta, all’aria e alla luce del vicino.

Se non c’è un valido interesse e una concreta utilità del proprietario ad innalzare le piante oltre la ringhiera perimetrale del balcone, non si può limitare il diritto di veduta del dirimpettaio. Tale comportamento – si legge nella sentenza – sarebbe un atto posto al solo scopo di nuocere o dare fastidio ad altri (gli avvocati li chiamano “atti emulativi[2]): in pratica un abuso di diritto da parte del proprietario della siepe.

Secondo la legge, è infatti giusto imporre limiti al diritto del proprietario per soddisfare interessi di altri privati, generalmente proprietari di fondi vicini.

Nel caso in cui la coltivazione della siepe determini un impedimento visivo nei confronti di chi si affaccia dal balcone della proprietà vicina, è evidente il danno arrecato a quest’ultima; a tale danno, peraltro, non corrisponde una utilità concreta del vicino di mantenere l’arbusto a un’altezza superiore alla ringhiera del balcone. Secondo il giudice, peraltro, la tutela della privacy non consente di lasciar crescere la siepe a un livello tale da privare il vicino della luce e dell’aria.

Il giudice sembra però lasciare aperta una strada, facendo capire che bisogna decidere caso per caso, in base agli interessi in gioco e, soprattutto, all’altezza delle piante.

note

[1] Trib. Lecce sent. n. 2226 del 15.07.2013.

[2] Art. 833 cod. civ.

Autore foto: 123rf.com


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