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Lavoro tempo determinato: quanto dura periodo di prova?

18 Settembre 2020
Lavoro tempo determinato: quanto dura periodo di prova?

Sono stato assunto come impiegato II° livello commercio con mansioni di resp. amministrativo, mai esercitate perché erano già tutte coperte da figure ben precise e relegato a lavori secondari. Contratto a termine di un anno e il periodo di prova era di 60gg di lavoro effettivi.

Vengo licenziato per mancato superamento del periodo di prova dopo 42 gg di lavoro effettivo. Chiedo se ci sono i presupposti per riproporzionare il periodo di prova (30 gg per esempio) trattandosi di contratto a termine di un anno. Di conseguenza sarei a tutti gli effetti confermato e avrei titolo a chiedere un risarcimento.

Con riguardo alla durata del periodo di prova, la legge lascia tale incombenza al CCNL di competenza del singolo lavoratore.

Solo nel caso in cui il periodo di prova non sia regolato dal CCNL di settore, allora dovrà esser disciplinato dalla legge che, sul punto, stabilisce che esso non può avere una durata pari o superiore alla durata del contratto a tempo determinato.

Nel Suo caso, il CCNL commercio disciplina il periodo di prova solo per i contratti di lavoro a tempo indeterminato, e lo limita in sessanta giorni effettivi di lavoro.

Invece, sul piano dei contratti a termine, il discorso cambia, in quanto viene data ampia libertà alle parti e al contratto individuale di lavoro, con la conseguenza che la clausola relativa alla prova potrà essere modulata liberamente dalle parti, con il solo limite che non potrà superare il periodo pari a quella del rapporto di lavoro e non potrà essere fissata una durata superiore a quella prevista per il lavoratore qualificato, inquadrato al medesimo livello iniziale di assunzione.

Se viene rispettato tale termine, il licenziamento intimato nel corso o al termine del periodo di prova, avendo natura discrezionale, non potrà esser considerato illegittimo, neppure in caso di contestazione in ordine alla valutazione della capacità e del comportamento professionale del lavoratore stesso.

Si potrà solo contestare la nullità di tale licenziamento dimostrando il positivo superamento del periodo di prova, o che il recesso sia stato determinato da motivo illecito e quindi, estraneo alla funzione del patto di prova (Tribunale Venezia, sez. lav., 05/11/2019, n. 675).

Diversamente, nel caso in cui il CCNL avesse previsto un limite anche per i contratti di durata determinata, allora Lei avrebbe potuto pretendere il risarcimento dei danni per l’illiceità del periodo di prova.

Ad esempio, in capo ai dipendenti di amministrazioni pubbliche, l’art.7, comma 9 del CCNL del 14.9.2000 stabilisce che il lavoratore assunto a tempo determinato, in relazione alla durata prevista del rapporto di lavoro, può essere sottoposto ad un periodo di prova, secondo la disciplina dell’art.14-bis del CCNL del 6.7.1995 (i cui contenuti sono stati sostanzialmente riprodotti nell’art.20, comma 10, del CCNL del 21.5.2018), non superiore comunque a due settimane per i rapporti di durata fino a sei mesi e di quattro settimane per quelli di durata superiore.

Ma tale normativa non è estesa ai CCNL commercio.

Nel Suo caso, quindi, un’eventuale azione legale finalizzata ad ottenere il riconoscimento della nullità del periodo di prova potrebbe non avere effetti positivi, in quanto non avallata da supporti normativi.

L’unica cosa che si può tentare è una lettera stragiudiziale inviata alla società datrice di lavoro, con la quale rappresentare come il periodo di prova apposto fosse illegittimo e chiedendo la riammissione nel rapporto di lavoro, ma con la consapevolezza che, se non dovesse essere fruttuosa quella lettera, allora sarebbe opportuno lasciar perdere una successiva azione legale, perché priva di supporto giuridico.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Salvatore Cirilla



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