Coniuge gay: si può annullare il matrimonio?

18 Settembre 2020 | Autore:
Coniuge gay: si può annullare il matrimonio?

Le azioni legali possibili in caso di scoperta, successiva alle nozze, delle inclinazioni omosessuali del coniuge e le soluzioni della giurisprudenza.

Si convola a nozze e poi si scopre che il coniuge è gay. Una sorpresa inaspettata che forse, se conosciuta in anticipo, avrebbe comportato decisioni diverse nella scelta del compagno di vita. Che fare di fronte a una novità così sconvolgente? Bisognerà rimettere in discussione le basi del rapporto di coppia, che in certi casi potrebbe proseguire nonostante ciò.

Ma, il più delle volte, chi scopre questa circostanza non ha intenzione di continuare la convivenza, sapendo ormai che il partner è attratto da persone del suo stesso sesso. Così da un punto di vista pratico si chiede cosa prevede la legge in questi casi: si può annullare il matrimonio per il fatto che il coniuge è gay?

La giurisprudenza ha recentemente risolto proprio un caso del genere: un matrimonio concordatario del quale era stato chiesto l’annullamento proprio per questo motivo. A complicare le cose c’era il fatto della lunga convivenza trascorsa insieme dai coniugi.

L’annullamento del matrimonio  

C’è una procedura da seguire per ottenere l‘annullamento di un matrimonio che in apparenza risulta validamente celebrato. Va premesso che le tipologie di matrimonio previste dalla legge italiana sono quattro: civile, concordatario (quello celebrato in chiesa e poi trascritto nei registri di stato civile), canonico (quello valido solo per la Chiesa cattolica ma non per lo Stato) ed infine quello acattolico (celebrato da un ministro di culto di confessioni religiose diverse dalla cattolica), che al pari del concordatario produce effetti civili solo se viene trascritto nei registri.

L’annullamento fa in modo che il matrimonio perda efficacia in modo retroattivo, come se non fosse stato celebrato. Però, per il matrimonio canonico è sbagliato parlare di annullamento, perché la Chiesa lo considera indissolubile. In tali casi, si segue un percorso diverso: si dichiara la nullità, ritenendo che il consenso di uno degli sposi non fosse valido. In questo modo, il matrimonio viene ritenuto invalido fin dal suo sorgere.

Quando si può annullare il matrimonio

I motivi di annullamento del matrimonio civile sono vari e possono consistere in impedimenti personali (come la mancanza dell’età necessaria), in vizi della volontà (come nel caso della violenza subita per costringere a sposarsi), l’incapacità naturale o la simulazione (come avviene quando ci si sposa solo per far ottenere ad uno straniero la cittadinanza italiana).

Il matrimonio canonico, invece, è soggetto ad altre specifiche cause di nullità, che puoi consultare analiticamente nell’articolo “Annullamento matrimonio Sacra Rota ed effetti civili“.

Come si annulla il matrimonio

Anche la procedura per ottenere l’annullamento del matrimonio cambia a seconda che esso sia civile o concordatario. Nel primo caso, occorre notificare all’altro coniuge un atto di citazione ed instaurare un processo; nella seconda ipotesi, invece, bisogna rivolgersi ad un avvocato ecclesiastico, detto anche “rotale“, che redigerà un libello da depositare presso il tribunale ecclesiastico.

Ed ancora, affinché la sentenza ecclesiastica possa produrre effetti nell’ordinamento italiano, occorrerà renderla esecutiva attraverso un giudizio di delibazione da instaurare davanti alla Corte d’Appello competente per territorio.

La delibazione consiste in un una sorta di “controllo di conformità” operato dal giudice italiano sulla pronuncia “straniera”, come è considerata quella emessa in ambito canonico. La Corte d’Appello compie una valutazione sulla presenza dei requisiti necessari per il suo riconoscimento nel nostro Stato. Se questo giudizio sarà positivo, il matrimonio sarà considerato nullo agli effetti civili.

Per approfondire questi aspetti leggi anche l’articolo “Come annullare un matrimonio“.

L’annullamento del matrimonio per coniuge gay

Ora che abbiamo esaminato brevemente i principi regolatori dell’annullamento del matrimonio in generale, possiamo passare al caso di interesse e così rispondere alla domanda se è possibile ottenerlo quando si scopre di avere un coniuge gay.

La risposta è tendenzialmente negativa. Nel caso che abbiamo anticipato in premessa, nel quale una coppia sposata con matrimonio concordatario aveva vissuto normalmente insieme per diversi anni (la coppia aveva avuto anche una figlia), la Cassazione con una recentissima ordinanza [1] ha impedito la delibazione della sentenza canonica emessa dal tribunale ecclesiastico che aveva dichiarato la nullità del vincolo proprio per questo motivo.

Nel caso deciso dai giudici di piazza Cavour, la moglie aveva scoperto solo in seguito alle nozze l’omosessualità del marito, dichiarando che se avesse conosciuto questa sua inclinazione non avrebbe dato il consenso alla celebrazione, ma la Suprema Corte ha ritenuto che la convivenza triennale successiva al momento della scoperta fosse di ostacolo al recepimento della nullità del matrimonio.

Gli Ermellini hanno richiamato un orientamento consolidato in base al quale la convivenza triennale «come coniugi» è un elemento essenziale del matrimonio inteso come rapporto; perciò ove si verifica integra una «situazione giuridica di ordine pubblico italiano» che è causa «ostativa alla dichiarazione di efficacia della sentenza di nullità pronunciata dal tribunale ecclesiastico per qualsiasi vizio genetico del matrimonio atto».

Il tribunale ecclesiastico aveva, invece, pronunciato la nullità per la presenza di un errore su una «qualità personale essenziale dell’uomo», cioè per la sua inclinazione omosessuale. Ma la Cassazione ha disatteso queste argomentazioni, preferendo tutelare il matrimonio inteso in senso ampio come rapporto continuativo di vita piuttosto che quello considerato come atto celebrativo, che si focalizza solo sul momento iniziale in cui sorge il vincolo.

Qui, il Collegio considera che «la vita coniugale è trascorsa serenamente per otto anni» fino a quando l’omosessualità, che era rimasta latente, è divenuta evidente. Ma la moglie ha atteso ancora tre anni prima di presentare il ricorso di separazione personale. Nel caso specifico, c’è la particolarità che era stata proprio lei – cioè il coniuge rimasto inconsapevole della «qualità essenziale» del marito – a valorizzare la successiva convivenza, opponendosi all’eccezione del marito che voleva sciogliere il vincolo coniugale richiedendo la declaratoria di nullità.

Per una vicenda analoga, leggi anche “Marito gay: richiesta di annullamento del matrimonio“.


note

[1] Cass. sez. 1°Civile, ord. n. 19329/20, pubblicata il 17 settembre 2020.


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