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Cosa succede se non si porta il certificato medico al proprio datore di lavoro

21 Novembre 2020
Cosa succede se non si porta il certificato medico al proprio datore di lavoro

Il lavoratore ha diritto ad assentarsi dal lavoro in caso di malattia ma deve rispettare una serie di obblighi di comunicazione.

Sei un lavoratore dipendente. Da 4 giorni, sei assente per malattia ma ti sei accorto solo oggi di non aver trasmesso il certificato medico al tuo datore di lavoro. Sei preoccupato per le conseguenze di questa omissione. Vuoi sapere se tale dimenticanza può costarti il posto di lavoro.

In casi come questo, il lavoratore si chiede che cosa succede se non si porta il certificato medico al proprio datore di lavoro. Per comprendere le conseguenze di una simile omissione occorre verificare che cosa prevede il contratto collettivo di lavoro applicato al rapporto lavorativo sia con riferimento alla comunicazione della malattia sia con riferimento alle assenze ingiustificate.

L’omessa consegna del certificato medico, o la sua comunicazione tardiva, può rendere non giustificate le assenze accumulate dal lavoratore prima della comunicazione del certificato e condurre, dunque, ad un procedimento disciplinare all’esito del quale, in base al numero di assenze non giustificate, il datore di lavoro può decidere di licenziare il dipendente.

Malattia del lavoratore: quali obblighi?

Quando un lavoratore subordinato si ammala si produce automaticamente un effetto sospensivo del rapporto di lavoro.

Ne deriva che, in caso di impossibilità assoluta allo svolgimento della prestazione lavorativa determinata dall’insorgere di uno stato morboso, il lavoratore è esonerato dal recarsi al lavoro e il rapporto resta sospeso.

Inoltre, se ne ricorrono i presupposti, il lavoratore ha diritto a ricevere durante l’assenza per malattia un’indennità economica a carico dell’istituto di previdenza sociale, detta indennità di malattia Inps, che viene anticipata dal datore di lavoro in busta paga e, successivamente, portata a conguaglio con i contributi previdenziali dovuti all’ente.

La malattia del lavoratore, tuttavia, non produce solo diritti in capo a quest’ultimo ma anche obblighi. In particolare, il lavoratore deve comunicare tempestivamente al datore di lavoro la propria assenza per malattia, prima dell’inizio della prestazione di lavoro. Subito dopo, egli deve recarsi dal proprio medico curante e farsi certificare lo stato morboso.

Anche se il certificato telematico di malattia arriva direttamente all’Inps e al datore di lavoro, è buona norma per il lavoratore trasmettere la certificazione medica al datore di lavoro o quantomeno il codice identificativo della stessa.

Inoltre, durante tutta la durata dell’assenza per malattia, il lavoratore deve rispettare le fasce di reperibilità, in quanto potrebbe ricevere delle visite fiscali, e deve adoperarsi affinché lo stato morboso si risolva il prima possibile, evitando di porre in essere qualsiasi attività che possa ritardare la guarigione e, dunque, il ritorno in servizio.

Omessa consegna del certificato di malattia: quali conseguenze?

Per comprendere fino in fondo e in maniera specifica le conseguenze che possono derivare dall’omessa comunicazione della propria assenza per malattia o dalla mancata consegna del certificato medico di malattia occorre consultare il Ccnl applicato al rapporto di lavoro. Nel contratto collettivo, infatti, vengono solitamente specificati i doveri del dipendente in caso di malattia.

Nella gran parte dei casi, si prevede che il lavoratore debba comunicare la malattia con qualsiasi mezzo, anche informale (telefono, Sms, e-mail, WhatsApp, etc.), prima che l’assenza abbia inizio e, dunque, prima dell’inizio del turno di lavoro.

Inoltre, il lavoratore deve prontamente far avere al datore di lavoro gli estremi identificativi del certificato di malattia.

Se tali adempimenti non sono rispettati, i giorni di assenza non comunicati o per i quali non è stata tempestivamente prodotta la certificazione medica possono essere considerati ingiustificati e condurre, dunque, all’irrogazione di una sanzione disciplinare [1].

Quale conseguenza disciplinare si rischia in tale ipotesi? Anche qui, occorre verificare cosa prevede il contratto collettivo.

Nella gran parte dei casi, i Ccnl prevedono che quando l’assenza ingiustificata si protrae per oltre 3 giorni il datore di lavoro può licenziare il lavoratore per giusta causa. In questo caso, se per i primi tre giorni della malattia non è stato inviato prontamente il certificato medico, il datore di lavoro può considerarli come assenze ingiustificate e procedere al licenziamento disciplinare del lavoratore.

La correttezza di un simile operato è stata affermata, anche di recente, direttamente dalla Cassazione [2] secondo la quale i giorni di assenza che sono stati solo successivamente coperti da un certificato di malattia devono essere considerati come assenza ingiustificata e possono, dunque, condurre al licenziamento per giusta causa se superano la soglia fissata dal Ccnl.


note

[1] Art. 7, L. 300/1970.

[2] Cass. n. 18956 del 11.09.2020.


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