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Casa acquistata con soldi genitori

21 Novembre 2020 | Autore:
Casa acquistata con soldi genitori

Come si considera l’intestazione di un immobile al figlio con denaro proprio? Le conseguenze in merito alla comunione dei beni e alla successione ereditaria.

Non è infrequente il caso dei genitori che, utilizzando i propri risparmi, decidono di aiutare il proprio figlio nell’acquisto di un’abitazione. Si tratta di un’operazione che può essere compiuta in vari modi. Per ipotesi, il padre e la madre donano una certa somma bonificando l’importo corrispondente sul conto corrente del figlio. Questi potrà, quindi, utilizzare il denaro ricevuto per acquistare l’appartamento di suo interesse. Oppure, contestualmente al rogito notarile, i genitori versano l’intero corrispettivo dovuto per comprare il bene che sarà, però, intestato alla figlia. In questi casi, la casa acquistata con i soldi dei genitori può considerarsi una donazione?

Il quesito non è inopportuno se si considerano le implicazioni che l’operazione in esame può comportare. Si tratta, infatti, di valutarne le conseguenze sia nei rapporti con il coniuge sia ai fini della futura successione ereditaria dei propri genitori. Pertanto, le domande da fare sono le seguenti. L’immobile comprato con il denaro dei genitori è una donazione? La casa acquistata in tal modo entra a far parte della comunione dei beni con il coniuge? La donazione di un immobile fa parte della futura eredità del figlio? Non ti resta che leggere questo articolo per trovare la risposta alle domande.

Immobile comprato con il denaro dei genitori: donazione indiretta

Secondo la legge, una donazione si esegue, tipicamente, mediante un atto pubblico, cioè recandosi da un notaio. Questi, in presenza di due testimoni, certifica che il donante ha, per ipotesi, regalato al figlio un bene immobile oppure gli ha elargito una certa somma di denaro. La descritta donazione, però, può realizzarsi anche in una forma differente, cioè utilizzando uno schema contrattuale diverso con il quale si verificano gli stessi effetti [1].

Ad esempio, se un creditore rinuncia al proprio diritto per spirito di liberalità, sollevando da ogni dovere di pagamento il debitore, compie formalmente una remissione del debito, ma sostanzialmente una donazione indiretta.

Pertanto, avrai capito che anche un immobile comprato col denaro dei genitori corrisponde ad una donazione, anche se eseguita indirettamente. Infatti, il dono è stato elargito attraverso una compravendita in cui il corrispettivo non è stato versato dal compratore, ma da suo padre e sua madre. A questo punto, si tratta di capire se tutto ciò ha delle conseguenze ai fini della comunione dei beni con il coniuge dell’acquirente e in prospettiva della successione ereditaria dei donanti.

Casa acquistata con i soldi dei genitori: entra in comunione?

In merito alla comunione dei beni tra i coniugi, la legge [2] prevede una serie di limitazioni alla regola per cui ogni acquisto successivo al matrimonio entra in comunione. Si tratta dei cosiddetti beni personali quali, ad esempio, quelli conseguiti a seguito di una successione ereditaria oppure le somme ottenute a titolo di risarcimento del danno.

Tra le eccezioni elencate dalla norma citata c’è anche quella relativa alle donazioni ricevute dal coniuge che, pertanto, non entrano nella comunione dei beni. A questo proposito, secondo consolidata interpretazione giurisprudenziale, anche i beni oggetto di una donazione indiretta sono considerati personali [3].

In particolare, precisa la Cassazione, non è necessaria alcuna specifica dichiarazione dell’altro coniuge e tanto meno, la partecipazione di questi all’atto. Di conseguenza, proseguono gli Ermellini [4], allorquando i genitori mettono a disposizione del figlio il denaro necessario ad acquistare un immobile, esso è considerato un bene personale poiché si configura una donazione indiretta. Per questo motivo, l’immobile così acquisito non può far parte della comunione con l’altro coniuge.

Donazione indiretta immobile figlio: fa parte dell’eredità?

Come anticipato, è indiretta la donazione compiuta dal donante attraverso il pagamento del corrispettivo per l’acquisto di un immobile, quale unico fine per intestarlo, ad esempio, al figlio [5]. Devi sapere, però, che questi, nel momento in cui si aprirà la successione ereditaria dei suoi genitori, dovrà imputare alla massa ereditaria la donazione così ricevuta. Lo dovrà fare o conferendo il bene in natura oppure offrendone il controvalore in denaro. La regola appena descritta prende il nome di collazione [6] e si applica nei rapporti con gli altri coeredi discendenti del defunto o con il coniuge del medesimo.

A seguito della predetta imputazione, il patrimonio ereditario, costituito dalle donazioni conferite e dagli ulteriori cespiti della persona deceduta (ad esempio, altre proprietà immobiliari) sarà, quindi, diviso tra i vari eredi nel rispetto delle quote stabilite dalla legge.

Ricorda, infine, che questo particolare istituto giuridico ha lo scopo di assicurare la parità di condizioni tra i successori del defunto. Pertanto, l’imputazione descritta, dove fosse eseguita in denaro, andrà effettuata con riferimento al valore dei beni stessi al momento dell’apertura della successione, cioè alla data della morte del genitore donante [7].


note

[1] Art. 809 cod. civ.

[2] Art. 179 cod. civ.

[3] Cass. civ. sent. n. 14197/2013

[4] Cass. civ. ord. n. 31978/2013

[5] Cass. civ. sent. n. 18541/2014

[6] Art. 737 cod. civ.

[7] Cass. civ. sent. n. 2299/2017


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