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Posso fumare prima delle analisi del sangue

21 Novembre 2020 | Autore: Daniele Nuzzolese
Posso fumare prima delle analisi del sangue

Le conseguenze di un’abitudine che rischia di alterare gli esiti dei test diagnostici. Per quanto tempo la nicotina è in circolo nel sangue e come comportarsi a poche ore dall’esame ematico.   

Come certamente saprai, i test diagnostici che coinvolgono il prelievo ematico necessitano di essere sostenuti a digiuno. A suscitare più dubbi, invece, è l’incidenza della nicotina nella lettura dei risultati, tant’è che, probabilmente tu stesso, ti sarai posto un quesito essenziale: «Posso fumare prima delle analisi del sangue?».

I risultati ottenuti da un prelievo ematico rappresentano il modo migliore per valutare, dall’interno, la condizione di salute di un paziente. Per far sì che questa osservazione ravvicinata, quasi autoptica, sia fedele all’effettivo stato di efficienza corporea, occorre rispettare alcune semplici regole. Il loro obiettivo è quello di preparare il fisico al meglio, mantenendo l’organismo in equilibrio e in modo da ottenere valori non anomali ma veritieri.

Se il digiuno precedente il prelievo è ormai una norma canonica largamente conosciuta e condivisa, non è altrettanto nota l’astensione da sostanze d’uso voluttuario. In tale categoria rientrano tutte quelle sostanze non influenti sull’economia dell’organismo ma che, tuttavia, sono in grado di svolgere un’azione psicoattiva, come il caffè, il tè e la nicotina.

E sono proprio le ripercussioni provocate dal fumo di una sigaretta poco prima del prelievo a essere, generalmente, sottovalutate. Il rischio è quello di alterare – talvolta anche pesantemente – alcuni specifici valori.

Quanto restano nel sangue le sostanze psticotrope?

In linea di massima, l’inalazione è il sistema più rapido con il quale una sostanza viaggia nell’organismo. Basti pensare che, dal momento in cui si respira il fumo di una sigaretta a quello in cui lo stesso raggiunge il cervello, trascorrono massimo 10 secondi.

Una volta raggiunti i polmoni, il fumo passa dagli alveoli al sangue che, nella sua corsa verso il cuore e di lì a tutti gli organi periferici, trasporta ossigeno e nicotina.

Il picco di questa sostanza si registra tra i 5 e i 7 minuti dopo lo spegnimento della sigaretta. Dopo un’ora, la sua concentrazione risulta diminuita del 50% e, ancora due ore dopo, si riscontrano tracce di nicotina nel sangue. L’emivita complessiva di questo alcaloide è di 4-6 ore mentre il suo completo smaltimento avviene a carico renale, mediante le vie urinarie.

Allo stesso modo della nicotina, anche la cotinina, altro alcaloide del tabacco, ha effetti nootropi e antipsicotici con una emivita di gran lunga superiore a quella del suo gemello organico. A differenza della nicotina e nonostante la prolungata permanenza nel circolo ematico, non è ancora stato indagato a fondo il ruolo della cotinina sull’influenza delle concentrazioni sanguigne.

Infine, per quanto riguarda la permanenza del THC nel corpo umano, si rimanda all’articolo specifico, all’interno del quale viene approfondito il tema dei cannabinoidi anche da un punto di vista legale, oltre che afferente alla salute.

Dunque, allo stato delle nostre attuali conoscenze e in attesa di ulteriori sviluppi, è la nicotina a svolgere la parte del leone nelle modificazioni dei risultati.

Qual è la relazione tra fumo e alterazioni dei valori ematici?

A destare maggiore preoccupazione, però, non è tanto la concentrazione di nicotina nel circolo ematico, per la cui rilevazione occorrono specifici test tossicologici, ma le alterazioni transitorie e croniche che la stessa può causare.

Nello specifico, la letteratura scientifica di settore ha ben evidenziato che, dopo un’ora dall’inalazione del fumo di una sigaretta, aumentano i valori di:

  • acidi grassi;
  • glicerolo libero;
  • aldosterone;
  • cortisolo;
  • prolattina;
  • somatotropina;
  • carbossiemoglobina.

Tali modifiche nel responso ematocitometrico prescindono dal tipo di oggetto di consumo impiegato, sia esso una sigaretta classica, una elettronica, ma anche pipe e sigari. Questo accade perché la nicotina è in grado di mobilizzare la glicemia e rilasciare tutti quegli ormoni (adrenalina, dopamina, serotonina, beta-endorfina e vasopressina) potenzialmente attivi sull’aumento della disponibilità di glucosio e acidi grassi.

Per quanto tempo astenersi dal fumo prima delle analisi?

Entrare nell’alveo di questa domanda prevede ricevere risposte non univoche che, spesso, dipendono più dal tipo di esame a cui ci si deve sottoporre che da valutazioni certe e definitive.

Poiché la curva della concentrazione di nicotina nel sangue inizia la sua fase di declino già dopo la prima ora dall’ultima inalazione, le linee guida in materia di prelievi ematici standard suggeriscono di astenersi dal fumo delle sigarette almeno 60 minuti prima del prelevamento di sangue. Questo limite temporale sale a 12 ore quando il soggetto in questione soffre di una particolare patologia e occorre dunque avere una precisione pressoché farmaceutica degli esiti sanguigni, soprattutto quando serve stabilire una risposta terapeutica.

Spesso, quando si menzionano gli esami del sangue, si pensa velocemente al solo emocromo, al glucosio, alla creatinina e al colesterolo totale, senza considerare la quantità di esami possibili.  Infatti, se ci si deve sottoporre al test per misurare la velocità di eritrosedimentazione, o al calcolo della birilubina totale e frazionata – solo per fare alcuni esempi – è opportuno stare a digiuno di nicotina per almeno 24 ore, al fine di ottenere un responso veritiero e non alterato.

Quanto conta il fumo nell’interpretazione dei valori del sangue?

Nonostante sia appurato in via oggettiva che il fumo è in grado di sbilanciare gli esiti degli esami del sangue, è anche vero che tali spostamenti, nella maggior parte dei casi, non sono in grado di condurre i valori eccessivamente al di fuori degli intervalli di riferimento. Questo significa che, per esempio, una ipertrigliceridemia non potrà mai essere giustificata da quelle boccate date a una sigaretta nell’attesa di sottoporsi al prelievo. Allo stesso modo, un siero fortemente lipemico certo non sarà da imputarsi alla nicotina in circolo nel sangue.

Le cause, in casi come quelli appena espressi, saranno da ricercarsi in uno stile di vita sedentario unito a un’alimentazione ricca di zuccheri e grassi, oppure in patologie pregresse.

Ad ogni modo, lo sfasamento causato dal fumo negli esiti di un test diagnostico è decisamente inferiore rispetto alla percentuale dell’errore legato alle competenze tecniche di un laboratorio (un valore, quest’ultimo, che generalmente si aggira intorno al 30%).

Dunque, soprattutto in caso di fumatori, il comportamento migliore da adottare è quello di sottoporre il referto al proprio medico curante, figura professionale che certamente saprà interpretare correttamente i valori riportati dal test effettuato.

Cosa fare prima di un prelievo

Come abbiamo già spiegato ad apertura di articolo, alcuni atteggiamenti sono ormai accolti da chi si sottopone a un prelievo del sangue. Nessuno, oggi, si sottoporrebbe a un esame ematico dopo aver fatto un’abbondante colazione.  Meno noto, invece, il fatto che anche alcune bevande debbano rientrare nel digiuno, specie se queste contengono caffeina o teina.

Molto trascurata, infine, è la più corretta astinenza dal fumo nelle poche ore che precedono l’esame. Complice di tale “dimenticanza” (volontaria o meno) è anche la confusione che permane su un argomento ancora in via di trattazione scientifica.

Quindi, in attesa di avere maggiori certezze, soprattutto relative a quanto la nicotina sia in grado di svolgere i ruoli alteranti dichiarati, è sicuramente più prudente lasciare che le sigarette restino spente nel pacchetto.

Se permangono dubbi sulla possibilità di fumare o meno prima di sottoporsi a un prelievo di sangue, è buona norma contattare il laboratorio di analisi che si occuperà del test per chiedere ulteriori delucidazioni. In questo modo, sarà possibile ottenere una risposta direttamente dal biologo coinvolto nella stesura del referto.

In conclusione, possiamo scagionare il fumo dal suo potenziale mistificatorio in grado di inficiare i risultati degli esami del sangue? La risposta è no, perché, come si avrà avuto modo di intuire, molto dipende dal test diagnostico a cui si viene sottoposti.



Di Daniele Nuzzolese


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