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Suocera parla male di me: posso denunciarla?

20 Settembre 2020
Suocera parla male di me: posso denunciarla?

Liti con il genero: quando la convivenza diventa intollerabile. Suocera invadente che sparla: è diffamazione?

«Tra moglie e marito non mettere il dito», recita l’antico adagio popolare. Tuttavia, non è infrequente che le coppie litighino più spesso per le interferenze delle relative famiglie che non per problemi di convivenza. A volte, sono i genitori la miccia delle più accese discussioni.

Il luogo comune attribuisce alla suocera il ruolo della più impertinente. L’invadenza è spesso giustificata da un attaccamento morboso alla figlia, a volte proprio da un’incompatibilità caratteriale con il genero. Quando i rapporti si inaspriscono, potrebbe succedere che l’uno parli male dell’altro in presenza di altre persone. Cosa succede in questi casi? Ti sei mai chiesto se puoi denunciare la suocera che parla male di te? La questione è facilmente risolvibile affrontando il tema delle norme sulla diffamazione.

Suocera invadente: che fare?

La parola «suocera» si trova ripetuta in molte sentenze. In una pronuncia del tribunale di Roma [1], è stato affrontato il tema della rottura del fidanzamento – nonostante la promessa di matrimonio già avvenuta – proprio a causa dell’invadenza della suocera. Secondo i giudici, però, la madre della futura sposa non è tenuta a risarcire alcun danno al potenziale genero. La promessa semplice di matrimonio non costituisce, infatti, fonte di risarcimento del danno in caso di rottura – anche ingiustificata – della stessa.

Le cose vanno diversamente, invece, se la coppia è già sposata. Secondo la giurisprudenza, l’attaccamento morboso della figlia alla madre e l’interferenza di quest’ultima nella vita di coppia giustifica la richiesta di separazione da parte dell’uomo, con addebito a carico della moglie, incapace di arginare la madre. Il che significa che la donna non può più chiedere l’assegno di mantenimento. Come dire: a una certa età, i figli devono essere in grado di tagliare i ponti con i genitori e di mettere fine alle loro invadenze.

Allo stesso modo, la difficile convivenza con la suocera nella casa familiare ed i continui litigi con quest’ultima giustificano l’allontanamento del marito per via del progressivo deterioramento dei rapporti coniugali. In questo caso, la Cassazione [2] ha ritenuto che non vi fosse colpa nel comportamento dell’uomo che ha lasciato la moglie da sola, per andare a vivere altrove.

Dall’altro lato, i continui litigi tra la propria madre e il marito non consentono alla moglie di chiedere la separazione con addebito a carico di quest’ultimo. Secondo il tribunale di Roma [3], «i litigi con la suocera convivente non assumono i connotati obiettivi di comportamento volontario di violazione dei doveri familiari quando sono l’effetto di una situazione di conflittualità venuta a determinarsi nell’ambito familiare».

Si può denunciare la suocera per diffamazione?

Vediamo ora che succede se la suocera parla costantemente male del genero. Un comportamento di questo tipo rientra nella diffamazione che, come noto, costituisce un reato. Sicché, la suocera potrebbe ben essere denunciata.

Non è necessario che l’episodio si ripeta più volte: basta anche una sola occasione per far scattare l’illecito penale. È però necessario, ai fini della querela per diffamazione, che la suocera si sia rivolta ad almeno due persone.

La diffusione di offese non deve necessariamente avvenire nello stesso momento (cosa che potrebbe, ad esempio, ricorrere nel caso in cui la suocera, in un’occasione a cui partecipino più persone, offenda il genero), ma potrebbe essere realizzata anche in più momenti distinti: si pensi alla suocera che, in relazione al medesimo fatto, parli prima con un’amica, poi con un’altra, poi con un’altra ancora. Insomma, lo sparlare a quattr’occhi, se sistematico, può ugualmente integrare la diffamazione.

Le offese devono esorbitare dalla semplice critica. Quest’ultima, infatti, resta ancora lecita perché rientra nella libertà di espressione riconosciuta dalla Costituzione. Dire ad esempio «Mio genero non fa nulla dalla mattina alla sera» oppure «è un mantenuto» potrebbe integrare il reato. Lo sarebbe certamente il fatto di dire «Il marito di mia figlia la picchia e la umilia» quando ciò non è vero. Dire «Mio genero è una persona apatica, fredda, distante, che non spende tempo con i figli» non è, invece, reato: si tratta di una valutazione della realtà che, per quanto soggettiva, non implica un giudizio morale sulla persona. Essa, quindi, rientra nella libertà di critica.

Che succede, invece, se è il genero a parlare male della suocera? Una sentenza della Cassazione ci dà uno spaccato del confine tra il lecito e l’illecito [4]. Secondo la Corte, «la valenza offensiva di una determinata espressione deve essere riferita al contesto nel quale è stata pronunciata, tenendo conto anche della sensibilità sociale del tempo; pertanto non c’è reato di ingiuria nel dire “mia suocera è scesa come una vipera“, all’esito di un contrasto».


note

[1] Trib. Roma, sent. del 12.01.2015.

[2] Cass. sent. n. 4540/2011.

[3] Trib. Roma, sent. del 13.01.1982.

[4] Cass. sent. n. 5227/2013.


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