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Il curriculum deve autorizzare il trattamento dati personali?

20 Settembre 2020
Il curriculum deve autorizzare il trattamento dati personali?

CV: la mancata autorizzazione della privacy comporta l’impossibilità di essere chiamati in caso di assunzione?

Ci scrive un nostro lettore preoccupato del fatto di aver inviato il proprio curriculum a una serie di aziende, dimenticando però di apporre, al termine dello stesso, l’autorizzazione al trattamento dei dati personali presenti sul documento. Teme che tale errore possa comprometterlo nell’aggiudicazione di un eventuale posto. Chiede, pertanto, se il curriculum deve autorizzare il trattamento dati personali. Tale dicitura è obbligatoria o può anche essere omessa? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

A che serve l’autorizzazione al trattamento dei dati personali

Il nostro ordinamento distingue i diritti in due grandi categorie:

  • i diritti disponibili, quelli cioè che possono essere oggetto di rinuncia, ceduti, venduti o comunque oggetto di trattativa;
  • i diritti indisponibili, quelli cioè che non possono essere compressi neanche se c’è il consenso del titolare.

Nella prima categoria troviamo, ad esempio, la proprietà (chiunque può cedere una casa o un libro di cui è titolare), il diritto di sfruttamento economico di un’opera protetta dal diritto d’autore (il compositore di un brano può accordarsi con la casa discografica per dividere gli utili derivanti dal pezzo), il diritto alle distanze dal confine di un terreno (se le parti si accordano e i regolamenti comunali non lo vietano, è possibile piantare un albero anche a meno di un metro dal confine).

Nella seconda categoria, ossia tra i diritti indisponibili, troviamo ad esempio il diritto alle ferie (nessun dipendente può rinunciare al riposo annuale, neanche dietro retribuzione), il diritto al nome (non si possono vendere le proprie generalità), il diritto all’integrità fisica (salvo per specifici organi per i quali sono intervenute delle leggi speciali, non si può ad esempio vendere un occhio, un dito o giocare alla roulette russa).

I dati personali rientrano nella categoria dei diritti disponibili. Chiunque infatti può – se lo vuole – comunicare ad altri il proprio numero di telefono, le proprie condizioni di salute, l’orientamento sessuale, quello religioso e così via. Chiaramente, la cessione o la semplice comunicazione dei dati personali va dimostrata ed è chiaro che, pur non essendo obbligatoria una forma scritta, è sempre meglio farsi firmare una liberatoria.

Perché nel cv c’è l’autorizzazione al trattamento dei dati personali?

Dopo l’approvazione della normativa sulla privacy, avvenuta in Italia con la famosa legge 196 del 2003, i cittadini hanno compreso che i dati personali costituivano un bene da tutelare. E anche le aziende, che prima raccoglievano i nominativi ed i numeri di telefono dei propri clienti senza alcuna formalità e controllo, hanno iniziato a regolarizzarsi, richiedendo delle esplicite autorizzazioni alla conservazione di tali dati.

L’autorizzazione al trattamento deve essere rilasciata solo se i dati personali vengono archiviati, trattati e, quindi, conservati. Tanto per fare un esempio, se il negoziante ci chiede il nostro nome per inciderlo su un braccialetto non deve farsi firmare il consenso al trattamento dei dati, ma se memorizza il nome nel proprio computer per fini di marketing lo dovrà fare.

Insomma, solo se il dato personale viene custodito in un registro – sia esso fisico o telematico – è necessario fornire l’autorizzazione al trattamento dei dati.

Ebbene, tutte le volte in cui le aziende raccolgono i curricula tendono sempre ad archiviarli nei computer in modo da potervi attingere tutte le volte in cui sia necessario procedere alla ricerca di personale.

Pertanto, il consenso al trattamento dei dati non è condizione di validità della domanda di un posto di lavoro allegata al cv stesso, ma è indispensabile se l’azienda vuol conservare tale documento per future necessità.

Che succede se nel curriculum non c’è l’autorizzazione al trattamento dei dati personali?

Se nel curriculum manca l’autorizzazione al trattamento dei dati personali non è un problema perché ugualmente il datore di lavoro potrebbe chiamare il candidato per un colloquio e valutare le sue capacità. Tuttavia, se non intende farlo, deve cestinare il documento non potendo archiviarlo e neanche trascrivere gli estremi del lavoratore nei propri archivi informatici.

Nulla ovviamente impedisce al candidato di inviare un nuovo cv munito questa volta dell’esplicita formula al termine dello stesso: «Il sottoscritto autorizza il trattamento dei dati ai sensi della legge 196/2003 e del successivo Gdpr».

 



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