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Accordo di separazione: quale tassazione

21 Settembre 2020 | Autore:
Accordo di separazione: quale tassazione

I trasferimenti di beni, anche immobili, disposti dai coniugi sono esenti da imposte se funzionali alla risoluzione della crisi e in assenza di finalità elusive.

Se ti stai separando da tuo marito o da tua moglie, la strada più facile ed opportuna è quella di trovare un accordo per regolamentare le condizioni della separazione. Ci saranno vari profili da esaminare, alcuni di carattere patrimoniale ed altri a contenuto personale: dovrete decidere come dividere i beni mobili ed immobili, quindi le case, i terreni, le autovetture, gli arredi, i titoli, le disponibilità finanziarie e gli oggetti di valore come quadri, orologi e gioielli.

Inoltre, dovrete stabilire, se ci sono figli, l’importo del mantenimento, il loro collocamento e regolare le visite e gli incontri con il genitore che non abiterà con loro. Inoltre, se ci sono rapporti patrimoniali in corso bisognerà decidere, ad esempio, chi continuerà a pagare le rate del mutuo per la casa o quelle con la finanziaria per l’autovettura.

Dunque, in molti casi, gli accordi di separazione raggiunti dalla coppia prevedono il trasferimento di beni mobili e immobili. In tali ipotesi, bisogna conoscere qual è il trattamento fiscale e precisamente quale tassazione è prevista per l’accordo di separazione, considerato non soltanto come atto in sé ma anche in relazione al suo contenuto e quindi ai beni che in esso vengono inseriti. Potreste, ad esempio, decidere di vendere qualche immobile e di dividervi il ricavato, oppure di attribuire la proprietà esclusiva ad uno dei due o cederla ai figli.

Devi sapere che nella legislazione italiana esistono delle particolari agevolazioni che si traducono in vere e proprie esenzioni fiscali sugli accordi di separazione. Questi benefici sono previsti al fine di favorire il più possibile la risoluzione “pacifica” e negoziale dello scioglimento del matrimonio, evitando di penalizzare chi ricorre a questa soluzione consensuale e potrebbe essere scoraggiato se vi fosse lo scoglio delle imposte da pagare.

Gli accordi di separazione

Se conosci per sommi capi come funziona la separazione, saprai che ne esistono due fondamentali tipi: quella consensuale, che si realizza quando i coniugi raggiungono un accordo sulle condizioni della loro divisione e su tutti i profili che ne conseguono, e quella giudiziale, quando in mancanza di accordo nella coppia è necessario rivolgersi al giudice.

Gli accordi di separazione, quindi, trovano collocazione solo nel caso di separazione consensuale e servono a stabilire assieme, in maniera chiara e completa, dopo aver raggiunto un’intesa, tutti gli aspetti relativi allo scioglimento della relazione ed alla regolamentazione dei rapporti futuri tra gli ex coniugi.

Si tratta, quindi, di atti tipicamente consensuali, da sottoporre successivamente al Tribunale che, una volta verificata la loro conformità alla legge, disporrà nel decreto di separazione la loro omologazione, rendendoli validi ed efficaci.

Il controllo, sia pur successivo, del giudice è indispensabile per evitare che vengano raggiunti patti violativi di diritti indisponibili o di doveri inderogabili ai sensi della legge [1] come accadrebbe, ad esempio, se l’accordo escludesse o esonerasse uno dei genitori dal dovere di mantenere, istruire e educare i figli.

Quindi, l’accordo di separazione avrà un nucleo essenziale – costituito dal consenso reciproco a vivere separati, dalla disciplina dell’affidamento dei figli e del contributo al loro mantenimento – ed un contenuto eventuale, che riguarderà tutte le statuizioni patrimoniali ed economiche relative ai beni da dividere in occasione della separazione.

I trasferimenti immobiliari

Una delle funzioni più utili degli accordi di separazione è quella di consentire il trasferimento delle proprietà immobiliari. Qui, l’accordo ha una vera e propria funzione traslativa del diritto reale sul bene, quando è omologato dal giudice, autenticato da un pubblico ufficiale (solitamente, il notaio) e trascritto nei registri di pubblicità immobiliare.

Ciò significa che attraverso la separazione, oppure anche nella successiva fase di divorzio, si può trasferire la proprietà di beni senza necessità di ricorrere alla redazione di altri atti pubblici appositi.

Le attribuzioni patrimoniali possono essere effettuate anche in forme diverse dalla cessione immediata del diritto, come nel caso di contratto preliminare che contiene l’impegno a vendere, o ad acquistare, in un momento successivo, oppure quando si stabilisce la redazione di un progetto di divisione o la vendita futura della casa familiare.

Accordo di separazione: il regime fiscale

I trasferimenti immobiliari disposti e realizzati nell’ambito di un accordo di separazione sono esenti da ogni tassa ed imposta di bollo, di registro ed ipocatastale [2]. Essi rientrano, infatti, tra gli atti relativi ai procedimenti di separazione o di divorzio che godono di un’apposita esenzione fiscale ed essa prescinde anche dal regime patrimoniale dei coniugi.

Questa esenzione totale si applica a tutti i trasferimenti che vengono eseguiti o programmati dai coniugi – tra loro o anche in favore dei figli – purché vengano contemplati espressamente nell’accordo di separazione. Perciò se un determinato bene non è compreso nell’elencazione, si dovrà fare un rogito successivo soggetto a tassazione normale.

Attenzione, però: l’esenzione opera solo se i trasferimenti vengono compiuti nell’ambito del nucleo familiare della coppia, quindi i coniugi ed i loro figli, mentre se sono eseguiti in favore di terzi saranno soggetti alle normali forme di tassazione e in base alle ordinarie regole.

Si ritiene comunque possibile [3] beneficiare dell’esenzione dalle imposte quando il venditore è una persona estranea, a condizione che gli acquirenti siano i coniugi e i loro figli e l’accordo contenga uno specifico loro impegno ad acquistare l’immobile entro una data determinata.

Inoltre, la Cassazione ha stabilito [4] che non c’è decadenza dalle agevolazioni “prima casa” nel caso in cui l’immobile venga ceduto a terzi prima del compimento dei 5 anni, se ciò avviene in adempimento degli obblighi derivanti da un accordo di separazione.

Accertamenti fiscali sugli accordi di separazione

L’Agenzia delle Entrate ha assunto una posizione stabile [5] che prende atto del dettato normativo e riconosce chiaramente il trattamento fiscale dei trasferimenti immobiliari che abbiamo descritto e dunque il regime di favore che si ottiene grazie al beneficio delle esenzioni.

Tuttavia, può accadere in alcuni casi che il Fisco contesti la «finalità elusiva» [6] delle operazioni realizzate. Ciò avviene specialmente quando il trasferimento operato dagli ex coniugi viene ritenuto un elemento non funzionale e non indispensabile ai fini della risoluzione della crisi coniugale.

In sostanza, l’Amministrazione finanziaria svolge un’indagine e compie una valutazione sul contenuto dell’accordo, ma questa particolare tipologia di accertamento è soggetta a tutte le consuete regole di legge in materia di accertamento e contestazione delle violazioni fiscali. Spetta, perciò, al Fisco dimostrare che nel caso concreto esaminato c’è una finalità elusiva, che gli consente di operare il recupero a tassazione delle imposte non pagate in virtù dell’esenzione.

In un recente caso, i giudici tributari [7] hanno respinto la tesi del Fisco, il quale sosteneva che le cessioni degli immobili non erano funzionali alla risoluzione della crisi matrimoniale e perciò aveva emesso avviso di liquidazione delle imposte ipotecarie e catastali che riteneva dovute sui trasferimenti dei beni.

La Commissione tributaria ha, infatti, ritenuto che «in tema di benefici fiscali, l’agevolazione spetta per gli atti esecutivi degli accordi tra coniugi in esito alla separazione personale o allo scioglimento del matrimonio, atteso il carattere di negoziazione globale attribuito alla liquidazione del rapporto coniugale tramite contratti tipici che rinvengono il loro fondamento nella centralità del consenso dei coniugi».

Questo significa che non è necessario, per poter applicare l’esenzione, che la funzionalità del trasferimento al fine della risoluzione della crisi coniugale debba essere «espressa testualmente nel verbale di accordo», perché – spiega il Collegio – la presenza di tale presupposto (che resta comunque necessario) «può ben essere valutata dal giudice anche senza che sia espressamente riportata». E nella vicenda decisa i trasferimenti immobiliari erano risultati«congrui rispetto alle capacità patrimoniali dei coniugi dichiarate all’udienza di comparizione dinanzi al presidente per la separazione».


note

[1] Art. 160 Cod. civ.

[2] Art. 19 Legge n.74/1987.

[3] Comm. Trib. Reg. Lazio, sent. n. 2179/2017.

[4] Cass. ord. n. 7966/2019.

[5] Agenzia delle Entrate, circolare n. 27/E del 21 giugno 2012.

[6] Cass. sent. n. 13340/2017.

[7] Comm. Trib. Reg. Lazio, sent. n. 2637/2020.


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