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È illegale non mantenere le promesse elettorali?

20 Settembre 2020
È illegale non mantenere le promesse elettorali?

Cosa fare se i parlamentari cambiano partito o non rispettano la parola data prima delle elezioni? 

Il ritornello di una famosa canzone di Mina faceva: «Parole, parole, parole». La discussione era quella tra un uomo e una donna. Oggi, invece, lo stesso refrain potrebbe essere utilizzato dagli elettori nei confronti dei parlamentari che, una volta ottenuto il seggio, si dimenticano delle promesse fatte. «Parole, parole, parole» si potrebbe rimproverarli con riferimento a tutti gli impegni assunti prima delle elezioni, puntualmente disattesi il giorno dopo. 

Oggi, però, i media non lasciano scampo e, non appena registrano una contraddizione nel comportamento o nelle dichiarazioni del politico di turno, non se la lasciano sfuggire: ecco, quindi, che assistiamo increduli a quelle strisce satiriche dove vengono messi a nudo deputati e senatori, in grado, come nessun altro, di cambiare pensiero nel giro di pochi mesi. «… A ragion venduta» e con angelico candore.

Di qui, il dubbio: è illegale non mantenere le promesse elettorali? Cosa dice la nostra Costituzione? Possiamo mandare a casa un parlamentare solo perché non ha rispettato il mandato ricevuto da chi lo ha votato? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Il mandato parlamentare

In campagna elettorale, i parlamentari fanno tante promesse che poi non mantengono. 

Ci sono poi quelli che, dopo essere stati eletti, cambiano partito, addirittura schierandosi con i precedenti antagonisti, così rivedendo tutte le proprie convinzioni (se di convinzioni, a questo punto, possiamo parlare), affermate con tanto zelo e fermezza solo qualche giorno prima.

Siamo abituati a prendere atto, impotenti, di questa situazione e a considerarla ormai come un costume radicato, connaturato allo stesso uomo politico. Ma se qualcuno si svegliasse e volesse fare qualcosa, quali strumenti avrebbe? Il nostro ordinamento cosa gli consente di fare? 

Anche se un noto politico parlò – con indubbia capacità di comunicazione – di un “contratto” tra lui e i suoi elettori, quello che si instaura tra i cittadini votanti e i parlamentari eletti non è affatto un contratto. Non si crea, quindi, alcun obbligo giuridico. In buona sostanza, chi non rispetta la parola data non può essere chiamato ai danni o tacciato di inadempimento. Non può essere citato in tribunale per non aver rispettato l’impegno assunto, seppur verbalmente.

Dunque, sul piano puramente formale, nel comportamento del parlamentare che non rispetta le promesse elettorali non è ravvisabile alcuna violazione di legge. 

L’articolo 67 della Costituzione stabilisce che ogni membro del Parlamento rappresenta l’intera nazione. Ciò significa che il parlamentare, nello svolgere la propria funzione, deve avere presente l’interesse di tutto il Paese e non quello particolare dei cittadini che lo hanno eletto.

Pertanto, se dopo le elezioni si modificano alcune convinzioni cosicché la promessa fatta risulti contraria all’interesse nazionale, il parlamentare non può e non deve mantenerla.

Esiste un vincolo tra parlamentari ed elettori?

Sento già i primi mugugni: «Cosa vuoi che gliene freghi, a un parlamentare, dell’interesse nazionale?». «E chi controlla se quello che fa è davvero nel bene del Paese?».

Nell’impossibilità di stabilire, in anticipo, ciò che è meglio o peggio per gli italiani, l’articolo 67 della Costituzione aggiunge che ogni parlamentare esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato. Significa che non si crea alcun vincolo legale, come magari quello tra i condomini e il capo condomino, tra i soci di una Srl e il suo amministratore, tra l’assistito e il suo avvocato. Non c’è, quindi, alcun legame giuridico che imponga al parlamentare di rispettare la parola data. Come dire: senatori e deputati devono essere liberi di decidere, di volta in volta, cosa è meglio per il Paese, per il partito e, perché no, per loro stessi.

Identica considerazione si può fare per quanto riguarda il passaggio da un partito a un altro. Il parlamentare deve essere libero di lasciare il partito nelle cui liste è stato eletto se ritiene che questo abbia assunto una linea politica che egli giudica non più utile all’interesse nazionale. 

Tuttavia, la nostra esperienza non è avara di casi in cui le promesse elettorali sono state fatte senza alcun fondamento reale e i “cambi di bandiera” sono stati operati per motivi meno nobili della cura dell’interesse nazionale. In tali ipotesi, l’unica cosa che può fare il cittadino elettore è di non riconfermare, alle successive elezioni, la propria fiducia al parlamentare che si è dimostrato poco corretto.

Potremmo dire, a questo punto, che questa è la legge. Ma no, non è così. Questa è addirittura la Costituzione. 



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