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Posso chiedere le ferie in malattia?

21 Settembre 2020 | Autore:
Posso chiedere le ferie in malattia?

È legittimo chiedere i giorni di riposo per non superare il periodo di comporto ed evitare il licenziamento? La risposta della Cassazione.

Sul diritto del lavoratore a restare in casa in malattia incombe sempre la minaccia di superare il periodo di comporto. Si tratta di quel lasso di tempo entro il quale il dipendente può assentarsi dal lavoro per motivi di salute pur conservando il posto. Superato quel termine, però, può scattare il licenziamento. Può capitare, tuttavia, che una determinata patologia costringa il lavoratore a dover sospendere la prestazione per un numero di giorni superiore a quello consentito. Con il rischio, come si diceva, che il rapporto di lavoro venga interrotto. Facile, a questo punto, che il dipendente si domandi: posso chiedere le ferie in malattia?

Sarebbe, in effetti, una soluzione per non «sforare» il comporto. Il problema è capire se la legge lo consente, cioè se esiste un’incompatibilità tra la malattia e le ferie. In altre parole, si tratta di vedere se è logico, a livello normativo, che una persona rimasta a casa perché non sta bene, perché convalescente dopo un intervento, perché a riposo su prescrizione del medico curante, possa essere allo stesso tempo in ferie, concetto che di solito rappresenta una condizione ben diversa della malattia. Una risposta l’ha fornita la Cassazione con una recente ordinanza. Vediamo che cosa ha stabilito sulla possibilità di chiedere le ferie in malattia per non superare il comporto ed evitare, così, di perdere il posto di lavoro.

Malattia: che cos’è il periodo di comporto?

Come accennato, il comporto è il periodo entro il quale un dipendente può assentarsi dal lavoro per malattia conservando il posto. In buona sostanza, non può essere licenziato perché malato e bisognoso di riposo. Il rapporto di lavoro può essere interrotto per altri motivi (ad esempio, per giusta causa) ma non per questo. Tale periodo può essere calcolato con un’unica sospensione (il cosiddetto comporto secco) oppure con più assenze (viene chiamato comporto per sommatoria).

La durata del periodo di comporto viene stabilita dai contratti nazionali di categoria. Tuttavia, per gli impiegati esiste una norma che stabilisce un periodo di tre mesi per chi ha un’anzianità inferiore a 10 anni e di sei mesi per chi ha un’anzianità superiore. Sempre e quando il contratto nazionale non preveda delle condizioni migliori.

Malattia: quando si può essere licenziati?

Superato il periodo di comporto, il lavoratore può essere licenziato se non rientra in azienda. E deve essere lui a tenere il conto dei giorni di assenza: il datore, infatti, non è tenuto a dirgli che il periodo sta per concludersi e che deve prepararsi a tornare al lavoro. Può, invece, intimare al dipendente la propria intenzione di interrompere il rapporto, specificando che si tratta di licenziamento per superamento del comporto.

Tuttavia, l’azienda non può ricorrere al licenziamento se il superamento del comporto è stato provocato da una malattia causata dal datore di lavoro, come nel caso di una violazione delle norme in materia di sicurezza.

Malattia: si possono chiedere le ferie?

Con una recente ordinanza [1], la Cassazione ha stabilito che il lavoratore in malattia ha la possibilità di fruire delle ferie maturate e non godute per evitare il superamento del periodo di comporto ed il conseguente licenziamento.

Attenzione, però: secondo la Suprema Corte, ciò non significa che il datore sia tenuto ad accettare la richiesta, ma in caso di rifiuto sarà obbligato a fornire una valida giustificazione di natura organizzativa.

La Cassazione ha richiamato la giurisprudenza secondo cui, per evitare la perdita del posto di lavoro, il dipendente «ha la facoltà di sostituire alla malattia la fruizione delle ferie, maturate e non godute, allo scopo di sospendere il decorso del periodo di comporto, gravando quindi sul datore di lavoro, cui è generalmente riservato il diritto di scelta del tempo delle ferie, dimostrare – ove sia stato investito di tale richiesta – di aver tenuto conto, nell’assumere la relativa decisione, del rilevante e fondamentale interesse del lavoratore ad evitare in tal modo la possibile perdita del posto di lavoro per scadenza dei periodo di comporto».

L’ordinanza ricorda quanto già sancito dalla Suprema Corte sul fatto che «non sussiste una incompatibilità assoluta tra malattia e ferie, senza che a tale facoltà corrisponda comunque un obbligo del datore di lavoro di accedere alla richiesta, ove ricorrano ragioni organizzative di natura ostativa» [2].

Va da sé, conclude la Suprema Corte, che in virtù delle clausole generali di correttezza e buona fede, è necessario che le ragioni datoriali siano concrete ed effettive. Altrimenti, il licenziamento risulta illegittimo.


note

[1] Cass. sez. Lavoro ordinanza n. 19062/2020 del 14.09.2020.

[2] Cass. sent. n. 27392/2018.


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