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Dopo la condanna penale: come la vittima può chiedere il risarcimento al condannato?

29 Novembre 2013 | Autore:
Dopo la condanna penale: come la vittima può chiedere il risarcimento al condannato?

Mi sono costituita parte civile in un processo penale contro una persona che mi perseguitava; l’imputato è stato condannato alla reclusione ed io, ancora oggi, non ho ricevuto alcun risarcimento per come invece indicato nella sentenza. Cosa debbo fare?

La risposta al quesito varia in base a ciò che il giudice penale ha disposto, in sentenza, relativamente alla condanna al risarcimento del danno. Più precisamente, le strade che si profilano sono tre.

a) Se il giudice ha liquidato interamente il danno, condannando l’imputato al pagamento di una determinata somma in favore della vittima, quest’ultima può agire direttamente nei confronti del reo, notificandogli (presso la casa circondariale dove sta scontando la pena e presso il suo difensore) la sentenza, insieme all’atto di precetto con il quale gli intima il pagamento dovuto.

In tal modo, in caso di persistente inadempimento, il danneggiato potrà agire con esecuzione forzata nei confronti del debitore. Ciò è possibile, tuttavia, solo se la sentenza penale è divenuta irrevocabile, cioè se non è stata impugnata; solo in questo caso, infatti, la sentenza è esecutiva. Altrimenti bisognerà attendere il completamento del giudizio di secondo grado per poter agire contro l’imputato condannato al risarcimento, a meno che il giudice non abbia disposto espressamente in sentenza, sulla base di giustificati motivi, che la condanna al risarcimento del danno è provvisoriamente esecutiva.

b) Se, invece, il giudice, ritenendo insufficienti le prove circa il danno subìto – ha pronunciato in sentenza la condanna generica al risarcimento, senza liquidare una somma specifica, e ha rimesso le parti dinanzi al giudice, per ottenere il risarcimento la vittima dovrà instaurare un nuovo processo – questa volta di tipo civile – contro il soggetto condannato.

c) In ultimo, se il giudice ha previsto in sentenza la condanna al pagamento di una “provvisionale”, vuol dire che ha condannato l’imputato al risarcimento soltanto di una parte del danno subito dalla vittima (perché solo quella parte è stata provata nel corso del giudizio penale). In questa ipotesi, il danneggiato può agire direttamente contro l’imputato notificandogli la sentenza insieme al precetto, come nell’ipotesi a), per poi intraprendere l’esecuzione forzata. La provvisionale, infatti, è immediatamente esecutiva: il che vuol dire che non è necessario attendere che la sentenza penale diventi irrevocabile per poter effettuare un’esecuzione forzata.

Qualora la vittima dovesse ritenere che la somma liquidata a titolo di provvisionale sia insufficiente a ricoprire l’intero danno, potrà instaurare un autonomo processo civile per l’accertamento e la condanna del danno ulteriore.

Detto ciò, sarà anche opportuno verificare – a condanna ottenuta – quale tipo di bene del debitore aggredire tramite l’esecuzione forzata. Sarà necessario, quindi, effettuare una visura immobiliare per verificare se il reo è titolare di immobili da pignorare o, eventualmente, se percepisce redditi da lavoro dipendente, da pensione o ha un conto corrente da aggredire.


note

autore foto: 123rf.com


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