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Se il coniuge è omosessuale il matrimonio è valido?

24 Novembre 2020
Se il coniuge è omosessuale il matrimonio è valido?

Coniuge gay: le nozze non possono essere annullate se la convivenza è durata più di tre anni. 

Tu e tuo marito siete sposati da dieci anni. Per te, è stato amore a prima vista, anzi ancora adesso sei innamorata come il primo giorno. Da qualche settimana, però, lui si comporta in modo strano: torna sempre tardi dal lavoro, esce tutte le sere con gli amici e non avete più rapporti sessuali da diverso tempo. Una vostra amica in comune ti ha riferito di aver visto tuo marito in atteggiamenti intimi con un altro uomo, un suo collega di lavoro. Tu sei incredula, ma decidi comunque di affrontare la situazione e chiedere spiegazioni.

Se il coniuge è omosessuale il matrimonio è valido? Devi sapere che la scoperta dell’omosessualità all’interno di una coppia sposata legittima la richiesta di annullamento del vincolo coniugale al tribunale ecclesiastico. Tale sentenza, tuttavia, non potrà avere effetti nello Stato italiano qualora la convivenza si sia protratta per oltre tre anni dalla celebrazione delle nozze. In tal caso, non resta che avviare la separazione, durante la quale non sarà comunque possibile chiedere l’addebito al coniuge gay. Se l’argomento è di tuo interesse, allora ti consiglio di prenderti cinque minuti di tempo per proseguire la lettura di questo articolo.

Un matrimonio può essere annullato?

Prima di addentrarci nell’argomento, voglio spiegarti la differenza tra matrimonio canonico e matrimonio concordatario. In entrambi i casi, le nozze vengono celebrate in chiesa dinanzi al sacerdote. Tuttavia, solo il matrimonio concordatario produce effetti civili in quanto l’atto viene trascritto in un apposito registro. Se tale passaggio non viene effettuato si parla di matrimonio canonico, valido per la Chiesa ma non per lo Stato.

Il matrimonio celebrato con rito religioso può essere annullato in presenza di determinati presupposti. Ti faccio un esempio pratico.

Tizio e Caia si sono sposati in chiesa qualche anno fa. Dopo un po’ di tempo, la donna scopre che Tizio non vuole avere figli. Per tale ragione, prende la decisione di separarsi. Dopo aver divorziato dall’ex marito, Caia incontra un altro uomo di cui si innamora perdutamente e con il quale progetta una nuova vita insieme.

Ebbene, anche se Caia ha ottenuto il divorzio, il matrimonio con Tizio è ancora valido per la Chiesa, in quanto sacramento indissolubile. Di conseguenza, se la donna vuole sposare il nuovo compagno con il rito religioso, deve chiedere la nullità del matrimonio canonico per esclusione della prole, in quanto l’ex coniuge si è rifiutato di voler procreare dei figli. In tal caso, la sentenza di nullità determina la perdita di efficacia del vincolo coniugale, come se lo stesso non fosse mai stato celebrato.

In quali casi può essere annullato un matrimonio?

In base alle norme contenute nel Codice canonico, il matrimonio può essere annullato in caso di:

  • esclusione della prole: quando uno dei coniugi non vuole avere figli;
  • esclusione della fedeltà: quando ci si sposa pensando di poter avere relazioni extraconiugali oppure di poter divorziare in qualsiasi momento;
  • incapacità per mancanza di sufficiente uso di ragione: chi è incapace di autodeterminarsi in ordine alla scelta del matrimonio per assunzione di sostanze alcoliche o di stupefacenti oppure perché è schizofrenico;
  • simulazione: quando una persona si sposa pur non volendo farlo;
  • incapacità per grave difetto di discrezione di giudizio: quando il soggetto non è in grado di valutare i diritti e doveri che nascono dal matrimonio;
  • errore sull’identità o sulla qualità della persona;
  • violenza o timore: pensa, ad esempio, a chi è stato costretto a sposarsi.

Come si ottiene la nullità del matrimonio?

Per chiedere la nullità del matrimonio è necessario rivolgersi ad un avvocato ecclesiastico. Se sussistono i presupposti, così come previsti dal Codice di diritto canonico, il legale provvede alla stesura del libello contenente la storia sentimentale della coppia ed i motivi per cui si chiede la nullità. Tale atto introduttivo va poi depositato presso il tribunale ecclesiastico regionale del luogo di residenza della parte convenuta o del luogo di celebrazione del matrimonio.

Una volta effettuato questo passaggio, si avvia il processo nel corso del quale saranno ascoltati i coniugi e cinque testimoni per parte (ossia amici e parenti a conoscenza dei retroscena della relazione). Una volta terminata l’istruttoria, il collegio (composto da tre giudici) decide sulla fondatezza o meno della domanda di nullità del matrimonio.

Se il coniuge è omosessuale, il matrimonio è valido?

Partiamo da un esempio.

Mevio e Sempronia sono sposati da 8 anni e hanno due figli piccoli. Un giorno, il marito prende coraggio e dichiara alla moglie di essersi innamorato perdutamente di un altro uomo.

In quest’altro esempio, Sempronia può rivolgersi al tribunale ecclesiastico per chiedere la nullità del matrimonio canonico, in quanto il coniuge Mevio è omosessuale, secondo le modalità viste poc’anzi.

Va precisato, tuttavia, che la sentenza ecclesiastica non produce alcun effetto nell’ordinamento italiano. Per tornare all’esempio di prima, se Sempronia intende sposarsi nuovamente in chiesa con un’altra persona, dovrà prima ottenere la delibazione della sentenza di nullità. Come fare? Occorre presentare un atto di citazione – oppure un ricorso se la domanda proviene da entrambe le parti – alla Corte d’Appello competente per territorio, la quale valuterà la sussistenza dei requisiti, senza scendere nel merito della questione.

Una volta ottenuta la delibazione, Sempronia sarà libera di sposarsi nuovamente con il rito religioso. Attenzione però: il recente orientamento giurisprudenziale sostiene che qualora la convivenza della coppia sia durata per più di tre anni dalla celebrazione del matrimonio concordatario, allora non è possibile ottenere la delibazione della sentenza ecclesiastica.

La Suprema Corte, infatti, sostiene che durante il matrimonio sussiste la volontà dei coniugi di vivere insieme nel rispetto dei diritti e doveri reciproci e che una convivenza prolungata – intesa non solo come coabitazione ma come comunione di vita materiale e spirituale – implica un’accettazione consapevole e volontaria di qualsiasi vizio afferente al matrimonio (quale può essere, ad esempio, l’omosessualità di un coniuge) [1].

Se il coniuge è omosessuale si può chiedere l’addebito della separazione?

Se un coniuge scopre che l’altro è omosessuale può certamente avviare le pratiche per la separazione. Tuttavia, non sarà possibile chiedere al giudice di pronunciare l’addebito – cioè la colpa per la fine del matrimonio – al coniuge gay.

La pronuncia di addebito della separazione, infatti, implica che la crisi coniugale sia dovuta esclusivamente al comportamento del partner che volontariamente e consapevolmente si è sottratto ai doveri derivanti dal matrimonio.

Tuttavia, chi scopre di essere omosessuale nel corso del matrimonio non ha alcuna colpa per la fine della relazione, in quanto si tratta di una presa di coscienza avvenuta durante un percorso di maturazione. Tale discorso, però, non vale se l’omosessualità di uno dei due coniugi era preesistente alle nozze. Pensa, ad esempio, all’uomo che, consapevole del proprio orientamento sessuale, abbia comunque sposato la fidanzata tenendola all’oscuro di tutto.


note

[1] Cass. ord. n. 19329/2020 del 17.09.2020.


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