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Quando la banca può segnalare in sofferenza, alla Centrale Rischi, il correntista

29 Novembre 2013
Quando la banca può segnalare in sofferenza, alla Centrale Rischi, il correntista

La semplice crisi di liquidità non legittima l’istituto di credito ad effettuare la segnalazione in sofferenza del cliente: necessaria la situazione di crisi economica tale da essere l’anticipazione di uno stato di insolvenza e di fallimento.

Non capita raramente, specie in situazioni di crisi economica, che le banche, di fronte al mancato pagamento di qualche rata da parte del cliente, si allertino e facciano scattare la segnalazione “in sofferenza” alla Centrale Rischi della Banca d’Italia e in qualsiasi altra centrale privata (SIC).

La conseguenza non è di poco. Infatti, immediatamente, vengono revocate le linee di credito (i cosiddetti “fidi” o “affidamenti”) e il cliente si trova a dover restituire, dall’oggi al domani, somme improponibili.

Non solo. La “segnalazione” fatta da una banca, poiché visibile da tutte le altre, potrebbe compromettere eventuali ulteriori rapporti che il cliente abbia in corso con altri istituti di credito. Insomma: la “fretta” di un funzionario può significare il fallimento per l’imprenditore.

Una recente sentenza del tribunale di Prato [1], però, ha voluto definire, con estrema precisione, i limiti del potere/dovere delle banche di mettere “a sofferenza” il proprio cliente, onde evitare abusi.

Il giudice toscano dice giustamente: è vero che non bisogna aspettare il conclamato fallimento dell’imprenditore per effettuare la segnalazione “in sofferenza” dello stesso. Ma non bisogna neanche farlo in presenza di una semplice “difficoltà transitoria”, specie in contesti e periodi di recessione economica come quello che stiamo vivendo.

Il giusto, allora, sta nel mezzo. La segnalazione alla Banca d’Italia può essere fatta in presenza di una “situazione di impotenza finanziaria che non lasci presagire alcun margine di superamento e tale da porsi come lo stadio immediatamente anteriore alla situazione di fallimento [2]. In pratica, si deve trattare di una condizione di difficoltà economica tale da rendere difficile la reversibilità della stessa.

Al contrario, la semplice crisi di liquidità, ma comunque recuperabile, non legittima la segnalazione da parte della banca.

E se la banca si comporta illegittimamente?

Se la banca non segue questa elementare regola di prudenza e provvede a effettuare la segnalazione “in sofferenza” anche in una situazione non grave, il cliente può agire, dinanzi al tribunale, “in sede cautelare” (ossia con un ricorso d’urgenza) e chiedere la cancellazione della sofferenza nella Centrale Rischi della Banca d’Italia e in qualsiasi altra centrale privata del nominativo del ricorrente.


note

[1] Trib. Prato, sent. 14.10.2013.

[2] O meglio, alla situazione di insolvenza che possa dare origine a una dichiarazione di fallimento.


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1 Commento

  1. Alla centrale rischi si può essere segnalati anche se si è prestata fidejussione a favore di
    soggetto poi fallito.

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