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La badante in malattia: se si ammala, cosa fare?

24 Novembre 2020
La badante in malattia: se si ammala, cosa fare?

Il Ccnl del lavoro domestico prevede determinate tutele per le badanti in caso di assenza per l’insorgere di uno stato morbile.

Hai assunto una badante per fare assistenza ai tuoi genitori anziani. La continuità della presenza della lavoratrice è per te fondamentale. La dipendente, tuttavia, si assenta spesso per malattia e ti chiedi che cosa devi fare e quali sono i suoi diritti. Nel nostro ordinamento, il contratto di lavoro domestico è disciplinato sia dalla legge che dal contratto collettivo di settore.

È evidente che una famiglia assume una badante perché ha bisogno della sua presenza in maniera costante. Se la badante si mette in malattia la famiglia si trova in una situazione difficile da gestire. Per questo, prima di assumere una collaboratrice domestica, ci si chiede: se la badante si ammala, cosa fare? Come vedremo, al pari di tutti i lavoratori, anche le badanti hanno diritto ad assentarsi dal lavoro in caso di malattia e la relativa disciplina è contenuta nel contratto collettivo del lavoro domestico.

Badante e colf: che differenza c’è?

Quando si parla di badanti o di colf si fa riferimento a dei collaboratori domestici che vengono assunti generalmente da una persona fisica o da una famiglia per far fronte alle proprie esigenze di cura della casa o di assistenza alle persone non autosufficienti.

In particolare, la colf viene assunta soprattutto per la gestione della casa, mentre la badante si occupa prevalentemente di assistere persone anziane o disabili che non sono capaci di gestirsi autonomamente.

Il rapporto di lavoro che si viene ad instaurare tra la famiglia e la badante è regolato dalla legge e dal contratto collettivo nazionale di lavoro dei lavoratori domestici.

In generale, la disciplina giuridica del rapporto di lavoro domestico è caratterizzata da un indebolimento delle tutele del lavoratore rispetto alle altre tipologie di rapporto. Ciò deriva dal fatto che la famiglia non può essere paragonata ad una grande azienda e non potrebbe, dunque, sopportare economicamente i diritti che, in generale, la legge e i contratti collettivi prevedono per i lavoratori che operano in altri settori.

Badante in malattia: cosa fare?

Quando parliamo di malattia del dipendente intendiamo riferirci a qualsiasi alterazione del suo stato di salute che non gli permette di svolgere regolarmente il suo lavoro. La legge prevede per tutti i lavoratori, e anche per la badante, il diritto di assentarsi dal lavoro in caso dell’insorgenza di una malattia debitamente certificata dal medico curante.

Se la badante si ammala, dunque, ha diritto a non recarsi al lavoro per tutte le giornate di riposo che le sono state prescritte dal medico nella cosiddetta prognosi di malattia presente nel certificato.

Non c’è dubbio, tuttavia, che mentre una grande azienda può gestire l’assenza per malattia di un lavoratore e organizzarsi diversamente, in una famiglia gestire l’assenza per malattia di una badante è molto difficile. Per questo, la tutela della badante in malattia prevista dal contratto collettivo nazionale di lavoro del lavoro domestico è sicuramente molto più debole di quanto previsto in altri Ccnl di settore.

Chi paga la badante in malattia?

Innanzitutto, a differenza di altri lavoratori del settore privato, la badante, durante l’assenza per malattia, non ha diritto a ricevere alcuna indennità economica a carico dell’Inps.

Il Ccnl del lavoro domestico prevede che, durante la malattia, la badante debba essere retribuita dal datore di lavoro per un numero di giorni che dipende dall’anzianità di servizio della lavoratrice. Il Ccnl determina anche a quanto ammonta l’indennità economica che il datore di lavoro deve erogare alla badante in malattia.

In particolare:

  • se la badante ha fino a 6 mesi di anzianità di servizio, il datore di lavoro le deve retribuire fino a 8 giorni di assenza per malattia nell’anno solare. Dal primo al terzo giorno di assenza, la badante avrà diritto al 50% della retribuzione e dal quarto all’ottavo giorno al 100%;
  • se, invece, la badante ha un’anzianità di servizio da 6 mesi a 2 anni, avrà diritto ad essere retribuita per un massimo di 10 giorni nell’anno solare con le medesime percentuali che abbiamo già visto;
  • oltre i 2 anni di servizio, la badante deve essere retribuita per un massimo di 15 giorni di assenza per malattia in un anno con le percentuali che abbiamo già illustrato.

Badante in malattia: il periodo di comporto

La legge [1] prevede che il lavoratore in malattia non possa essere licenziato durante tutto il periodo di assenza certificato dal medico, per un numero massimo di giorni indicati dal contratto collettivo di settore. Questo periodo di conservazione del posto di lavoro del lavoratore assente a causa dello stato morboso viene detto periodo di comporto.

Nel caso della badante, il periodo di conservazione del posto è il seguente:

  • 10 giorni di calendario (20 giorni in caso di malattia oncologica) se la badante ha un’anzianità di servizio fino a 6 mesi;
  • 45 giorni di calendario (90 giorni in caso di malattia oncologica) se la badante ha un’anzianità di servizio da 6 mesi e 2 anni;
  • 180 giorni di calendario (360 giorni in caso di malattia oncologica) se la badante ha un’anzianità lavorativa oltre 2 anni.

Se, dunque, la badante si ammala spesso può rischiare di perdere il posto di lavoro qualora le assenze per malattia cumulate nell’arco di 2 anni superano il periodo di comporto illustrato.


note

[1] Art. 2110 cod. civ.


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