Tari: in arrivo probabile rincaro

21 Settembre 2020 | Autore:
Tari: in arrivo probabile rincaro

Un nuovo decreto esclude le attività industriali da pagamento dei rifiuti urbani al servizio pubblico: la tassa andrà ripartita tra le altre categorie.

I cittadini potrebbero trovarsi dal 2021 un’amara sorpresa sul fronte della Tari. Il decreto sull’assimilazione dei rifiuti speciali a quelli urbani e che, quindi, elimina la tassa per tutte le attività produttive comporterebbe per le utenze domestiche e per le altre categorie un inevitabile rincaro. L’equazione è semplice: se le tariffe non cambieranno (o quasi) e saranno in meno a pagare, quelli che dovranno versare la tassa rifiuti dovranno sborsare di più per compensazione. In alcuni casi, nella migliore delle ipotesi, si potrebbe arrivare al raddoppio dell’attuale importo.

Il motivo di questo rincaro, come detto, lo si trova nella modifica del decreto che definisce le competenze dei Comuni in materia [1]. Da una parte, liberalizza la gestione dei rifiuti assimilati. Dall’altra, sopprime per gli Enti locali la possibilità di decidere assimilazioni, il che comporta la modifica degli attuali regolamenti sulla Tari.

Che cosa significa e come si arriva al rincaro per i cittadini? Come spiega questa mattina Il Sole 24 Ore, il nuovo decreto stabilisce che le utenze non domestiche possono conferire al di fuori del servizio pubblico i propri rifiuti urbani previa dimostrazione di averli avviati al recupero mediante attestazione rilasciata da chi effettua l’attività di recupero. Questa novità viaggia di pari passo con la nuova definizione di rifiuto urbano, nella quale rientrano anche i rifiuti indifferenziati e da raccolta differenziata, simili quelli prodotti dai soggetti inseriti in un nuovo allegato.

Da questo elenco sono state escluse le attività industriali «con capannoni di produzione», poiché non producono rifiuti urbani. Proprio per questo motivo, le citate attività industriali possono conferire i rifiuti ad un servizio privato, purché la scelta venga fatta per non meno di cinque anni.

In buona sostanza, tutte le altre categorie, compresa ovviamente quella delle utenze domestiche, dovranno distribuirsi il costo delle tariffe, sul quale, oltretutto, è già previsto un aumento dal 2021.


note

[1] Dlgs. n. 116/2020 che modifica l’art. 198 Dlgs 152/2006.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

2 Commenti

  1. per le seconde case e” una appropriazione” indebita in quanto il servizio e” inesistente per il mancato uso della abitazione,,,un paese di burocrati che costa alla collettivita oneri da primato mondiale

Rispondi a Redazione Annulla risposta

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube