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Accertamenti fiscali sui professionisti

21 Settembre 2020
Accertamenti fiscali sui professionisti

Come il Fisco controlla le evasioni fiscali di geologi, architetti, ingegneri, geometri, avvocati, medici, commercialisti. 

Un tempo considerati più fortunati degli altri contribuenti per la facilità con cui possono sottrarsi agli obblighi di fatturazione, oggi i professionisti sono una categoria particolarmente attenzionata dal Fisco che ha affilato le proprie armi contro l’evasione fiscale e il nero. Gli strumenti con cui l’Agenzia delle Entrate riesce ad operare gli accertamenti fiscali sui professionisti sono numerosi e variano a seconda del tipo di attività. Ne esistono alcuni generali, utilizzati nei confronti di tutti, ed altri invece specifici per settori. 

Cerchiamo di vedere come avvengono le verifiche fiscali sui professionisti partendo appunto dagli strumenti più comuni per stanare gli evasori dei redditi di lavoro autonomo. 

ISA (Indici sintetici di affidabilità fiscale)

Partiamo dai metodi di controllo validi per tutti i professionisti. 

In primo luogo, compaiono gli Isa (Indici sintetici di affidabilità fiscale) che hanno sostituito gli studi di settore. Si applicano nei confronti di esercenti attività di impresa, arti o professioni, con una metodologia basata sull’analisi di dati e informazioni, relativi a più periodi d’imposta, con cui sono individuati indicatori elementari che permettono di verificare la normalità e la coerenza della gestione aziendale o professionale.

Tali indici, a differenza degli studi di settore, rappresentano non un mezzo diretto di accertamento, ma esprimono su una scala da 1 a 10 il grado di affidabilità fiscale riconosciuto a ciascun contribuente, cui conseguono determinati benefici. 

Accertamenti analitici

Sono basati sulle scritture contabili presentate dal contribuente a seguito di richiesta dell’Ufficio oppure esibite in sede di verifica, volti a controllare quei soggetti esercenti attività di lavoro autonomo che, seppure dichiarino un ammontare elevato di compensi, deducono un importo cospicuo di costi, andando così ad abbattere in maniera significativa il reddito imponibile.

Accertamenti bancari e sui conti correnti

I controlli bancari avvengono principalmente con l’Anagrafe dei conti correnti che rivela tutte le movimentazioni sul conto corrente, sulla base dei dati forniti dalle banche stesse. 

I versamenti di contanti e i bonifici ricevuti si presumono reddito salvo prova contraria che grava sul contribuente [1]. Per questo il Fisco, di fatto, non è tenuto a dimostrare null’altro oltre al movimento contestato e non giustificato dal contribuente [2].

Sui professionisti non vengono svolti controlli sui prelievi come invece accade con gli imprenditori [3].

Secondo la Commissione tributaria Lazio [4], ai fini della dimostrazione contraria alla presunzione legale relativa che assiste le indagini finanziarie, il contribuente professionista deve allegare prove non generiche, ma analitiche, circostanziate e specifiche, le quali, però, non devono essere necessariamente costituite da documentazione bancaria, potendosi ritenere la sussistenza di tali caratteristiche anche in relazione a documentazione di altro tipo.

I controlli sulle movimentazioni sul conto corrente (pagamenti ricevuti, bonifici in entrata, versamenti di denaro) sono oggi di fatto lo strumento d’indagine più potente del Fisco: questi accertamenti, infatti, sono più veloci di quelli analitico-presuntivi, che richiedono un meticoloso incrocio tra tutte le fatture emesse dal professionista e il numero e le prestazioni rese.

Controlli su geometri, geologi, ingegneri, architetti

Nei confronti dei lavoratori autonomi del campo edile, l’Agenzia delle Entrate è solita fare controlli basati su accertamenti analitico-presuntivi che consentono di determinare i compensi conseguiti sulla base delle prestazioni rese. In pratica, vengono rilevate dal Fisco le incongruenze tra i progetti depositati presso l’ufficio del genio civile e il numero e il contenuto delle fatture emesse per queste prestazioni dal professionista [5].

Controlli simili sono effettuati, da ormai molto tempo, nei confronti di architetti, ingegneri e geometri, per scovare l’omessa dichiarazione di compensi derivanti da pratiche edilizie.

Secondo la giurisprudenza [6], sono lecite tali metodologie di controllo del Fisco che prevedono la verifica del numero di pratiche trasmesse al catasto tramite gli applicativi in uso a tali tecnici per gli aggiornamenti catastali, in modo che incrociando il numero complessivo delle pratiche ed i nominativi dei relativi intestatari si può controllare se i professionisti hanno fatturato tutte le prestazioni ai clienti: si tratta ormai di procedure informatizzate (Docfa e Pregeo), che viaggiano su canali telematici e i cui dati confluiscono nella grande banca dati del Fisco, dalla quale possono essere estrapolate informazioni anche per gli accertamenti nei confronti dei lavoratori autonomi.

Medici, dentisti e odontoiatri

Nei confronti di dentisti e odontoiatri, i controlli vengono fatti sulla base dei costi scaricati per l’acquisto di strumenti professionali o altri beni come i guanti monouso, essendovi una sicura correlazione fra consumo di materiali ed interventi per prestazioni professionali sui pazienti. Lo stesso dicasi per gli aspirasaliva monouso [7].

Avvocati

L’attività degli avvocati è “tracciata” per via dell’iscrizione telematica dei procedimenti civili. Così non c’è più solo il controllo dell’agenda legale, ma anche la verifica dei procedimenti in corso grazie a un collegamento con l’ufficio del tribunale che rivela quante cause il professionista sta patrocinando o ha già patrocinato. In questo modo, è più semplice fare una verifica sulle fatture emesse [8]. 

Commercialisti

Stesso discorso per i commercialisti visto che ormai tutte le dichiarazioni fiscali sono trasmesse per via telematica, i verificatori possono rapidamente riscontrare il numero e i nominativi delle dichiarazioni inviate per conto dei clienti dal professionista incaricato, con le parcelle da quest’ultimo emesse, al fine di intercettare eventuali compensi non dichiarati.

Un punto a favore dei commercialisti è stato però decretato di recente dalla Cassazione, secondo cui il Fisco non può accertare l’omessa dichiarazione dei compensi sulla base della rilevazione di prestazioni, consistenti nella sola trasmissione di dichiarazioni dei redditi, non riscontrate da parcella, se il commercialista adduce trattarsi di prestazioni gratuite rese ai soci delle società di cui tiene la contabilità, nonché ad altri soggetti che potrebbero incrementare il parco clienti [9].

Secondo le Entrate, invece, sono sospette tali prestazioni gratuite rese dai professionisti, pur ammettendo che la gratuità delle prestazioni può essere considerata verosimile nei confronti di parenti o di amici [10].

Approfondimenti

Per ulteriori informazioni, leggi:


note

[1] Cass. sent. n. 14058/2020

[2] C. Cost. sent. n. 228/2014; Cass. sent. n. 547/2020.

[3] Cass. sent. n. 19497/2020.

[4] CTP Lazio sent. n. 1300/2020.

[5] Cass. sent. n. 8491/2020.

[6] Ctr Sicilia, sentenza 110/2013; Ctr Sardegna, sentenza 302/2019; Ctp Cagliari, sentenza 2/2020.

[7] Cass. sent. n. 14879/2008, n. 10692/2018, n. 23956/2019.

[8] Cass. sent. n. 7460/2009.

[9] Cass. sent. n. 21972/2015.

[10] Ag. Entrate circolare 28 settembre 2001, n. 84/E.


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