Cancro al seno: arriva un farmaco contro la recidiva

21 Settembre 2020
Cancro al seno: arriva un farmaco contro la recidiva

Una terapia sperimentale promette di ridurre il rischio ricadute del 25%.

La nuova speranza contro il cancro al seno si chiama Abemaciclib. È una molecola: dagli studi che si stanno conducendo, risulta che sia in grado di ridurre di più di un quarto il rischio di ricaduta in chi si ammala di cancro al seno iniziale ad alto rischio. La buona notizia arriva dal Presidential Symposium del Congresso virtuale 2020 della European Society for Medical Oncology (Esmo).

L’agenzia di stampa Adnkronos spiega che la molecola è sviluppata e prodotta da Eli Lilly. Combinata con la terapia endocrina adiuvante standard (Et) può diminuire del 25,3% il rischio di recidiva. È dunque molto più efficace della sola terapia endocrina. Constatazione che deriva dai risultati di un’analisi pubblicati anche sul Journal of clinical oncology, oltreché resi noti al Congresso virtuale.

L’analisi – chiamata monarchE – è stata portata avanti su 5.637 malati di cancro al seno in fase iniziale ad alto rischio ricadute, positivi al recettore ormonale (Hr+) e negativi al recettore del fattore di crescita epidermico umano (Her2-). Sono stati trattati per due anni con Et e, in aggiunta, Abemaciclib e continueranno ad assumerlo per almeno altri cinque anni.

Risulta ridotto del 28,3% il rischio di ricadute di malattia a distanza, ovvero dello sviluppo di metastasi che, in genere, si presenta almeno nel 30% dei casi. Secondo Valentina Guarneri, associato di Oncologia medica all’università di Padova – Istituto oncologico veneto (Iov), la scoperta è fondamentale, per avere maggiori probabilità di successo per questi pazienti.

I dati, dice Guarneri, «costituiscono una novità decisiva per le persone con un carcinoma mammario in fase iniziale Hr+/Her2- ad alto rischio, pari a circa il 20-30% dei 53.500 casi di tumore al seno che si registrano ogni anno in Italia: potenzialmente si tratta di uno dei più importanti progressi nel trattamento di questa popolazione di pazienti negli ultimi due decenni».

Questo nuovo tipo di terapia dimostra che aumentare la speranza di vita è possibile. «I dati raccolti sono molto positivi e incoraggiano senz’altro a proseguire», è l’opinione della professoressa Guarneri.



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