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Risarcimento danni alluvione

24 Novembre 2020 | Autore:
Risarcimento danni alluvione

Danni da maltempo: come chiedere il risarcimento allo Stato? Gli enti pubblici sono sempre responsabili in caso di allagamenti?

L’Italia è tristemente nota per l’elevato rischio idrogeologico del suo territorio. Nel caso di condizioni meteorologiche avverse (forti piogge, maltempo, ecc.), il paese è sovente soggetto a frane, allagamenti e dissesti vari. Almeno una volta all’anno si verificano fenomeni alluvionali che colpiscono seriamente diverse parti del territorio della penisola, da nord a sud, a volte causando anche vittime. In casi del genere, chi paga i danni provocati dal maltempo? C’è un modo per ottenere il risarcimento dei danni da alluvione? La risposta alla domanda è: dipende. Da cosa? Dalla possibilità di attribuire la responsabilità dell’evento disastroso alla negligenza di chi avrebbe dovuto sorvegliare sul territorio oppure avrebbe dovuto predisporre le giuste misure di sicurezza.

In caso contrario, per poter ottenere un ristoro economico si dovrà soltanto sperare in un indennizzo elargito dallo Stato. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: scopriremo insieme come ottenere il risarcimento dei danni per alluvione.

Danni da maltempo: chi paga?

Chi paga i danni da maltempo? In teoria, dovrebbe pagarli lo Stato, o meglio l’ente pubblico responsabile della gestione del territorio. Tutto dipende, però, dalla possibilità di addossare a questi soggetti una precisa responsabilità da omessa custodia. Vediamo di cosa si tratta.

Responsabilità omessa custodia: cos’è?

Secondo la legge, ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito [1].

In pratica, tutti, persone fisiche e giuridiche, rispondono del danno che è stato prodotto dalle cose di cui hanno la custodia. Custode è colui che ha il potere di vigilanza e di controllo sulla cosa, in quanto ne è proprietario o, semplicemente, ne ha la gestione.

Ad esempio, se presti la tua auto a un amico e questi provoca un incidente, egli risponderà (insieme a te che sei il proprietario) del danno in quanto aveva la custodia del veicolo. La stessa norma vale per gli immobili e, perfino, per gli animali.

Stato: quando paga il risarcimento per alluvione?

Lo Stato (e, per estensione, le regioni, le province, i comuni e tutti gli altri enti pubblici) hanno la custodia di numerosi beni immobili e, pertanto, sono responsabili dei danni causati dalla cattiva gestione di queste cose.

Nel caso di alluvione, rileva la custodia di determinati beni del demanio pubblico, quali i fiumi, i torrenti, i laghi e gli acquedotti.

Orbene, ogni volta che un’alluvione causa dei danni, lo Stato (o gli altri enti pubblici) sono tenuti a pagare il risarcimento se i pregiudizi causati dalle piogge sarebbero stati evitabili utilizzando l’ordinaria diligenza e, pertanto, prendendosi cura dei beni di cui si ha la gestione.

Ad esempio, se un fiume esonda perché il Comune non ha realizzato gli interventi di manutenzione prescritti dalla legge, i danni dovranno essere risarciti dall’ente locale. Lo stesso dicasi se l’alluvione è provocata dalla cattiva pulizia degli acquedotti, oppure dal malfunzionamento degli stessi, nonostante le ripetute segnalazioni dei cittadini.

Insomma: se è vero che la pioggia è mandata dal cielo e, dunque, la sua caduta non è attribuibile a nessuno, è altrettanto vero che è compito delle persone responsabili prevenire disastri molte volte prevedibili.

In sintesi: il risarcimento dei danni da alluvione è pagato dagli enti pubblici, se non hanno provveduto agli obblighi di manutenzione e prevenzione dei rischi imposti dalla legge.

Enti pubblici: quando non pagano il risarcimento?

Da quanto detto nel precedente paragrafo, consegue che se il danno non poteva in alcun modo essere evitato (in quanto calamità naturale imprevedibile e incontenibile), il cittadino non ha diritto ad alcun tipo di risarcimento.

In questo caso, infatti, l’evento naturale può essere equiparato al caso fortuito di cui parla la norma sulla responsabilità delle cose in custodia. Per caso fortuito si intende un evento imponderabile, imprevisto e imprevedibile, contro il quale non si può far nulla.

Secondo la giurisprudenza [2], spetta al Comune (o ad altro ente pubblico coinvolto) l’onere di dimostrare l’assoluta imprevedibilità dell’evento atmosferico, con conseguente esclusione del diritto al risarcimento per il cittadino.

Dunque, se l’alluvione era assolutamente inevitabile, pur avendo adottato tutte le precauzioni necessarie, il privato che ha subìto un danno a causa del forte maltempo dovrà sperare nei sussidi pubblici messi a disposizione per le vittime di disastri naturali (pensa, ad esempio, ai buoni di ricostruzione emessi dallo Stato a favore dei terremotati).

Danni maltempo: come chiedere il risarcimento?

Nel caso di allagamenti, se i danni sono imputabili alla scarsa (o assente) manutenzione dell’ente pubblico responsabile della gestione, o comunque a qualche altra violazione di legge, si potrà avanzare formale richiesta di risarcimento danni nei confronti dell’ente stesso.

Per essere credibili e avere speranze di ottenere il risarcimento, occorre documentare la propria richiesta: foto, video, perizie, testimonianze, verbali dell’intervento delle autorità; tutto andrà bene per provare il danno patito e la conseguente responsabilità dell’ente.

La messa in mora va spedita all’indirizzo ufficiale ove ha sede l’ente (ad esempio, nel caso di responsabilità del Comune, presso la sede del municipio). Occorre spedire la diffida avvalendosi del servizio postale (raccomandata a/r) o, in alternativa, inviando una pec, che ha lo stesso valore legale della raccomandata.

Nel caso di risposta negativa dell’ente (il quale, molto probabilmente, declinerà ogni forma di responsabilità invocando il caso fortuito), allora occorrerà procedere con un avvocato, il quale valuterà se intraprendere o meno una causa legale.


Il risarcimento dei danni da alluvione è pagato dagli enti pubblici, se non hanno provveduto agli obblighi di manutenzione e prevenzione dei rischi imposti dalla legge.

note

[1] Art. 2051 cod. civ.

[2] Cass., sent.. n. 5658/2010.

Autore immagine: Pixabay.com


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