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Se smaltisco i rifiuti devo pagare la Tari?

21 Settembre 2020
Se smaltisco i rifiuti devo pagare la Tari?

Imposta sulla spazzatura: precisazioni sulle superfici assoggettabili a tributo.

La maggiore sensibilità per l’ambiente e l’ecologia sta portando alcune persone a provvedere non solo alla raccolta differenziata ma allo stesso smaltimento, in via autonoma, dei rifiuti prodotti. Succede, soprattutto, con le attività commerciali e professionali. Si pensi a un avvocato che consegna a una ditta privata la carta utilizzata e cestinata per il riciclo della stessa o a un dentista che provvede autonomamente a smaltire, tramite apposita ditta specializzata, i propri rifiuti speciali. Anche gli hotel, a volte, si valgono di sistemi in outsourcing.

Ma che ne è, in questi casi, della Tari, l’odiata imposta sulla spazzatura, a chi smaltisce da sé i rifiuti?

La questione è stata analizzata proprio di recente da una sentenza della Commissione tributaria regionale del Lazio [1]. Non è la prima volta che la giurisprudenza affronta questo problema. Più di un contribuente si è rivolto alle aule della giustizia chiedendo: se smaltisco i rifiuti devo pagare la Tari? Ecco la risposta fornita dai giudici. 

Tari ridotta per chi smaltisce i rifiuti 

La legge generale sulla Tarsu, poi recepita nella Tari, non prevede, in casi di smaltimento autonomo di rifiuti speciali da parte del contribuente, una totale esenzione dal tributo per gli stessi. Ciò nonostante il Comune può riconoscerne uno sconto sulla tariffa che deve versare il contribuente. 

Tutto ciò che bisogna fare è quindi analizzare la disciplina locale e le eventuali esenzioni o riduzioni del tributo previste per chi smaltisce in via autonoma i rifiuti. 

Condizioni per lo sconto Tari

Non basta, chiaramente, la semplice dichiarazione del contribuente circa l’affidamento dell’incarico dello smaltimento a soggetti terzi. Quanto meno – rileva la sentenza in commento – è necessario produrre il contratto o la convenzione stipulata con la ditta incaricata del recupero dei rifiuti, da presentare poi al Comune con denuncia di variazione. 

Superfici assoggettabili a Tari e sconto per smaltimento rifiuti

Proprio ai sensi del dlgs 507/93, è consentito al Comune stabilire, con regolamento, la porzione di superficie non tassabile tale da ridurre, e non esentare del tutto, dal tributo in questione. Spetta al contribuente non solo dimostrare la porzione dell’immobile adibita a smaltimento tramite ditta autonoma esibendo apposita convenzione, ma altresì indicare tale circostanza nella denuncia di variazione Tari.

Tale decisione è confermata da una sentenza della Cassazione [2] con cui i giudici hanno affermato che il diritto all’esenzione avrebbe potuto essere semmai riconosciuto soltanto se la produzione e lo smaltimento dei rifiuti speciali fosse stato idoneamente provato e inserito in dichiarazione.

La Commissione Provinciale di Taranto [3] ha chiarito che l’esenzione o riduzione della Tari deve essere limitata a quella parte del bene immobile in cui vengono prodotti i rifiuti speciali, per i quali il contribuente provvede allo smaltimento mediante ditte esterne specializzate, mentre per gli altri locali destinati ad attività diverse (uffici, depositi, servizi) i rifiuti devono essere classificati urbani per esclusione, con conseguente tassazione della relativa superficie.

Approfondimenti

Per maggiori approfondimenti, leggi: “Tassa rifiuti 2019: come non pagare o pagare meno“.


note

[1] Ctr Lazio, sent. n. 370/13/2020.

[2] Cass. sent. n. 2271/2018. 

[3] CTP Taranto, sent. n. 1255/2019.

(…) Ha proposto appello il comune di Pomezia, eccependo, tra l’altro, l’insufficienza della documentazione prodotta dal contribuente, consistente nella mera dichiarazione del soggetto smaltitore dei rifiuti, essendo invece necessaria la produzione della convenzione stipulata tra la ditta stessa e il contribuente, il quale inoltre avrebbe dovuto produrre tale documento nella denuncia di variazione Tarsu/Tares, ai sensi dell’art. 70, dlgs n. 507/93.(…)

L’appello del comune di Pomezia, a giudizio di questa Commissione, deve essere accolto. L’avviso di accertamento impugnato, relativo al mancato pagamento Tarsu anno 2009, riguarda il locale sito in Pomezia, (…), destinato a «studio professionale, dentistico».

L’art. 62 del dlgs n. 507/93 (…) Nella determinazione della superficie tassabile non si tiene conto di quella parte di essa che per specifiche caratteristiche strutturali e per destinazione si formano, di regola, rifiuti speciali, tossici o nocivi, allo smaltimento dei quali sono tenuti a provvedere a proprie spese i produttori stessi in base alle norme vigenti. Ai fini della determinazione della predetta superficie non tassabile il comune può individuare nel regolamento categorie di attività produttive di rifiuti speciali tossici o nocivi alle quali applicare una percentuale di riduzione rispetto alla intera superficie su cui l ‘attività viene svolta.»

Il Regolamento del comune di Pomezia relativo alla applicazione della Tarsu (…) prevede, (…) riduzioni di tariffa «per le attività (…) su cui si producono rifiuti speciali, tossici o nocivi, in quanto le relative operazioni non sono esattamente localizzate: riduzione del 30%».

Da detta normativa si ricava pertanto non essere prevista l’esenzione dal pagamento dell’imposta in esame, ma una percentuale di riduzione, alle condizioni normativamente richieste.

Sul punto, una recente sentenza della Corte di cassazione (n. 2271 del 30/1/2018), nel confermare un consolidato orientamento, ha affermato che il diritto alla esenzione o alla riduzione della tassa rifiuti in relazione alla produzione di rifiuti speciali vada dimostrata dal contribuente in dichiarazione, spettando quindi al soggetto passivo di imposta provare che una determinata parte di superficie è produttiva di rifiuti speciali non assimilabili agli urbani, essendo dunque irrilevante che la società abbia provato di aver affidato, negli anni oggetto dell’accertamento, rilevanti quantità di rifiuti speciali a ditte specializzate per il loro smaltimento e recupero. In mancanza della suddetta dichiarazione presentata al comune, il pagamento è pertanto dovuto.(…)


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