Contagio Covid: quanto si rischia al lavoro

21 Settembre 2020
Contagio Covid: quanto si rischia al lavoro

Il nuovo rapporto Inail sulle 52mila denunce di infezioni da Coronavirus e sui 303 decessi: la mappa dei settori produttivi e d’impiego più colpiti.

Sono 52.209 i contagi sul lavoro da Covid-19 denunciati all’Inail alla data del 31 agosto, con una crescita di 846 casi in più rispetto a quelli rilevati fino al 31 luglio. I dati emergono dal nuovo report nazionale elaborato dall’Inail sull’andamento del fenomeno in tutta Italia e appena diffuso dall’agenzia stampa Adnkronos.

Sanità e assistenza sociale sono i settori più colpiti: qui si concentrano il 71,2% delle infezioni da Coronavirus sul lavoro denunciate ed il 23% dei casi mortali, che complessivamente sono arrivati al numero di 303 da inizio anno, di cui 27 nel solo mese di agosto. il 71,3% dei lavoratori contagiati sono donne e l’età media scende a 47 anni.

Quindi ospedali, case di cura e di riposo, istituti, cliniche, policlinici universitari, Rsa (residenze per anziani e disabili) sono i luoghi di lavoro dove si concentra maggiormente il contagio, senza dimenticare l’incidenza degli organi pubblici preposti alla sanità, come le Asl: tenendo conto anche di essi, il totale arriva all’80,2% dei contagi ed al 34% dei decessi.

In ambito sanitario, la categoria professionale più colpita è quella dei tecnici della salute con il 39,7% dei contagi denunciati e oltre l’83% dei quali sono relativi a infermieri. Seguono gli operatori socio-sanitari con il 20,9%, mentre i medici si classificano al terzo posto, con il 10,2%. Ed ancora, gli operatori socio-assistenziali (8,9%), il personale non qualificato nei servizi sanitari – come ausiliari, portantini e barellieri – (al 4,8%), gli impiegati amministrativi (3,1%), gli addetti ai servizi di pulizia (1,9%) ed infine i dirigenti sanitari (1,0%).

Le altre categorie maggiormente a rischio, tra tutte le attività produttive, sono, secondo il Rapporto Inail, i servizi di vigilanza, pulizia, call center, il settore manifatturiero (soprattutto gli addetti alla lavorazione di prodotti chimici, farmaceutici, alimentari) e le attività dei servizi di alloggio e ristorazione.

Negli ultimi mesi si osserva però – rileva l’Istituto – «una progressiva riduzione dell’incidenza dei casi di contagio da Coronavirus sul lavoro nel settore della sanità e assistenza sociale, che passa dal 71,6% del periodo marzo-maggio al 56,0% di giugno-agosto, e un incremento in quelle attività economiche che, soprattutto nel periodo estivo, hanno avuto una ripresa lavorativa, come i servizi di alloggio e ristorazione (passati dal 2,5% di marzo-maggio, al 4,3% di giugno-agosto, con il 5,0% solo ad agosto) o noleggio, agenzie di viaggio e servizi di supporto alle imprese (cresciute dal 4,3% del periodo marzo-maggio al 7,7% di giugno-agosto e al 13,7% nel solo mese di agosto)».

Quanto alle zone d’Italia più colpite dai contagi con esito mortale, più di 8 denunce su 10 sono concentrate nel Nord e il Nord Ovest fa la parte del leone, con il 56,1% dei casi, seguito dal Nord Est con il 24,2%, mentre il Centro si attesta all’11,9%, seguito dal Sud con il 5,7% e dalle Isole con il 2,1%.



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5 Commenti

  1. Non scherziamo su queste cose, perché io ritengo che il rischio di contrarre il covid sul posto di lavoro sia davvero alto… Poi, se sei al servizio della gente, ad esempio lavori nella ristorazione, ci sono gravissimi rischi per tutti: colleghi e clienti

  2. Ci metto la mano sul fuoco che ormai la gente sta vivendo con superficialità questa pandemia da quando le restrizioni si sono allentate. Molti si salutano per strada e adottano certi comportamenti come se il covid fosse svanito nel nulla, mentre dobbiamo stare allerta e non abbassare la guardia soprattutto quando entriamo a contatto con gente che è stata fuori o che svolge alcune attività lavorative

  3. Il fatto che ora sembra che il rischio sia diminuito, ma i casi continuano ad aumentare. La percezione della gente, come prima della pandemia, si divide in due grandi fette: c’è chi continua a mantenere e rispettare le buone abitudini che il covid ci ha insegnato e chi, invece, fa peggio di prima e cerca di ignorare l’esistenza del virus. Negazionisti ignoranti e incoscienti

  4. Ritengo che il rischio sia molto più elevato quando si va a mangiate fuori, al ristorante e in pizzeria, oppure quando si va nei bar e nei pub. SE consumo qualcosa fuori chiedo espressamente bicchieri di plastica oppure se consumo una bibita, chiedo la cannuccia. Quando mangio il gelato cerco di fare attenzione ai cucchiaini. C’è addirittura chi si porta da casa i bicchieri di plastica. Oppure c’è chi si porta una bottoglietta d’acqua da casa quando esce per evitare di fermarsi nei locali

  5. E’ chiaro che i luoghi in cui aumentano le possibilità di contrarre il virus siano ristoranti, pizzerie, pub, bar, negozi di abbigliamento, studi medici e dentistici, discoteche ecc. Infatti, c’è stato il boom di casi in alcuni luoghi di lavoro che hanno dovuto chiudere dopo i contagi dei dipendenti

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