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Addebiti in bolletta per servizi mai richiesti: come tutelarsi

29 Novembre 2013 | Autore:
Addebiti in bolletta per servizi mai richiesti: come tutelarsi

Può capitare di ricevere bollette con l’addebito di costi per servizi mai richiesti: è il caso frequente dei servizi telefonici; come bisogna comportarsi in questi casi?

 

L’azienda o ente che richiede al cliente il pagamento di servizi da questi mai ordinati e mai approvati adotta una pratica commerciale scorretta. La legge, infatti, vieta l’esecuzione di forniture, e conseguente richiesta di pagamento, qualora non vi sia stata l’ordinazione ed espressa approvazione – ma solo una semplice richiesta di informazioni – da parte del cliente.

Il divieto in esame non riguarda:

– la fornitura di omaggi e campioni gratuiti inviati a fini promozionali;

– l’invio di merce in visione se c’è stato il consenso del destinatario.

In questi casi, infatti, non vi è alcun costo o pregiudizio per il consumatore.

A fronte di una pratica commerciale scorretta, il consumatore ha pieno diritto di contestazione perché viene violata la sua libertà negoziale, in quanto costretto ad acquistare un determinato servizio e sostenere costi indesiderati.

Per contestare un servizio non richiesto il consumatore può:

rivolgersi direttamente all’operatore commerciale, inviando apposita lettera per far presente la pratica scorretta; quindi, chiedere la sospensione del servizio o la risoluzione del contratto e la restituzione delle somme eventualmente già versate;

segnalare la pratica scorretta all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust) in modo che essa intervenga per inibire tale condotta e sanzionarla;

– presentare ricorso al giudice per ottenere la condanna dell’operatore al risarcimento del danno.

 

In caso di servizi telefonici non richiesti

Spesso la pratica scorretta in esame riguarda servizi telefonici non richiesti, generalmente costi aggiuntivi rispetto al proprio piano tariffario. Il consumatore che intende contestarli deve, prima di iniziare un’eventuale causa contro una compagnia telefonica, avviare il tentativo di conciliazione presso il Corecom o la Camera di Commercio.

In particolare il consumatore può:

a) se i costi addebitati sono aggiuntivi rispetto al servizio correttamente fornito, pagare la bolletta ma non il costo del servizio contestato;

b) inviare una lettera di reclamo al gestore telefonico nella quale si contesta la bolletta e si chiede l’immediata disattivazione del servizio contestato;

c) se il reclamo non ha effetto, si può avviare la causa civile di risarcimento; però, prima è obbligatorio esperire il tentativo di conciliazione davanti al Co.Re.Com. (Comitato Regionale per le Comunicazioni) della propria regione;

d) se il tentativo di conciliazione si conclude con successo, il verbale ha valore di transazione tra le parti: ciascuna si obbliga nei confronti dell’altra e non può più agire in giudizio per le stesse pretese;

e) se il tentativo di conciliazione fallisce, il consumatore può instaurare una causa civile con ricorso al giudice di pace. Visti i costi processuali, tale ipotesi deve essere considerata solo quando l’entità del danno procurato dalla compagnia telefonica sia tale da rendere conveniente il ricorso.

In ogni caso il consumatore può rivolgersi all’Antitrust per denunciare la pratica scorretta: l’Autorità, accertata la violazione, può tuttavia solo sanzionare il gestore ma non pronunciarsi sul merito della controversia con il cliente.


note

Autore della foto: 123rf.com


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