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Pali telefonici: ultime sentenze

7 Ottobre 2020
Pali telefonici: ultime sentenze

Responsabilità per danni cagionati da cose in custodia; responsabilità della PA; manutenzione straordinaria; sopravvenuta inidoneità fisica alle mansioni lavorative del dipendente; intervento di sostituzione dei pali telefonici.

Caso fortuito e responsabilità della PA

La P.A. risponde, ai sensi dell’art. 2051 c.c., dei danni riportati dall’autovettura di proprietà dell’attrice allorché, mentre percorreva la strada interpoderale, a causa di alcune buche site al centro della sede stradale finiva fuori strada abbattendo un palo telefonico.

La responsabilità ex art. 2051 ha natura oggettiva e non trova applicazione nei confronti degli enti pubblici ogni qual volta il bene, sia esso demaniale o patrimoniale, per le sue caratteristiche, quali estensione e modalità d’uso, sia oggetto di un utilizzo generale e diretto da parte dei terzi, tale da limitare in concreto il potere di custodia e vigilanza della PA.

Presupposto della responsabilità di cui all’art. 2051 c.c. è il nesso causale tra la cosa in custodia e il danno arrecato, a nulla rilevando la condotta del custode e l’osservanza o meno di un obbligo di vigilanza. Solo il varificarsi del caso fortuito è idoeno ad escludere la responsabilità di cui all’art. 2051 c.c.

Tribunale Taranto, Sezione 1 Civile, Sentenza 28 aprile 2016, n. 1391

Cavi telefonici e tassazione

In tema di cavi telefonici, è irrilevante, per escludere la soggezione a Tosap dell’occupazione del suolo pubblico la circostanza che si tratti non della rete principale, ma di quella secondaria. In particolare è soggetto a tassazione sia lo spazio occupato dalle centraline e dai pali, sia quello occupato da cavi aerei che, correndo su suolo pubblico, collegano le centraline agli edifici e gli edifici tra loro, atteso che la previsione contenuta nell’articolo 46 del decreto legislativo n. 507 del 1993, è generale per il soprassuolo, e posto che l’articolo 38, comma 2, non esclude affatto dalla tassazione centraline e cavi che corrono su suolo pubblico. La presenza in aria di un cavo, infatti, costituisce un fatto di occupazione del soprassuolo che deve essere sottoposto a tassazione.

Corte di Cassazione, Sezione TRI, Civile, Sentenza, 16 agosto 2005, n. 16917

Pali telefonici rimossi e concetto di rifiuto

Del concetto di rifiuto il legislatore ha dettato, all’articolo 183, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152, una precisa definizione, qualificando come tale qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l’intenzione o l’obbligo di disfarsi. Si tratta di una definizione che non si caratterizza per la individuazione di elementi intrinseci di determinati oggetti o sostanze che, se presenti, ne determinano la qualificazione come rifiuto, quanto, piuttosto, di una definizione di tipo funzionale, essendo rifiuto tutto ciò di cui il detentore si sia disfatto ovvero intenda disfarsi o sia obbligato a farlo.

Pertanto, in assenza di previsioni normative che prevedano, in determinati casi e con riferimento a determinate sostanze, uno specifico obbligo in capo al detentore in ordine al loro smaltimento, prevedendone eventualmente anche le modalità di effettuazione, sarà compito dell’interprete, in relazione alla generalità delle altre sostanze od oggetti, evidenziare se nella condotta del detentore di esse sia riscontrabile, in atto o in potenza, il concetto di disfarsene in ragione del quale è legittimo attribuire a tali beni la nozione di rifiuto: a tal riguardo, essendo indice rivelatore di tale intenzione, oltre all’abbandono della cosa da parte del detentore, anche la modalità di deposito di questa.

(Fattispecie in cui è stata ritenuta correttamente motivata la decisione che aveva attribuito la qualità di rifiuto a materiale vario – cabine telefoniche in disuso, pali telefonici rimossi, ferraglia, pneumatici in disuso – abbandonati alla rinfusa e in stato di degrado su un terreno nella disponibilità dell’imputato del reato di cui all’articolo 256 del decreto legislativo n. 152 del 2006, non risultando del resto le condizioni per un successivo ricondizionamento a fini di riutilizzo).

Corte di Cassazione, Sezione 3, Penale, Sentenza, 8 luglio 2015, n. 29069

La sostituzione dei pali telefonici

L’intervento di sostituzione di pali telefonici in stato rovinoso, essendo manutenzione straordinaria ai sensi dell’art. 31 comma 1 lett. b), l. 5 agosto 1978, n. 457, non è soggetto a concessione edilizia onerosa secondo l’art. 9 comma 1 lett. c), l. 28 gennaio 1977, n. 10, ma ad autorizzazione gratuita di cui all’art. 48 comma 1 della suddetta legge n. 457.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. IV, 20/07/1999, n.2043

L’installazione di pali telefonici su terreno di proprietà

L’art. 1, comma 11, della legge n. 249 del 1997 – in base al quale le controversie che possono insorgere tra utenti e soggetti destinatari di licenza nel campo delle telecomunicazioni non possono proporsi in sede giurisdizionale fino a che non sia stato esperito il tentativo di conciliazione ivi previsto – contiene una condizione di proponibilità dell’azione che non opera quando l’attore non abbia stipulato alcun contratto di utenza telefonica e quando si controverta di situazioni soggettive derivanti da rapporti che nulla hanno a che vedere con quello di utenza telefonica.

(Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva accolto l’eccezione preliminare di improponibilità in presenza di un’azione risarcitoria conseguente all’installazione di quattro pali telefonici su terreno di proprietà degli attori).

Cassazione civile sez. II, 27/10/2008, n.25853

Pali telefonici rimossi, ferraglia, pneumatici in disuso abbandonati alla rinfusa

Del concetto di rifiuto il legislatore ha dettato, all’articolo 183, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152, una precisa definizione, qualificando come tale qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l’intenzione o l’obbligo di disfarsi. Si tratta di una definizione che non si caratterizza per la individuazione di elementi intrinseci di determinati oggetti o sostanze che, se presenti, ne determinano la qualificazione come rifiuto, quanto, piuttosto, di una definizione di tipo funzionale, essendo rifiuto tutto ciò di cui il detentore si sia disfatto ovvero intenda disfarsi o sia obbligato a farlo.

Pertanto, in assenza di previsioni normative che prevedano, in determinati casi e con riferimento a determinate sostanze, uno specifico obbligo in capo al detentore in ordine al loro smaltimento, prevedendone eventualmente anche le modalità di effettuazione, sarà compito dell’interprete, in relazione alla generalità delle altre sostanze od oggetti, evidenziare se nella condotta del detentore di esse sia riscontrabile, in atto o in potenza, il concetto di disfarsene in ragione del quale e legittimo attribuire a tali beni la nozione di rifiuto: a tal riguardo, essendo indice rivelatore di tale intenzione, oltre all’abbandono della cosa da parte del detentore, anche la modalità di deposito di questa.

(Fattispecie in cui e stata ritenuta correttamente motivata la decisione che aveva attribuito la qualità di rifiuto a materiale vario – cabine telefoniche in disuso, pali telefonici rimossi, ferraglia, pneumatici in disuso – abbandonati alla rinfusa e in stato di degrado su un terreno nella disponibilità dell’imputato del reato di cui all’articolo 256 del decreto legislativo n. 152 del 2006, non risultando del resto le condizioni per un successivo ricondizionamento a fini di riutilizzo).

Cassazione penale sez. III, 20/01/2015, n.29069

Pali telefonici: la sopravvenuta inidoneità fisica del lavoratore

Nel caso di sopravvenuta inidoneità fisica alle mansioni lavorative assegnate derivante da una patologia da esse dipendente va riconosciuto al lavoratore il diritto di pretendere – e, correlativamente, affermato l’obbligo, ex art. 2087 c.c., del datore di lavoro di ricercare – una collocazione lavorativa non pretestuosa ma idonea a salvaguardare la salute del dipendente nel rispetto dell’organizzazione aziendale.

Ciò comporta che il datore di lavoro, esercitando lo “ius variandi” nel rispetto sia dei canoni della correttezza e della buona fede sia delle regole poste a salvaguardia della salute dei dipendenti, dovrà cercare di adibire il lavoratore alle stesse mansioni o ad altre equivalenti e, solo se ciò è impossibile, a mansioni inferiori (che il lavoratore si sia dichiarato disponibile ad accettare), salvo restando però che la diversa attività deve essere utilizzabile nell’impresa secondo l’assetto organizzativo insindacabilmente stabilito dall’imprenditore purché nel rispetto della citata normativa posta a salvaguardia della salute dei lavoratori.

(Fattispecie relativa ad un dipendente della Telecom Italia s.p.a. che aveva contratto nello svolgimento dell’attività lavorativa una lombosciatalgia cronica dx e una ernia discale in quanto per circa venti anni si era arrampicato, per diverse volte al giorno, su pali telefonici avvalendosi di ramponi anziché di cestelli semoventi, costituenti un meccanismo non soltanto meno usurante ma anche più moderno dal punto di vista dell’evoluzione tecnologica e di maggiore affidabilità antinfortunistica e quindi maggiormente conforme alla normativa sulla tutela della salute dei lavoratori e, in particolare, al d.lg. n. 626 del 1994).

Cassazione civile sez. lav., 02/08/2001, n.10574

Collocamento di pali telefonici in una zona soggetta a vincolo archeologico

Le norme di attuazione della l. n. 1497 del 1939, previste dal r.d. n. 1357 del 1940, in materia di tutela ambientale, devono considerarsi implicitamente abrogate ove siano incompatibili con la tutela apprestata dalla l. n. 431 del 1985 e concretamente attuata con la previsione dell’obbligo, per chiunque, di richiedere e previamente ottenere, una speciale autorizzazione della competente autorità per ogni intervento di modificazione esteriore del territorio che interessi una delle zone di particolare interesse ambientale. (Fattispecie costituita dal collocamento di pali telefonici in zona soggetta a vincolo archeologico).

Pretura Siracusa, 04/04/1997



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