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Tutela consumatore e vessatorietà della clausola: ultime sentenze

6 Ottobre 2020
Tutela consumatore e vessatorietà della clausola: ultime sentenze

Recesso senza pagamento di penali; clausola contrattuale di proroga della competenza; controversie derivanti dal contratto concluso tra un professionista e un consumatore.

La tutela del consumatore

Le norme poste a tutela del consumatore prevedono quale foro generale quello in cui il consumatore ha la residenza o il domicilio. La clausola che prevede il diverso foro competente è dunque vessatoria, in quanto tale la sottoscrizione del consumatore deve essere seria, effettiva ed individuale, non potendosi concretare in una mera accettazione della volontà altrui imposta con le condizioni generali di contratto riportate nel modulo sottoposto. Dunque la mancata prova circa l’effettività della sottoscrizione implica l’incompetenza del tribunale adito.

Tribunale Latina, 22/07/2010

Compravendita: la normativa a tutela del consumatore

In tema di compravendita di un immobile, a norma del c.c., art. 1341, la clausola che devolve a un collegio arbitrale ogni controversia tra le parti deve essere approvata specificamente ed autonomamente. Essa, infatti, ha natura vessatoria, comportando un’alterazione del sinallagma, sicché si rende necessaria la sua approvazione distinta dalla sottoscrizione delle altre condizioni dell’accordo. L’inefficacia di tale clausola deriva, inoltre, anche dalla normativa a tutela del consumatore, atteso che la disposizione dettata dal D.Lgs. 6 settembre 2005, n. 206, art. 33 (codice del consumo), introduce una presunzione di vessatorietà delle clausole che sanciscono a carico del consumatore deroghe alla competenza dell’autorità giudiziaria o che stabiliscano come sede del foro competente sulle controversie località diversa da quella di residenza o di domicilio elettivo del consumatore stesso, senza operare alcuna distinzione tra arbitrato rituale e arbitrato irrituale.

Corte appello Napoli sez. III, 09/01/2018, n.73

Contratti di vendita dei pacchetti turistici

Nei contratti di vendita di pacchetti turistici anche nel caso in cui non sia rispettata la forma scritta e dunque non sia dimostrabile la specifica trattativa può essere dichiarata la vessatorietà e dunque la nullità di quella clausola che consenta all’organizzatore di trattenere la somma che si concreta nel corrispettivo per tutte le prestazioni che il consumatore non ha ricevuto sebbene non sia integrata la fattispecie che legittima il recesso senza pagamento di penali ai sensi dell’art. 91 c.cons. e quindi non ha diritto a quanto previsto dall’art. 92 c.cons.

Tribunale Pescara, 30/08/2011, n.1073

Presunzione di vessatorietà della clausola contrattuale

Incombe al professionista dare la prova che la clausola contrattuale di proroga della competenza, con deroga al foro del consumatore di cui al d.lg. n. 206 del 2005, art. 33 comma 2 lett. u) è stata oggetto di specifica trattativa, caratterizzata dagli indefettibili requisiti dell’individualità, serietà ed effettività; ovvero di dare prova idonea a vincere la presunzione di vessatorietà della clausola medesima, dimostrando che, valutata singolarmente e in connessione con le altre di cui si compendia il contenuto del contratto, nello specifico caso concreto essa non determina un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto, in cui ai sensi del d.lg. n. 206 del 2005, art. 33 comma 1, (esclusivamente) si sostanzia la vessatorietà della clausola o del contratto.

In difetto di prova della trattativa, nonché in difetto di prova idonea a vincere la presunzione di relativa vessatorietà, la clausola di deroga del foro del consumatore è nulla, anche laddove il foro indicato come competente risulti coincidente con uno dei fori legali di cui agli art. 18, 19 e 20 c.p.c.

Tribunale Monza, 05/04/2011

Contratti del consumatore: la clausola di deroga al foro del consumatore

L’esclusione dall’applicazione della disciplina di protezione del consumatore, di clausole vessatorie, quale quella che stabilisce la deroga convenzionale al foro esclusivo del consumatore, è consentita solo quando la clausola abusiva sia stata oggetto di specifica trattativa, seria, effettiva ed individuale, non essendo sufficiente al riguardo la prova della comune determinazione di una o più clausole o di alcuni punti specifici delle medesime, (cosiddetta negoziazione parziale), dal momento che alla parte del contratto che non abbia costituito oggetto di trattativa individuale, corredata delle caratteristiche sopra elencate, si applica la disciplina di tutela del consumatore.

Cassazione civile sez. III, 20/08/2010, n.18785

Natura della prestazione oggetto del contratto

La disciplina di tutela del consumatore posta dagli art. 33 e ss. d.lg. 6 settembre 2005 n. 206 (c.d. Codice del consumo) prescinde dal tipo contrattuale prescelto dalle parti e dalla natura della prestazione oggetto del contratto, trovando applicazione sia in caso di predisposizione di moduli o formulari in vista dell’utilizzazione per una serie indefinita di rapporti, che di contratto singolarmente predisposto. Infatti, detta disciplina è volta a garantire il consumatore dalla unilaterale predisposizione e sostanziale imposizione del contenuto contrattuale da parte del professionista, quale possibile fonte di abuso sostanziantesi nella preclusione per il consumatore della possibilità di esplicare la propria autonomia contrattuale, con la conseguenza che la vessatorietà della clausola può ben attenere anche al rapporto contrattuale che sia stato singolarmente ed individualmente negoziato per lo specifico affare (come nella specie, concernente un contratto di appalto privato di lavori di ristrutturazione di un immobile), risultando, quindi, categoria diversa dall’onerosità ex art. 1341, comma 2, c.c., con cui concorre unicamente nell’ipotesi, per l’appunto, di contratti unilateralmente predisposti da un contraente in base a moduli o formulari in vista dell’utilizzazione per una serie indefinita di rapporti.

Cassazione civile sez. III, 20/03/2010, n.6802

Tutela del consumatore, presunzione di vessatorietà e onere della prova

Nelle controversie tra consumatore e professionista la presunzione di vessatorietà della clausola di deroga alla competenza territoriale del foro del consumatore può essere superata dalla prova – sempre a carico del professionista – della trattativa individuale, che deve avere i requisiti della individualità, serietà ed effettività.

Cassazione civile sez. III, 26/09/2008, n.24262

La nullità delle clausole vessatorie

La nullità che colpisce le clausole vessatorie inserite nei contratti stipulati con il consumatore è una nullità di protezione avente natura anche sanzionatoria per il professionista che abbia abusato della propria posizione di contraente forte, volta dunque all’espunzione dal programma contrattuale degli effetti abusivi della clausola se dannosi per il consumatore.

La conseguenza è l’inefficacia della clausola vessatoria nell’interesse del consumatore, anche sotto il profilo dell’inammissibilità di applicazioni parziali o ridotte in favore del professionista. (Nel caso di specie è stata rigettata la domanda del professionista volta a ottenere una riduzione ad equità di una penale ex art. 1384 c.c., valutata vessatoria).

Tribunale Benevento, 25/03/2008

Come assicurare un’efficace tutela dei consumatori?

Onde assicurare un’efficace tutela dei consumatori pregiudicati dall’applicazione della clausola che nei rapporti di conto corrente bancario prevedeva la capitalizzazione trimestrale degli interessi a debito, va ordinata la pubblicazione su alcuni quotidiani di un estratto della sentenza che inibisce ad una banca di porre in essere talune condotte lesive degli interessi dei consumatori, mentre va rigettata la richiesta finalizzata ad ordinare alla banca di inviare ai propri clienti consumatori una missiva contenente indicazioni esplicative in ordine alle vessatorietà della citata clausola ed alla illiceità dei propri comportamenti.

Tribunale Palermo, 20/02/2008

La presunzione di vessatorietà della clausola

La presunzione di vessatorietà della clausola con cui si designa come sede del foro competente, in relazione alle controversie derivanti dal contratto concluso tra un professionista e un consumatore, una località diversa da quella di residenza o domicilio elettivo di quest’ultimo ha introdotto un foro esclusivo, anche se derogabile a seguito di trattativa individuale, il quale è destinato ad operare indipendentemente dalla posizione processuale assunta dal consumatore, senza che possa darsi rilievo ai fori alternativi ordinariamente previsti.

Cassazione civile sez. I, 28/08/2001, n.11282

Contratti stipulati tra professionista e consumatore

In tema di contratti stipulati tra professionista e consumatore, l’art. 1469 bis , comma 3, n. 19, c.c., nel presumere la vessatorietà della clausola che stabilisca come sede del foro competente una località diversa da quella di residenza o domicilio elettivo del consumatore, ha introdotto un foro esclusivo speciale, derogabile dalle parti solo con trattativa individuale.

Ne consegue che è da presumere vessatoria anche la clausola che stabilisca un foro coincidente con uno dei fori legali di cui agli art. 18 e 20 c.p.c., se è diverso quello del consumatore, perché l’art. 1469 ter , comma 3, c.c. – per il quale non sono vessatorie le clausole che riproducono disposizioni di legge – non può essere interpretato vanificando in modo surrettizio la tutela del consumatore, come nel caso in cui il “forum destinatae solutionis” coincida con la residenza del professionista.

Ne consegue ulteriormente che, se la clausola è inefficace perché vessatoria ex art. 1469 quinquies, comma 3, c.c., sia per incompatibilità sia per il principio di successione delle leggi nel tempo, non sono applicabili gli art. 18 e 20 c.p.c.

Cassazione civile sez. II, 20/08/2004, n.16336

Controversie tra consumatore e professionista: la determinazione del foro competente

In tema di controversie tra consumatore e professionista, per la determinazione del foro competente si applica la disposizione dettata dall’art. 1469 bis, comma 3 n. 19, c.c., che, avendo natura di norma processuale, estende la sua efficacia anche alle cause iniziate dopo la sua entrata in vigore (con l. n. 52 del 1996) e pur se relative a contratti stipulati prima; la competenza territoriale ivi stabilita, esclusiva ma derogabile, del giudice del luogo in cui il consumatore ha la residenza o il domicilio elettivo, introduce una presunzione di vessatorietà di una diversa clausola che preveda un’altra località come sede del foro competente, salva la dimostrazione, a carico del professionista e secondo l’eccezione di cui all’art. 1469 ter c.c., di preesistenza alla stipula di una trattativa individuale.

(Principio espresso dalla S.C. in relazione a controversia in materia di servizi finanziari – relativi al prestito al consumo – in cui il consumatore è destinatario della tutela apprestata in via generale dalla predetta norma civilistica già nel momento della contrattazione, non applicandosi sul punto le norme del d.lg. n. 385 del 1993 e del d.lg. n. 58 del 1998, che pur costituiscono fonti regolatrici delle condizioni di esercizio del prestito al consumo).

Cassazione civile sez. I, 06/09/2007, n.18743

Contratti conclusi dal condominio: la tutela del consumatore

La vessatorietà della clausola che prevede la proroga tacita decennale del contratto di manutenzione dell’ascensore in caso di mancata disdetta comunicata sei mesi prima della scadenza, sottoscritta dall’amministratore del condominio, non è esclusa dalla doppia sottoscrizione, laddove difetti la prova che la stessa clausola negoziale sia stata oggetto di apposita trattativa individuale, applicandosi ai contratti conclusi dal condominio la normativa a tutela del consumatore.

Tribunale Napoli sez. III, 15/01/2018, n.427



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