Alzheimer: la retta del ricovero in Rsa non si paga

22 Settembre 2020 | Autore:
Alzheimer: la retta del ricovero in Rsa non si paga

Il tribunale di Foggia sposa l’orientamento della Cassazione: per i pazienti affetti dal morbo prevalgono le esigenze sanitarie su quelle assistenziali.

I giudici l’avevano già stabilito tempo fa. Ma ora, il tribunale di Foggia ha sentito la necessità di ribadirlo: i parenti dei malati ricoverati in una Rsa con Alzheimer e demenza grave non devono pagare la retta alla struttura sanitaria.

La sentenza del tribunale pugliese [1] è stata resa nota ieri, casualmente (o forse no) nella Giornata mondiale sull’Alzheimer. Secondo i giudici foggiani, le famiglie non devono pagare la retta alla Residenza sanitaria assistenziale convenzionata in cui sono ricoverati i loro familiari affetti da morbo d’Alzheimer. Alcune strutture, infatti, prevedono che i parenti contribuiscano in parte al pagamento delle spese, ovvero alla parte che riguarda il servizio assistenziale (quello sanitario resta a carico dello Stato).

Tuttavia, secondo una sentenza della Cassazione di otto anni fa [2], «non si può porre in dubbio che le cure prestate alle persone affette da Alzheimer comportino la preminenza dei fattori produttivi sanitari rispetto a quelli meramente assistenziali». Ed è questo il principio condiviso dal tribunale foggiano, la cui sentenza apre inevitabilmente la strada ad eventuali richieste di rimborsi.


note

[1] Trib. Foggia sent. n. 11537/ 2020.

[2] Cass. sent. n. 4558/2012.


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1 Commento

  1. Le leggi, tutelano i malati e i loro familiari. Non è previsto l’obbligo di compartecipazione alle spese delle rette delle RSA convenzionate per coloro che ricoverati, ricevano prestazioni sanitarie. Per questo motivo, la giustizia interviene sempre più spesso, in difesa dei diritti dei malati e delle loro famiglie. Il diritto al posto letto, in ospedale come in ogni altra struttura sanitaria convenzionata, è un diritto fondamentale che non comporta addebiti per i malati e che va fatto rispettare alle RSA così come a tutti gli altri enti pubblici coinvolti, ATS, Comuni, Regioni. Quanti sono i malati esenti dalle spese sanitarie e di ricovero che assieme alle proprie famiglie stanno oggi pagando ingiustamente o apprestandosi a farlo, una retta che spetta alle ATS e ai Comuni versare ? Nessun malato, affetto da patologia cronica (l’elenco delle patologie è molto esteso e pubblicato dal Ministero della salute) nessun invalido al 100%, è tenuto a versare un solo centesimo ai fini della diaria di ricovero, in ospedale come in una RSA convenzionata. Il posto letto, gli spetta di diritto, specie quando versa nell’esigenza di cure specifiche, continuative. È il diritto alla salute, alle cure e all’assistenza proprio di ogni cittadino Italiano, questa ad oggi, resta la più importante virtù del nostro Paese. È un diritto tutelato dalle leggi, dalla Costituzione Italiana. Si vedano in tema, anche la sentenza n. 1824 del tribunale di Monza del 19 Luglio 2019, la n. 107 del tribunale di Prato, del 16 Luglio 2019, della Corte d’appello di Milano, n. 2821 del 27 Maggio 2019, sentenze importantissime, esemplari, con richiamo inequivocabile da parte dei giudici verso tutte le RSA del Paese, verso tutti gli operatori sociali, sanitari, verso gli enti coinvolti, obbligati a garantire assistenza e il rispetto fondamentale dei diritti dei cittadini e dei malati che non possono essere costretti, come invece continua ingiustamente ad accadere, a doversi difendere nei tribunali dalle inesigibili pretese di pagamento. Ci sono casi di malati gravi, non più in grado di provvedere a se stessi, dimessi dagli ospedali e rimessi in carico alle proprie famiglie. Sono e restano dei pazienti bisognosi di cure, di un adeguato proseguo terapeutico che solo le strutture sanitarie possono assicurare. Ci sono famiglie, minacciate dal personale sanitario degli ospedali, quando non denunciate, per essersi opposte nei loro pieni diritti, alle dimissioni, dei propri cari, divenuti ingestibili dopo lunghi anni di sofferenza per malattie croniche degenerative. A nessuna famiglia, spetta il compito di garantire il proseguo terapeutico a questi malati, spetta al sistema sanitario, spetta allo Stato, alle Regioni e quindi alle ATS, ai Comuni e spetta loro, non ai malati, non alle loro famiglie, ripartirsi gli oneri di ricovero. La sanità pubblica, negli ospedali come nelle RSA convenzionate è un servizio garantito a tutti i cittadini Italiani. Il ricovero non si paga, in ospedale, come nelle RSA convenzionate. Un cittadino malato e la sua famiglia sono liberi di scegliere, se richiedere che la contrattualizzazione del ricovero sia operata dalla ATS (ASL) e dal Comune, o di stipulare un contratto privato, sono liberi di scegliere se pagare la retta o non pagarla, il diritto al posto letto rimane lo stesso. Chiaro che in presenza dei succitati requisiti, convenga, visti gli elevati costi delle rette, rivolgersi alle ATS (ASL), esigendo che si facciano carico delle spese di ricovero dei malati, degli invalidi al 100%. Ognuno faccia le proprie valutazioni. Spesso, ci si ritrova nella indesiderata condizione di operare una scelta obbligata, per ragioni di urgenza, messi davanti alla prospettiva di lunghe liste d’attesa, si finisce per accettare di stipulare un contratto privato con una RSA. Gli invalidi al 100% hanno priorità nelle liste d’attesa delle RSA, non solo, ma quando ricoverati in ospedale, possono essere trasferiti a cura dell’ATS, direttamente in una RSA, della propria zona. La domanda va inoltrata tramite gli assistenti sociali del Comune, si tratta di procedura di trasferimento per ricovero in RSA in regime di convenzione. Può essere l’ospedale stesso a segnalarne l’esigenza oltre che i familiari. Se perciò il problema è costituito dalla lista d’attesa, prima di accettare di assumersi gli oneri di un ricovero a pagamento in RSA, per accelerare i tempi, è bene rivolgersi agli assistenti sociali. Di norma, le lunghe liste d’attesa, svaniscono scegliendo di pagare, lo constatiamo tutti, anche in occasione di prenotazioni di visite ed esami, ma occorre conoscere i propri diritti, in particolare per i casi prioritari, come questi. Capita sovente che ai malati seppure in diritto di esenzione dalla retta, le RSA, propongano un altro tipo di ricovero, più sollecito, definito periodo di sollievo che però diviene anche un doloroso periodo di prelievo economico per il malato visto che di norma, tutte le RSA, richiedono in questa modalità, il pagamento di una retta maggiorata del 50%. La retta finisce così mediamente per costare al malato circa 3000 euro al mese. È una prassi che intanto, consente al malato di entrare, di garantirsi il posto letto che poi diviene permanente. Le rette, in tutta Italia sono sempre composte da prestazioni socio sanitarie e da prestazioni socio assistenziali o alberghiere, sono a listino, sono pubbliche, sono chiaramente visibili nei loro siti web, sono affisse all’ingresso delle strutture stesse, sono anche riportate on line, sui siti web degli enti pubblici, Regioni, ATS, ma in genere, non vi è specificato distintamente l’onere della quota sanitaria e di quella alberghiera. In Lombardia, dal 2019 la Regione ha deciso di regolamentare il settore, equiparando tutte le RSA Lombarde. Cosi facendo, si è deciso che tutte le rette, comprendano un 58% di quota sanitaria, il costo delle prestazioni socio sanitarie erogate ai pazienti. La Lombardia ha così determinato che le prestazioni sanitarie erogate ai pazienti nelle RSA, sono sempre percentualmente prevalenti, in ogni retta. E quando le prestazioni sanitarie erogate ai pazienti, sono prevalenti, rispetto a quelle socio assistenziali, come stabilito anche dal tribunale di Foggia, la prestazione è da considerarsi, sanitaria. In ottemperanza alle disposizioni dell’agenzia delle entrate, sempre la Lombardia, ha deciso l’obbligo per tutte le RSA di emettere, una volta l’anno, un documento amministrativo riepilogativo che devono consegnare ad ogni paziente contrattualizzato privatamente, nel quale attestano quanto effettivamente abbia versato all’interno della retta, per le prestazioni sanitarie ricevute durante l’anno precedente. Questo documento, è valido ai fini fiscali, per i rimborsi delle spese sanitarie, ottenibili attraverso il 730. Si consideri inoltre che la legge, prevede in termini di deducibilità delle spese sanitarie, due distinte possibilità: Una riservata a quanti NON sono affetti da patologie croniche invalidanti, ai quali è riservato un rimborso parziale, del 19% della quota sanitaria risultante dal documento annuale riepilogativo emesso dalla RSA. L’ altra riservata a tutti gli invalidi al 100%, prevede il rimborso totale, del 100% delle spese sanitarie sostenute privatamente durante il ricovero e quindi dell’intera quota sanitaria versata, indicata nel documento riepogativo annuale. La quota al alberghiera, non è detraibile, resta a carico del paziente.

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