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Scuola: si può togliere il crocifisso prima di fare lezione?

22 Settembre 2020 | Autore:
Scuola: si può togliere il crocifisso prima di fare lezione?

Un insegnante può decidere di non fare lezione alla presenza del simbolo della religione cristiana? Che succede se gli alunni pretendono che venga lasciato?

L’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche è da tempo, e resta tuttora, un motivo di contrasto tra chi professa la fede cristiana e, quindi, pretende che il simbolo religioso resti dov’è e chi non si riconosce in tale credo e vuole che venga rimosso. Che questa polemica sia attuale lo dimostra una recente pronuncia in merito della Cassazione, sollecitata da un insegnante punito perché, sistematicamente, faceva sparire il crocifisso dal muro prima di iniziare la sua lezione per poi rimetterlo al suo posto al suono della campanella. La domanda che si pone è semplice: a scuola si può togliere il crocifisso prima di fare lezione? La risposta richiede un ripasso alle disposizioni ministeriali e di giurisprudenza in materia.

La questione è piuttosto annosa. Tutto gira attorno all’eventuale limitazione della libertà religiosa o alla possibile violazione delle norme contenute nella Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Su entrambi gli aspetti si sono espressi pressappoco tutti quanti: il ministero dell’Istruzione, il Consiglio di Stato, la Corte costituzionale, la Corte europea dei diritti dell’uomo. Con pareri apparentemente diversi ma non del tutto discordanti tra loro. Vediamo che cosa è stato stabilito riguardo la possibilità di togliere il crocifisso a scuola prima di fare lezione.

Crocifisso a scuola: c’è una legge che lo impone?

Bisogna risalire a quasi 100 anni fa, esattamente al 1924, per trovare il primo riferimento legislativo inerente all’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche. Più precisamente, si tratta di un Regio decreto (il numero 965) relativo alle scuole medie che recitava: «Ogni istituto ha la bandiera nazionale; ogni aula, l’immagine del crocifisso e il ritratto del Re».

Quattro anni più tardi, nel 1928, un altro Regio decreto elencava gli «arredi e il materiale occorrente nelle varie classi». Tra questi, ancora una volta, «il crocifisso e il ritratto di S. M. il Re».

Per quanto possa sembrare paradossale, entrambi i regi decreti sono ancora in vigore. Nel senso che negli ultimi 100 anni nessuno ha mai modificato o abrogato queste leggi. L’unica cosa che è cambiata, per ovvi motivi, è il soggetto rappresentato nel ritratto. Ma si è dovuto attendere il 1967 per avere una circolare del ministero della Pubblica istruzione che «correggeva il tiro», chiedendo che nelle aule ci fosse, oltre al crocifisso, il ritratto del presidente della Repubblica.

Crocifisso a scuola: il parere del Consiglio di Stato

In tempi più recenti (siamo nel 1988), il Consiglio di Stato ha ribadito la «legittima operatività» dei due regi decreti appena citati che prevedono l’esposizione del crocifisso a scuola. E definisce il crocifisso, al di là del significato che ha per i credenti, «simbolo della civiltà e della cultura cristiana, nella sua radice storica, come valore universale, indipendente da specifica confessione religiosa. Occorre, poi, anche considerare – continua il Consiglio di Stato – che la Costituzione repubblicana, pur assicurando pari libertà a tutte le confessioni religiose non prescrive alcun divieto alla esposizione nei pubblici uffici di un simbolo che, come quello del crocifisso, per i principi che evoca e dei quali si è già detto, fa parte del patrimonio storico».

In sostanza, viene affermato che la presenza dell’immagine del crocifisso nelle aule scolastiche «non può costituire motivo di costrizione della libertà individuale a manifestare le proprie convinzioni in materia religiosa.»

Un concetto ribadito dallo stesso Consiglio di Stato nel 2006, con un parere in risposta al ricorso presentato dall’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti: «Si deve pensare al crocifisso – si legge – come ad un simbolo idoneo ad esprimere l’elevato fondamento dei valori civili sopra richiamati, che sono poi i valori che delineano la laicità nell’attuale ordinamento dello Stato. Nel contesto culturale italiano, appare difficile trovare un altro simbolo, in verità, che si presti, più di esso, a farlo».

Crocifisso a scuola: il parere del Senato e del Ministero

Nel 2002, la commissione Istruzione del Senato rispose ad una triplice interrogazione sull’esposizione del crocifisso a scuola affermando che la presenza di questo simbolo nelle aule «non contrasta con la libertà religiosa», e considerando il crocifisso un «simbolo universale».

L’ultimo intervento del ministero dell’Istruzione sulla presenza del crocifisso nelle aule scolastiche risale al 2002. Ai tempi, esisteva il Miur (oggi, è stato scorporato in due ministeri diversi) il quale, con una direttiva, stabilì che «deve essere assicurata da parte dei dirigenti scolastici l’esposizione del crocifisso nelle aule».

Si tratta, però, di una direttiva ministeriale e non di una legge. Lo sottolineò due anni più tardi la Corte costituzionale, interpellata dal Tar del Veneto sulla costituzionalità delle leggi in materia. Nel 2004, la Consulta dichiarò «la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale per un improprio trasferimento su disposizioni di rango legislativo di una questione di legittimità concernente norme prive di forza di legge, sulle quali non può essere invocato un sindacato di legittimità costituzionale, né, conseguentemente, un intervento interpretativo di questa Corte».

Tradotto in parole più semplici: non è possibile chiedere alla Corte costituzionale un pronunciamento di legittimità, perché non c’è una legge che imponga il crocifisso, ma una disposizione amministrativa che riprende un Regio decreto.

Crocifisso a scuola: il parere della Corte europea di diritti dell’uomo

La diatriba sulla legittimità di esporre o di togliere il crocifisso a scuola è arrivata oltreconfine ed ha interessato qualche organo comunitario. Nel 2011, la Grand Chambre della Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito – contrariamente a quanto deciso dalla stessa Corte del 2009 – che l’esposizione del crocifisso non viola le norme della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, in quanto dalla sola esposizione di un simbolo passivo non deriva la violazione di neutralità dello Stato.

Crocifisso a scuola: il parere della Cassazione

Pur in attesa del parere delle Sezioni Unite, la Cassazione [1] ha dato la sua interpretazione sull’argomento, dopo aver esaminato il caso di un insegnante punito perché, sistematicamente, toglieva il crocifisso dal muro dell’aula prima di iniziare la sua lezione e lo rimetteva a posto quando aveva finito.

Come fece a suo tempo la Consulta, anche la Suprema Corte ha, intanto, ribadito che l’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche non è imposta da norme di legge, ma solo da regolamenti risalenti nel tempo e, poi, fatti propri più recentemente dal Miur.

Resta, a questo punto, da stabilire come ci si debba comportare quando c’è un contrasto tra la volontà dell’insegnante e quella degli alunni. Anche se la Cassazione ha già anticipato che il diritto del docente non deve venir meno solo perché si trova in minoranza davanti alla più ampia platea dei suoi allievi.


note

[1] Cass. Sez. Lav. Ordinanza interlocutoria n. 19618/2020 del 18.09.2020.

Autore immagine: Unsplash.com


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