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Auto ad uso promiscuo

28 Novembre 2020
Auto ad uso promiscuo

Il datore di lavoro può concedere al dipendente l’utilizzo di un’automobile anche per scopi personali.

Sei stato assunto presso un’azienda che commercializza prodotti di importazione. Dovrai muoverti molto sul territorio nazionale per svolgere le tue mansioni. Ti è stata assegnata un’automobile. Nel contratto di lavoro, c’è scritto che l’auto viene assegnata ad uso promiscuo. Ti chiedi cosa si intenda con questa locuzione. Capita spesso che, nella negoziazione tra azienda e lavoratore per l’avvio di una nuova collaborazione professionale, uno dei temi trattati sia l’assegnazione di una automobile.

Ma cosa vuol dire assegnare l’auto ad uso promiscuo? Quando il contratto di lavoro contiene questa dicitura significa che puoi usare l’automobile sia per motivi di lavoro che per le tue esigenze private. Come vedremo, tuttavia, in questi casi occorre pagare le tasse sul valore economico di questo benefit.

Cos’è l’auto aziendale?

In molti casi, il lavoratore, per svolgere la prestazione di lavoro dedotta nella lettera di assunzione, deve viaggiare molto con l’automobile.

Si pensi ad un dipendente addetto allo sviluppo della rete commerciale che deve, frequentemente, andare presso i clienti, esporre i nuovi prodotti disponibili, ascoltare le loro esigenze, etc.

In questi casi, il contratto di lavoro può prevedere due diverse alternative:

  1. le parti possono stabilire che il dipendente utilizzerà per i viaggi di lavoro la propria auto personale e l’azienda rimborserà le spese sostenute sulla base dei chilometri percorsi;
  2. le parti possono pattuire l’attribuzione al dipendente di un’auto aziendale.

In questa seconda ipotesi, dunque, l’azienda mette a disposizione del lavoratore un’automobile. Di solito, la lettera di assunzione precisa anche il modello e la marca della vettura. Se non viene specificato nulla, il lavoratore può utilizzare l’automobile solo per finalità professionali, ossia, per svolgere dei viaggi di lavoro.

Auto ad uso promiscuo

In alcuni casi il contratto di lavoro prevede l’attribuzione dell’auto ad uso promiscuo. Cosa significa? Vuol dire che il lavoratore potrà utilizzare la vettura sia per svolgere la prestazione di lavoro sia per le proprie necessità personali e familiari. Potrà, dunque, prendere l’auto aziendale per andare in vacanza, per accompagnare i figli a scuola, per fare spesa, etc.

Ricevere un’automobile per l’uso personale è, senza dubbio, un grande vantaggio e costituisce una forma di retribuzione indiretta. L’uso gratuito dell’auto ha, infatti, un suo valore economico che dipende dalle caratteristiche dell’auto.

D’altronde, prendere un’auto a noleggio ha un costo che cresce man mano che si scelgono modelli di auto di maggiore valore.

Auto ad uso promiscuo: la tassazione

La legge prevede che il lavoratore debba pagare le tasse e, in particolare, l’imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) su tutte le somme ricevute dal datore di lavoro come corrispettivo per la prestazione di lavoro resa.

Sono imponibili, sul piano fiscale, non solo le somme di denaro erogate a titolo di stipendio ma anche ogni altra forma di retribuzione indiretta o in natura. Ne consegue che il valore economico dell’uso personale dell’auto è una forma di retribuzione in natura su cui devono essere calcolate e pagate le tasse.

Ma come si effettua il calcolo dell’Irpef sull’auto aziendale? Il reddito imponibile determinato dall’uso personale dell’auto aziendale viene fissato utilizzando delle apposite tabelle chilometriche Aci.

In particolare, viene considerato reddito da lavoro dipendente (e dunque assoggettato a Irpef) un importo pari al 30% del costo derivante da una percorrenza di 15.000 chilometri annui con la specifica tipologia di auto assegnata al lavoratore.

Le tabelle Aci sono pubblicate entro il 31 dicembre di ogni anno in Gazzetta Ufficiale e contengono il valore da assoggettare a tassazione per tipologia di auto e cilindrata.

Auto ad uso promiscuo: le novità del 2020

La legge di bilancio 2020 [1] ha modificato la tassazione dell’auto ad uso promiscuo al fine di favorire l’utilizzo di vetture a basse emissioni.

In particolare, si prevedono quattro soglie di emissioni di anidride carbonica. Man mano che le emissioni aumentano cresce anche la percentuale da considerare come imponibile fiscale.

Più nel dettaglio:

  1. emissioni fino a 60 g/km: fringe benefit imponibile al 25%;
  2. emissioni da 61 a 160 g/km: fringe benefit imponibile al 30%;
  3. emissioni da 161 a 190 g/km: fringe benefit imponibile al 40%, aumentato al 50%, a partire dal 2021;
  4. emissioni oltre 190 g/km: fringe benefit imponibile al 50%, aumentato al 60%, a partire dal 2021.

Il nuovo regime introdotto dalla legge di bilancio del 2020 si applica solo alle vetture immatricolate dopo il 1° gennaio 2020 e unicamente per accordi di fringe benefit stipulati dal 1° luglio 2020.


note

[1] Art. 1 co. 632 L. n. 160 del 27.12.2019.


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