Tumore allo stomaco, arriva la carta dei diritti del malato

22 Settembre 2020
Tumore allo stomaco, arriva la carta dei diritti del malato

Il documento per richiamare l’attenzione della politica su pazienti spesso trascurati: i malati di neoplasie gastrointestinali.

L’accesso alle terapie è difficile: chi soffre di tumore allo stomaco, al colon-retto o al pancreas subisce spesso ritardi nell’assistenza. Il lockdown non ha fatto che peggiorare questo stato di cose. Proprio da un’analisi sulle criticità dei mesi scorsi, in termini di organizzazione dei servizi e possibilità di curarsi, è nata la carta dei diritti dei pazienti con tumori gastrointestinali, la prima dedicata a pazienti con questo tipo di neoplasie.

Ne scrive una nota dell’agenzia di stampa Adnkronos, che ha ricevuto a sua volta un comunicato della Federazione italiana delle associazioni di volontariato in Oncologia (Favo). I tumori di questo tipo, spesso diagnosticati in fase avanzata, rientrano tra le prime cinque cause di morte in Italia e colpiscono ogni anno ottantamila persone.

Serve la mappa dei centri di eccellenza

Alla loro frequenza, però, non corrisponde un’adeguata attenzione clinica. I motivi sono molti, tra i più importanti la disomogeneità nell’accesso e nell’efficacia delle cure che si riscontra sul territorio nazionale e che porta alcuni pazienti a essere seguiti e ad avere buoni risultati in termini di contrasto alla malattia. Altri, invece, sono letteralmente abbandonati. Da qui, la necessità di richiamare l’attenzione su queste neoplasie e su chi ne soffre, con un documento – curato da Favo, Isheo e Gruppo Servier – che metta i loro diritti nero su bianco. Si chiama #TumoriGIFacciamociSentire.

Il documento serve a ribadire che chi è malato di tumore all’intestino, allo stomaco o al pancreas ha diritto a un’assistenza multidisciplinare e a cure adeguate che possano migliorare il più possibile la sua qualità e aspettativa di vita. Per questo la Carta suggerisce di approntare una rete di centri di eccellenza, in modo da migliorare l’assistenza sanitaria e cercare di distribuirla meglio geograficamente, per non lasciare scoperte porzioni di territorio.

In Italia, molti centri trattano chirurgicamente queste patologie. Manca però uno standard clinico di cura e molte strutture non hanno una casistica tale da poter intervenire con esperienza e sicurezza. Chiaramente più si ha esperienza, più aumentano le probabilità di successo. Ecco perché la Carta caldeggia una riorganizzazione del sistema e l’individuazione dei centri d’eccellenza, cosicché il paziente sappia subito a chi può affidarsi con maggiori chance. Tra i diritti elencati, infatti, c’è anche quello alla migliore terapia possibile, in ogni stadio del cancro, comprensiva del supporto nutrizionale, psiconcologico e palliativo al paziente.

Stop alla diagnosi e assistenza tardiva

Fondamentale la diagnosi precoce, la continuità delle terapie e la semplificazione dell’accesso. «Aspetti, questi, che ovviamente interessano tutti i malati di cancro – afferma Francesco De Lorenzo, presidente Favo – ma che assumono particolare rilevanza per le persone colpite da tumori gastro-intestinali. Le associazioni firmatarie denunciano con forza la grande difficoltà o addirittura il mancato accesso ai trattamenti terapeutici nelle fasi più avanzate di malattia, con il grave conseguente impatto negativo sulla qualità di vita dei pazienti».

«Il fatto di considerare la necessità di trattamenti anche nelle linee successive è molto importante affinché il paziente non venga abbandonato quando ha ancora spazio terapeutico – dichiara Giordano Beretta, presidente nazionale Aiom -. Al tempo stesso, occorre distinguere quando è necessario un trattamento attivo e quando invece il trattamento attivo è sostanzialmente dotato di scarsa efficacia e, quindi, rischia di essere più dannoso che utile, laddove la terapia sintomatico palliativa è la vera risposta ai bisogni del paziente».

La politica apra gli occhi

La Carta, insomma, vuole essere un primo passo verso una maggiore consapevolezza. Un faro puntato sugli occhi della politica, perché intenda che la sanità, per raggiungere questi obiettivi, ha bisogno di un ripensamento dell’assistenza a questi pazienti. Per il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri tutto questo rappresenta una necessità.

«Come chiedono le associazioni, bisogna garantire a tutti i pazienti, qualsiasi sia lo stadio di malattia, l’accesso a terapie in grado di offrire tempo prezioso in termini di sopravvivenza. Dobbiamo anche assicurare cure palliative e supporto psicologico, a oggi molto carente, alle persone e ai famigliari; offrire il massimo supporto domiciliare – conclude Sileri – potenziando la continuità ospedale territorio soprattutto per i pazienti nella fase terminale della loro malattia».



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