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Stendere panni in condominio: ecco quando si può

22 Settembre 2020 | Autore:
Stendere panni in condominio: ecco quando si può

La normativa e la giurisprudenza impongono delle regole per evitare il gocciolio e il danno architettonico. Ecco in quali termini.

Spesso, rappresenta uno dei soggetti preferiti dai turisti stranieri per fare una foto ricordo durante le vacanze in Italia: quella fila di panni colorati, stesi da una casa all’altra, entrati nell’immaginario collettivo come una cartolina degli angoli tipici del Belpaese. Non sempre, però, questa icona rispecchia una realtà così romantica. Specialmente quando lenzuola, camicie e pantaloni penzolano dalla finestra o dal balcone di uno dei piani alti di un condomino, con il rischio di inzuppare quelli quasi asciutti della vicina di sotto. La quale, presumibilmente, un giorno o l’altro perderà la pazienza. E dire che i produttori di lavatrici hanno inventato già da tempo la centrifuga, per evitare il fastidioso effetto gocciolio. Allora, quando il buon senso non viene usato al momento di stendere panni in condominio, ecco quando si può secondo la legge.

La questione è meno banale di quanto possa sembrare. In teoria, un condomino ha lo stesso diritto di mettere ad asciugare magliette e calzini nel proprio balcone rispetto a quello di sotto di non vedere cadere l’acqua sul suo terrazzo ogni volta che quello di sopra fa il bucato. Nella pratica, però, occorre vedere che cosa dice in proposito il Codice penale. Perché, anche senza volerlo, si potrebbe commettere reato mentre si stendono i panni in condominio. Ecco quando si può e quali accorgimenti sono necessari per evitare liti e problemi inutili.

Stendere i panni: l’effetto gocciolio

Stendere i panni in condominio in qualsiasi modo, senza averli strizzati (o fatto strizzare bene dalla lavatrice) può provocare l’antipatico «effetto gocciolio»: l’acqua in eccesso può facilmente finire nel balcone, nel terrazzo o nei vetri della finestra del vicino di sotto. Più volte, la Cassazione si è espressa su questa questione [1] ed ha sempre stabilito che la biancheria va stesa unicamente negli spazi condominiali e solo se viene evitato, appunto, il gocciolio.

Per «tagliare la testa al toro», può capitare che qualcuno vada dal vicino di sopra e gli dica di rimuovere lo stendino dal balcone o che, esasperato, vada in tribunale affinché sia un giudice a chiederglielo. Secondo la Suprema Corte [2], quando un condomino agisce in giudizio con questa finalità esercita un’azione per interrompere una servitù, cioè per togliere all’altro condomino il diritto di stendere i panni ed evitare che, sgocciolando, l’acqua finisca di sotto.

Stendere i panni: può essere reato?

È il gocciolio, dunque, il perno della questione. Altrimenti, che fastidio potrebbe mai dare stendere i panni in condominio? Quel fastidio, come detto, va evitato. In caso contrario, secondo una sentenza del tribunale di Bari [3], si rischia di incorrere nel reato di molestia.

Il Codice penale, infatti, contiene un passaggio che interesserà senz’altro chi stende la propria biancheria senza badare troppo al fastidioso gocciolio che penalizza il vicino di sotto. Come sottolineano i giudici pugliesi, può incorrere in questa fattispecie il condomino che costringe il vicino di sotto a subire in continuazione lo sgocciolamento dei panni non strizzati bene: tale condotta, si legge sulla sentenza, rappresenta un disturbo della quiete e ingenera stati nervosi nel condomino sottostante.

Questo comportamento potrebbe anche configurare il reato di «getto pericoloso di cose». Non tanto perché le gocce d’acqua possano ferire qualcuno, si capisce, ma per un altro tipo di effetto che sono in grado di provocare. Dice il Codice: «Chiunque getta o versa in un luogo di pubblico transito o in un luogo privato ma di comune o di altrui uso, cose atte a offendere o imbrattare o molestare persone, ovvero, nei casi non consentiti dalla legge, provoca emissioni di gas, di vapori o di fumo, atti a cagionare tali effetti, è punito con l’arresto fino ad un mese o con l’ammenda fino a 206 euro». La condotta diventa penale se continuativa e reiterata.

In altre parole: un gesto così quotidiano, così casalingo, così apparentemente normale come quello di stendere i panni non è vietato in condominio ma può causare dei seri problemi se non si considera il disturbo che si può creare agli altri condomini.

Stendere i panni: il danno estetico

Torniamo all’inizio di questo articolo. Si diceva che spesso i panni stesi offrono un’immagine che abbiamo definito «romantica» delle vie di alcune città italiane, quell’icona tante volte immortalata al cinema, nella pubblicità, dai turisti. Ma si diceva anche che non sempre le cose sono così.

Ci sono delle realtà diverse, però. Vedere quotidianamente il bucato appeso alla finestra o sui balconi dei condomini può dar fastidio ai vicini stessi. Soprattutto se dalla strada si vedono degli stendini sistemati qua e là che ospitano canottiere e mutande, magliette dai colori improbabili, vestiti a pois. Uno spettacolo inevitabile per chi, comunque, deve lavare i panni e non ha un altro posto in cui stenderli ma che a qualcuno potrebbe sembrare imbarazzante quando deve ricevere degli ospiti a cena.

Ecco perché si rende necessario raggiungere un altro compromesso. È possibile stendere i panni in condominio quando non si lede il decoro architettonico dell’edificio. Significa che al momento di mettere la biancheria ad asciugare si deve preferire la parte meno esposta, cioè il cortile o una facciata laterale che non è così visibile dall’esterno come quella principale.


note

[1] Cass. sent. n. 6129/2017 e sent. n. 8223/2018.

[2] Cass. sent. n. 14547/2012.

[3] Trib. Bari sent. del 03.10.2017.


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