Diritto e Fisco | Editoriale

Internet e TV di nuovo sul piede di guerra: no alla net neutrality

11 gennaio 2012 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 gennaio 2012



Ancora emittenti televisive contro gli intermediari del web: tarda ad affermarsi il principio della net neutrality.

Si torna a parlare di filtri sugli intermediari per garantire i diritti delle emittenti televisive e dei proprietari dei contenuti: un argomento che sembra preoccupare le reti TV, oscurate sempre più dall’ingombrante e concorrenziale presenza della rete. Una posizione di predominio che la stessa televisione, a suo tempo, aveva sottratto alla radio e che ora, dopo oltre cinquant’anni, rischia di perdere.

Nell’incontro tenutosi recentemente a Milano per discutere di web, Tv, pubblicità e nuove responsabilità, promosso da Aigi (Associazione Italiana Giuristi d’Impresa), si è discusso dello spinoso problema dei rapporti tra web e televisione, alla luce delle recenti pronunce dei nostri giudici. Pronunce come quella nella causa tra Mediaset e YouTube e che ha visto quest’ultima condannata alla rimozione di tutti gli spezzoni online della trasmissione: “Il Grande Fratello”

Stefano Longhini, responsabile del contenzioso di Rti (Mediaset), ha dichiarato a Italia Oggi “O i provider istituiscono filtri preventivi e interventi di rimozione in tempo reale, oppure, se vogliono utilizzare materiale altrui, non resta che ne acquistino i diritti da chi i contenuti li ha creati e finanziariamente sostenuto la realizzazione”.

Gli ha fatto eco il magistrato Cesare de Sapia, della Terza Sez. Civ. del Tribunale di Milano, il quale ha ricordato come “gli strumenti normativi in Italia sono adeguati agli standard europei e prevedono, tra l’altro, un’efficace tutela cautelare e validi strumenti per l’accertamento del danno. Tra questi, la descrizione, la discovery e il sequestro, che possono riguardare anche i dati contabili dell’autore della violazione”.

Insomma, tutti gli intervenuti sembrano aver dimenticato che esiste una sentenza della Corte di Giustizia [1] che ribadisce il principio della net neutrality e vieta qualsiasi forma di filtraggio imposto agli ISP.

La via percorribile, dunque, secondo il diritto comunitario, non è quella della repressione della rete. Non si può imputare ai Server Provider le deficienze del sistema e la crisi di un settore che non riesce più a tenere il tempo.

Si è suggerito, dunque, durante l’incontro, un “accordo collettivo” che vincoli i gestori di internet e i produttori di contenuti audiotelevisivi affinché i diritti di utilizzazione siano remunerati adeguatamente, proprio per evitare la indiscriminata e cieca lotta alla “pirateria”.

 

 

note

[1] Terza Sez. Corte Giust. U.E., causa C-70/10.

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