Raccomandata nulla se manca il luogo di ritiro

22 Settembre 2020 | Autore:
Raccomandata nulla se manca il luogo di ritiro

Il postino deve indicare nell’avviso di ricevimento dove ha depositato il plico, altrimenti la notifica è inesistente. Lo ha stabilito il tribunale di Verona.

Ancora gravi incertezze sulle corrette modalità di effettuazione della consegna di raccomandate ai tempi del Covid. Com’è noto, il Decreto Cura Italia ha stabilito durante la fase di emergenza Coronavirus che il postino, arrivato sul luogo del recapito, si accerta della presenza del destinatario o di un’altra persona abilitata a ricevere e, per evitare ogni contatto fisico, introduce il plico nella cassetta delle lettere o nell’altro luogo indicatogli dal consegnatario (ad esempio, sotto la porta).

In questi casi, è il portalettere stesso a firmare la ricevuta di avvenuta consegna. Recentemente, l’Antitrust ha multato Poste Italiane per i disguidi dovuti alla mancata consegna di molte raccomandate, che non erano andate a buon fine perché il postino aveva omesso di verificare la loro presenza nell’abitazione prima di lasciare l’avviso per il successivo ritiro all’ufficio postale dove la lettera era stata posta in giacenza. «Un inammissibile onere a carico dei consumatori, costretti a lunghe perdite di tempo e di denaro per poter ritirare le raccomandate non diligentemente consegnate», rimarca l’Autorità.

Adesso, anche un giudice del tribunale di Verona rileva i vizi di questa procedura e con un nuovo provvedimento [1] stabilisce addirittura l’inesistenza di una notifica che era stata effettuata presso l’abitazione dell’interessato, ma senza che fosse stato indicato il luogo del deposito del plico lasciato dal portalettere, che applicando le norme emergenziali non lo aveva consegnato nelle mani del destinatario.

«Non è sufficiente a rispettare tali formalità la sola attestazione da parte dell’agente postale della consegna del plico a qualcuno dei soggetti abilitati alla sua ricezione» – rileva il giudice – e neppure il richiamo alla normativa emergenziale [2] quando in concreto l’attestazione di consegna non descrive «in maniera sufficientemente dettagliata e precisa tutte le fasi della notifica, ivi comprese le modalità di identificazione dell’interlocutore dell’agente postale e l’individuazione del luogo esatto dove ha lasciato il plico».

Il giudice veronese ribadisce che le fasi della corretta consegna sono quattro:

  1. accertamento da parte dell’operatore postale della presenza del destinatario o di altri soggetti abilitati alla sua ricezione;
  2. immissione del plico nella cassetta postale o in altro luogo indicato dal consegnatario;
  3. firma dell’operatore postale in luogo di quella del consegnatario sui documenti di consegna;
  4. attestazione, sui medesimi documenti di consegna, da parte dell’operatore delle modalità di recapito.

Perciò, durante queste fasi, il postino dovrebbe accertarsi della «partecipazione attiva» del consegnatario e, in particolare, farsi indicare il luogo del materiale deposito. Invece, nel caso deciso, era accaduto che il portalettere non aveva «nemmeno precisato, nell’avviso di ricevimento da lui compilato, le generalità dell’incaricato di cui avrebbe accertato la presenza nel luogo ove avrebbe consegnato il plico».

Insomma, una notifica del tutto invalida, compiuta nell’ambito di una procedura emergenziale che per il giudice costituisce «un procedimento poco garantito, in quanto interamente demandato all’agente postale, nonostante il miglioramento della situazione sanitaria nazionale che ha comportato il sensibile allentamento delle misure dirette a prevenire la diffusione dell’epidemia di Covid-19».

Leggi anche “Coronavirus: come ritirare una raccomandata“.


note

[1] Tribunale di Verona, sez. 3° civile, ord. n. 2979/20 del 17 settembre 2020.

[2] Art. 46 del D.L. n.34/2020 (“Decreto Rilancio“) che ha modificato l’art. 108, comma 1, del D.L. n. 18/2020 (“Decreto Cura Italia“).


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