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Multa guida senza cinture: come difendersi?

26 Settembre 2020
Multa guida senza cinture: come difendersi?

Mi trovavo alla guida del mio veicolo nel centro abitato. Mi arriva una chiamata al cellulare e accosto per rispondere. Dopo riparto e più avanti a 150 m circa c’erano i carabinieri che mi fermano. Io sottolineo che non li avevo visti in quanto prima di accostare c’era posteggiato un furgone che mi impediva di vederli.

Appena mi fermano, nonostante la cintura inserita, mi dicono di non fare il furbo e che ero in contravvenzione. Dopo aver redatto il verbale mi chiedevano se avevo qualcosa da dichiarare. Dichiaro di avere la cintura. Dopo qualche minuto dichiaro di voler aggiungere che c’è un testimone a mio fianco, ma me lo impediscono perché oramai il verbale era redatto. Cosa posso fare?

Il fatto che non sia stato possibile scorgere i carabinieri posti dietro al riparo offerto da un furgone non è sicuramente una valida ragione per impugnare il verbale, atteso che la regola della presegnalazione del controllo vale solo per gli autovelox.

Com’è noto, il verbale di contestazione elevato dalle forze dell’ordine fa piena prova fino a querela di falso. Ciò significa che, per contestare ciò che è stato accertato all’interno del verbale, occorre promuovere una speciale azione giudiziaria (che prende appunto il nome di querela di falso) che serve a smentire quanto sostenuto nell’atto redatto dal pubblico ufficiale.

Il verbale redatto da un pubblico ufficiale in servizio è sorretto da una fede privilegiata, nel senso che si presume sempre vero. Ciò vale in tutti quei casi in cui l’attestazione riguarda un elemento visivo obiettivo (il passaggio col rosso, l’uso del cellulare, il mancato impiego delle cinture, il parcheggio in una zona col divieto, una marcia contromano, ecc.); non vale  invece quando il poliziotto fa una valutazione personale, come ad esempio la constatazione di una guida pericolosa, di un eccesso di velocità (se non rilevato con strumenti di misurazione elettronica), un sorpasso azzardato, ecc.

Con la querela di falso, si può dimostrare al giudice che quanto affermato dal carabiniere (nella specie, la guida senza cinture di sicurezza) è il frutto di una percezione falsata ed erronea. Per provare ciò si può fornire qualsiasi tipo di prova, ad esempio quella dei testimoni.

Anche se nel verbale non risulta la presenza del passeggero, questi potrà testimoniare affermando che le cinture, in realtà, erano regolarmente utilizzate e che quanto scritto nel verbale è frutto di un errore.

Vincere un procedimento di querela di falso non è cosa semplice, proprio per via della fede privilegiata che la legge riconosce all’atto così redatto. Per sconfessarlo, dunque, è bene avvalersi di molte prove: una testimonianza potrebbe non essere sufficiente. Diverso è il caso, invece, di chi possa dimostrare le proprie ragioni grazie a plurime testimonianze o, meglio ancora, grazie a una videoripresa o altro elemento di difficile confutazione.

Va precisato, inoltre, che il procedimento di querela di falso è un giudizio separato dall’impugnazione. In altre parole, per dimostrare che il verbale dei carabinieri dice il falso, bisogna impugnare lo stesso innanzi al giudice di pace entro trenta giorni; dopodiché, davanti al giudice bisogna sollevare la questione inerente al falso, così da aprire un nuovo procedimento, autonomo dal primo (da svolgersi obbligatoriamente in tribunale), volto ad accertare se l’atto è falso oppure no.

Secondo la Corte di Cassazione (Cassazione civile, sez. II, sentenza 28/05/2007 n° 12399) «la sentenza che decide sulla querela di falso non è una sentenza parziale (cioè non definitiva) ma rappresenta l’epilogo di un procedimento che – pur se, come nella specie, attivato in via incidentale – è comunque autonomo che ha per oggetto l’accertamento della falsità o meno di un atto avente fede privilegiata».

Insomma, si tratta di procedura non semplice, che obbiettivamente non conviene quando l’importo della sanzione è limitato.

Nel caso di specie, a sommesso avviso dello scrivente, se si ha a proprio favore solamente la testimonianza del passeggero è ben difficile che la querela di falso vada a buon fine.

Dall’esame del verbale, peraltro, non si ravvisano vizi formali, essendo indicati tutti gli elementi idonei a rendere valida la multa (indicazione delle generalità del trasgressore, data, veicolo, indirizzo del luogo o ve è avvenuta l’infrazione, indicazione della norma violata, firma degli accertatori, indicazione delle autorità a cui fare ricorso).

La legge esonera dall’indossare le cinture solamente determinate categorie di persone (le forze armate e le forze di polizia; gli istruttori di guida; gli addetti ai servizi sanitari e di emergenza; il personale addetto al servizio antincendio; gli addetti al trasporto e alla raccolta dei rifiuti; il personale addetto alla vigilanza privata e gli addetti al servizio di scorta), ovvero le donne in stato di gravidanze e coloro che possano dimostrare che, a causa di una particolare patologia, non è possibile portare la cintura di sicurezza.

Infine, la legge (art. 4, l. n. 689/81) afferma che non risponde delle violazioni amministrative chi ha commesso il fatto nell’adempimento di un dovere o nell’esercizio di una facoltà legittima ovvero in stato di necessità o di legittima difesa.

Tuttavia, da quanto descritto non sembra emergere nessuna di queste ragioni giustificative.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva



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