Credito Iva: quali limiti per le compensazioni

23 Settembre 2020 | Autore:
Credito Iva: quali limiti per le compensazioni

Requisiti, condizioni e limiti per poter utilizzare le somme che emergono dalla dichiarazione per il pagamento di debiti tributari o per ottenerne il rimborso.

Utilizzare un credito Iva a disposizione di imprese e professionisti non è semplice; bisogna fare i conti con una normativa complessa che prevede diversi paletti. Il Fisco teme le frodi che potrebbero avvenire quando si pongono in compensazione o addirittura a rimborso crediti inesistenti, creando un notevole danno per l’Erario.

Così il legislatore ha introdotto, a partire dal 2020, alcuni ulteriori limiti alle compensazioni e rimborsi del credito Iva. Essi, in alcuni casi, penalizzano chi non potrà utilizzare il proprio credito prima di una certa data o oltre determinate soglie di importo. E anche le modalità di fruizione sono fortemente condizionate. Esaminiamo i vari casi in relazione alle previsioni di legge.

Credito Iva: come funziona

Nei calcoli periodici dell’ammontare dell’imposta sul valore aggiunto, può emergere un importo da versare – e si avrà Iva a debito – oppure una somma da ricevere: è questo il caso dell’Iva che viene posta a credito del contribuente.

Il calcolo funziona così: per ogni periodo considerato (che dipende dal regime fiscale adottato dal contribuente e dal tipo di liquidazione, ad esempio trimestrale; in ogni caso, il calcolo definitivo avviene a fine anno o esercizio) si calcola l’ammontare dell’Iva incassata con le vendite e dal totale si sottrae l’Iva pagata sugli acquisti.

Nell’ambito di un’attività soggetta ad Iva, quando compri un bene o un servizio inerente la tua azienda o attività artigianale o professionale, nella fattura è compresa l’Iva; avendola già pagata, potrai detrarla. Se invece sei tu a vendere, riceverai, insieme al prezzo, la quota di Iva pagata dai clienti, in base alle aliquote stabilite, e dovrai versarla all’Erario. Nel primo caso, gli importi dell’Iva vanno a tuo credito, mentre nel secondo caso ti sono posti a debito.

La compensazione Iva

A fine periodo, potrai versare – o avere diritto ad incassare – solo la differenza tra queste due voci. Ad esempio, se al termine dell’anno hai registrato 12mila euro di Iva a debito e 16mila di Iva a credito, grazie alla compensazione ti verrà riconosciuto un credito Iva pari a 4mila euro. Invertendo le voci, le partite sarebbero ribaltate e dovresti versare allo Stato i 4mila euro.

Ma in realtà i giochi cominciano, e non finiscono, appena dopo aver operato questo necessario e preliminare calcolo di compensazione e di liquidazione dell’imposta. Infatti, ci sono norme rigorose che limitano strettamente le possibilità di utilizzare in compensazione gli importi spettanti.

In particolare, come ora vedremo, nella maggior parte dei casi non si arriva al rimborso, ma si può utilizzare il credito soltanto per compensare altri debiti fiscali, e questo può avvenire solo previa presentazione della dichiarazione dei redditi e di altri adempimenti, tra cui l’asseverazione di un consulente fiscale abilitato se si superano determinati importi.

Compensazione credito Iva: i limiti

Le possibilità di base per fruire della compensazione del credito Iva sono due: il rimborso – che in realtà è residuale – e l’utilizzo per pagare altre imposte, o anche la stessa Iva dovuta per periodi diversi. In quest’ultimo caso, avremo una compensazione detta “verticale” perché operante nell’ambito della medesima imposta. Quando, invece, il credito Iva viene utilizzato per compensare un debito relativo alle imposte diverse dall’Iva, la compensazione viene definita “orizzontale“, che può realizzarsi solo in presenza di specifiche condizioni.

Innanzitutto, la compensazione orizzontale è soggetta ad un limite generale [1] di 700.000 euro annui. Per i subappaltatori edili (si definiscono tali coloro che nell’anno solare precedente hanno realizzato un volume d’affari composto per almeno l’80% da prestazioni rese nell’ambito di contratti d’appalto), il limite massimo è elevato ad un milione di euro.

Ma il Decreto Fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2020 [2] ha introdotto un altro penalizzante vincolo, che preclude l’utilizzo immediato dei crediti Iva vantati dai contribuenti: per tutti quelli maturati nel periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2019 e di importo superiore a 5.000 euro, la compensazione sarà possibile solo dopo il decorso di 10 giorni dalla presentazione, mediante trasmissione telematica, della dichiarazione Iva dalla quale il credito emerge.

Perciò, dal 1° gennaio 2020, il credito Iva è utilizzabile liberamente solo fino al valore di 5mila euro e non oltre; in realtà, è solo l’eccedenza che è soggetta al limite che abbiamo esaminato, sicché ad esempio un credito annuale di 8mila euro maturato nel 2019 sarà fruibile per i primi 5 mila e condizionato alla presentazione della dichiarazione per la parte rimanente.

Inoltre, per utilizzare questa eccedenza occorrerà anche munirsi dell’attestazione rilasciata dai soggetti fiscalmente abilitati: il “visto di conformità” che viene apposto sulla dichiarazione, con cui il professionista certifica la corrispondenza tra i dati in essa riportati e le risultanze delle scritture contabili.

Ed ancora, la compensazione è preclusa ai contribuenti che hanno tributi o altri debiti iscritti dall’Agente della riscossione in ruoli scaduti di importo superiore a 1.500 euro; il blocco è automatico, perché le iscrizioni sono gestite in via telematica dall’Agenzia Entrate Riscossione e risultano immediatamente evidenti. Quindi, chi ha debiti tributari o di altra natura dovrà prima effettuarne il pagamento (o la rateizzazione e le eventuali rottamazioni, quando previste) per poter utilizzare il credito.

Come utilizzare il credito Iva in compensazione

Tutte le compensazioni orizzontali, una volta raggiunte le condizioni che abbiamo indicato, dovranno essere operate con il modello F24 utilizzando i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate.

Il rimborso monetario è lungo da ottenere e, spesso, soggiace alla presentazione di particolari requisiti, come il rispetto degli indici di affidabilità fiscale (Isa) e di garanzie richieste dall’Agenzia delle Entrate (obbligatorie se il credito supera i 30mila euro);  perciò, la maggior parte dei contribuenti utilizza la compensazione dei crediti Iva per pagare altri debiti tributari, come le imposte sui redditi e le relative addizionali, le imposte sostitutive o l’Irap.

Recentemente, i giudici tributari [3] hanno chiarito che la soglia generale dei 700mila euro vale sia per le compensazioni sia per i rimborsi: il limite si applica cumulativamente, sicché ne deriva la possibilità di utilizzare un doppio plafond.

In tali casi, però, occorre che l’Amministrazione finanziaria non abbia intrapreso un controllo sostanziale prima dell’utilizzo del credito. La fattispecie decisa riguardava una società operante nel campo dello smaltimento di rifiuti solidi urbani; le sue prestazioni venivano erogate quasi esclusivamente a soggetti pubblici e così essa, a causa del meccanismo dello split payment (scissione dei pagamenti, meccanismo che prevede il versamento dell’Iva a cura della Pa e non del fornitore), risultava fisiologicamente a credito di Iva al termine di ogni esercizio.

Pertanto, l’impresa aveva chiesto a rimborso alcuni crediti Iva e ne aveva posto in compensazione altri; il limite dei 700mila euro era stato rispettato per ciascuna delle due modalità, ma era stato superato nel complesso.

I giudici nel decidere la vicenda hanno richiamato una sentenza della Cassazione [4] che distingue i rimborsi che il concessionario deve effettuare su richiesta del contribuente da quelli che richiedono una comunicazione dell’ufficio: i primi non sono preceduti da nessun controllo sostanziale, i secondi invece sono disposti solo a seguito di un’attività di verifica e di accertamento dei requisiti necessari per poterli erogare.

Inoltre, la Commissione si è riportata all’orientamento espresso dalla Corte di Giustizia europea [5] secondo cui i limiti quantitativi alla compensazione dei crediti Iva sono conformi alla normativa comunitaria «a condizione che l’ordinamento giuridico nazionale preveda comunque la possibilità per il soggetto passivo di recuperare tutto il credito d’imposta sul valore aggiunto entro un termine ragionevole».

Da qui, la possibilità, per evitare eccessivi ritardi nelle erogazioni, di superare il limite dei 700mila euro annui intendendolo come possibilità di cumulo tra compensazioni e rimborsi, nel solo caso in cui questi ultimi vengano sottoposti a controllo sostanziale da parte dell’Amministrazione finanziaria. Nel ragionamento svolto dai giudici friulani, sarebbe irragionevole includerli nella soglia unica dei 700mila euro, poiché essi sono dotati di una copertura finanziaria e di apposite garanzie prodromiche al loro riconoscimento.


note

[1] Art. 9, comma 2, del D.L. n. 35 del 8 aprile 2013, convertito in Legge n.64 del 6 giugno 2013.

[2] Art. 3 del D. L. n. 124/2019, convertito in Legge 19 dicembre 2019, n. 157.

[3] Ctr Friuli-Venezia Giulia, sent. n. 75/02/20.

[4] Cass. sent. n. 6195/17 del 10 marzo 2017.

[5] Corte di Giustizia Ue , sent. 16 marzo 2017 in causa C-211/16.


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