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Si può lasciare l’eredità ad un solo figlio?

23 Settembre 2020
Si può lasciare l’eredità ad un solo figlio?

Cosa fare se il genitore defunto lascia l’intero patrimonio ereditario al solo primogenito.

Tuo padre è morto da qualche giorno. Ad essere sincera, la notizia non ti ha scosso più di tanto perché erano parecchi anni che non vi rivolgevate la parola. Lui, infatti, non condivideva le tue scelte di vita, ma a te non è mai importato. Tuttavia, hai scoperto di non essere stata neppure nominata nel suo testamento. Il tuo caro papà ha regalato tutto il patrimonio a tuo fratello, più grande di te di cinque anni. Ma si può lasciare l’eredità ad un solo figlio? La risposta è negativa.

La legge prevede la quota di legittima, vale a dire una parte del patrimonio del defunto spetta di diritto al coniuge e ai figli in virtù dello stretto legame di parentela. Nel caso in cui dovesse verificarsi una lesione della quota, non resta che agire in tribunale promuovendo l’azione di riduzione. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di capire qualcosa di più sull’argomento.

Cos’è l’eredità?

L’eredità è un complesso di beni (che può essere costituito da mobili, immobili, crediti e debiti) di proprietà di una persona che, alla sua morte, passa nella titolarità giuridica di un altro soggetto. Tale passaggio è definito successione a causa di morte che si apre nel giorno del decesso di una persona e nel luogo dell’ultimo suo domicilio (cioè dove il defunto aveva la sede principale dei propri affari e interessi).

Come si diventa eredi?

Una volta aperta la successione, è necessario individuare coloro che subentreranno nei rapporti giuridici che facevano capo al defunto (cioè al de cuius). Tale identificazione può avvenire per testamento oppure per legge. Nel primo caso, quindi, i soggetti saranno individuati leggendo semplicemente le ultime volontà del de cuius, mentre nel secondo caso è direttamente la legge a prevedere a quali persone sarà devoluta l’eredità.

Quindi, come puoi notare, non si diventa eredi in automatico, ma occorre essere chiamati all’eredità del defunto ed accettare quanto viene lasciato. In alternativa, è possibile rifiutare il patrimonio qualora ci siano più debiti che crediti. Ti faccio un esempio pratico.

Alla morte di Tizio, vengono chiamati all’eredità i figli Caio e Sempronio. Considerato che il padre, quando era in vita, si era indebitato fino al collo, i figli decidono di rifiutare l’eredità per evitare di dover pagare di tasca propria i creditori di Tizio.

Si può lasciare l’eredità ad un solo figlio?

Dopo averti dato qualche nozione di base, vediamo adesso se un genitore può lasciare tutta l’eredità ad un solo figlio. Ti dico subito che una simile possibilità non è ammessa e ti spiego anche il motivo. La legge tutela i legittimari, ossia i familiari più stretti del defunto, come ad esempio il coniuge e i figli, riservando loro una quota del patrimonio ereditario (cosiddetta quota di legittima). Tuttavia, tale parte dell’eredità può anche essere stata già trasmessa, qualora il defunto, quando era in vita, ha fatto una donazione. Ti faccio un esempio.

Tizio è morto e nel suo testamento ha scritto di voler lasciare tutta l’eredità, costituita dalla casa e da una barca, solamente al figlio Caio, non menzionando, però, l’altro figlio Mevio. Tuttavia, si scopre che Tizio, quando era ancora in vita, ha donato a Mevio la sua villa al mare con piscina.

Come puoi notare, Mevio, escluso dal testamento, è stato già soddisfatto e non può contestare il testamento in cui è menzionato solo il fratello Caio.

Quindi, ricapitolando, in linea di massima non è possibile lasciare l’eredità ad un solo figlio qualora siano presenti anche il coniuge e altri fratelli. Tali soggetti – detti legittimari – hanno diritto di ricevere una parte dei beni del de cuius, anche in assenza di testamento.

Qual è la quota dei legittimari?

Fin qui, ti ho detto che i legittimari sono le persone che hanno diritto ad una quota del patrimonio del defunto in quanto legati da uno stretto rapporto di parentela. Essi non vanno confusi, però, con gli eredi “legittimi”, cioè coloro ai quali l’eredità viene devoluta per legge, in assenza di un testamento.

Ebbene, la quota dei legittimari varia a seconda del numero dei figli e della presenza o meno del coniuge del defunto. In particolare, le quote da rispettare sono le seguenti:

  • se non ci sono figli, al coniuge (o al partner dell’unione civile) è riservata la metà del patrimonio. Se con il coniuge concorre un solo figlio, la quota sarà di un terzo per il figlio e di un terzo per il coniuge;
  • se i figli sono due o più, la complessiva quota è di tre quarti, di cui un quarto al coniuge e un mezzo ai figli, da dividersi in parti uguali;
  • se con il coniuge concorrono gli ascendenti legittimi, a questi spetta un quarto ed al coniuge la metà del patrimonio;
  • agli ascendenti legittimi è riservato un terzo del patrimonio.

Se il defunto, tramite testamento o donazione, ha pregiudicato le quote di legittima (in tal caso, si parla tecnicamente di lesione della legittima) allora bisogna effettuare un’operazione matematica chiamata riunione fittizia. In pratica, si calcola l’esatto ammontare dell’asse ereditario, togliendo i debiti del defunto e aggiungendo eventuali donazioni. Sulla somma ricavata si conteggia poi la quota spettante ad ogni erede.

Se al termine di tutti questi calcoli dovesse risultare effettivamente una lesione della quota di legittima, allora non resta che promuovere in tribunale l’azione di riduzione ed ottenere la reintegrazione.



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6 Commenti

  1. Quanto sono antipatiche quelle situazioni in cui le persone si affannano a cercare i genitori solo quanto è tempo di arrivare alla divisione dell’eredità… Ci sono figli che se ne fregano e che lasciano i propri genitori abbandonati e poi riappaiono quando è tempo di lasciare i suoi beni a questi figli ingrati

  2. Io non ho mai fatto preferenze tra i miei due figli. C’è chi predilige il primogenito e chi il secondo solo perché è più piccolo ed ha bisogno di attenzioni, ma non è giusto a mio parere perché tutti i figli sono pezzi di cuore. Pertanto, non ritengo giusto comportarsi diversamente neppure con l’eredità

  3. Nella famiglia, spesso, si innescano certi circoli viziosi per cui si finisce per dare importanza ai soldi anziché alle persone… Ci sono famiglie che non si parlano per un pezzo di terra e danno vita a litigi interminabili scannandosi a vicenda e rimproverandosi le cose più riprovevoli. E poi ci sono le nuore o i generi che, anziché placare gli animi, cercano di incitare queste discussioni

  4. Io e mio marito abbiamo sempre trattato allo stesso modo i nostri figli. Loro ci sono sempre stati vicini e mettendoci a tavolino abbiamo parlato chiaramente e ognuno ha espresso la propria preferenza circa l’eredità così tutti quanti ne sono usciti felici e contenti. Questa per molti è solo utopia, ma basta non essere aggrappati ai beni e al denaro così ognuno ha quanto gli spetta senza discriminazioni

  5. Io ho sempre pensato di voler costruire tutto per conto mio, senza fare affidamento a quello che un giorno la mia famiglia potrà lasciarmi in eredità. Sicuramente, sarà un ottimo aiuto, ma non mi sono mai cullata su quello che avevo già perché non si sa mai come possono evolversi le situazioni, pertanto ho sempre cercato di contare sulle mie forze e darmi da fare per costruirmi tutto con i miei sacrifici. Sicuramente, la strada è ancora più difficile rispetto a chi ha tutto spianato e si culla sul patrimonio familiare, ma io vado per la mia strada e cerco di mettercela tutta senza lasciarmi trascinare da futili questioni ereditarie

  6. Quanto sono vagabonde quelle persone che attingono sempre dal portafogli dei propri genitori e non cercano neppure un’occupazione e fanno gli schizzinosi sulla ricerca di un lavoro pure a 40 anni, pensando che tanto ci sono i soldi della famiglia come sostegno. E allora, questi stessi figli viziati, cercano di accaparrarsi l’eredità che invece spetterebbe agli altri figli com’è giusto che sia. Questi sono parassiti!

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