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Come prestare soldi ai figli?

22 Settembre 2020
Come prestare soldi ai figli?

Tutti i problemi fiscali, ereditari e di recupero crediti che si possono verificare in caso di mutuo tra familiari. 

Molte azioni della vita quotidiana comportano conseguenze giuridiche anche se compiute nella più totale buona fede e disinvoltura. Capita, il più delle volte, quando in mezzo ci sono i soldi: non solo per il fatto che ogni passaggio di denaro non sfugge al Fisco, ma anche per via degli effetti che un atto del genere può determinare sul patrimonio delle parti. 

L’importanza di avere una solida conoscenza delle norme da rispettare vale anche nei rapporti familiari. In tali dinamiche interne, è facile imbattersi sia in donazioni che in mutui. Ci occuperemo, qui di seguito, di questa seconda possibilità: come prestare soldi ai figli? Ecco alcuni pratici consigli per evitare di andare incontro a brutte sorprese. 

Prestito tra privati: è legale?

Anche se nella prassi siamo soliti prestare soldi a familiari e amici in difficoltà, potrebbe porsi il dubbio se questa pratica, specie se avente ad oggetto ingenti quantità di denaro, sia lecita o se invece sia riservata dalla legge solo alle banche. 

Il prestito tra privati è consentito dal nostro Codice a condizione che non si tratti di attività stabile, svolta in modo professionale (in tal caso, bisognerebbe infatti essere un istituto di credito). 

Dunque, è ammesso il prestito tra privati così come tra familiari. Il nome tecnico del prestito è mutuo. Così, infatti, lo chiama il nostro Codice civile.

Mutuo: con o senza interessi?

La prima cosa da fare è separare i mutui fruttiferi, ossia produttivi di interessi, da quelli infruttiferi, ossia concessi a titolo gratuito. Nel primo caso, colui che esegue il prestito pretende, oltre alla restituzione del proprio denaro, anche gli interessi. Nel secondo caso, invece, questi ultimi non sono dovuti. 

Ovviamente, la scelta tra l’una e l’altra possibilità è rimessa alle parti. La legge lascia libero il mutuante e il mutuatario di accordarsi come meglio credono, con l’unico limite di non prevedere un saggio di interessi usurario (superiore cioè al limite fissato dall’ultimo decreto ministeriale che fissa la media degli interessi praticati dalle banche).

Prestito ai figli: deve essere scritto?

La legge non esige la forma scritta in un contratto di mutuo. Questo può avvenire anche oralmente. L’importante, affinché produca l’effetto dell’obbligo della restituzione, è che vi sia la consegna materiale del denaro. Consegna che può avvenire in contanti fino a 1.999,99 euro (e, dal 2022 in poi, fino a 999,99 euro) mentre, per cifre superiori, deve avvenire necessariamente con mezzi tracciabili (bonifico o assegno).

La forma scritta del contratto è più una garanzia per il mutuante che, in tal modo, avrà la prova della consegna del denaro a titolo di mutuo. Il solo bonifico, anche se munito di una causale inequivoca, non è sufficiente. Secondo la Cassazione, infatti, è il creditore a dover dimostrare la natura del proprio credito e, quindi, l’esistenza di un contratto di mutuo. Diversamente, il beneficiario della somma potrebbe dire che si è trattato di una donazione.

Specie se le parti hanno convenuto degli interessi, la forma scritta servirà a togliere ogni dubbio sull’ammontare degli stessi, in caso di contestazione.

Se il mutuo non viene formalizzato per iscritto, non è certo illegale ma, in caso di inadempimento, sarà più difficile il recupero del credito: innanzitutto, perché non c’è possibilità di ottenere un decreto ingiuntivo dal tribunale (per il quale è necessaria sempre la prova scritta); in secondo luogo, perché, come anticipato, in caso di contestazione spetterà al creditore dimostrare l’esistenza di un mutuo (prova complicata da raggiungere non essendo sufficiente la causale del bonifico).

Prestito ai figli: problemi fiscali

Oltre ai problemi legati al possibile inadempimento, si aggiungono quelli con l’Agenzia delle Entrate. La legge accorda al Fisco un esonero dall’onere della prova tutte le volte in cui c’è un trasferimento di denaro da una persona a un’altra: il bonifico, infatti, si considera essere la remunerazione. Dunque, tale denaro verrà considerato reddito e, come tale, tassato in capo al mutuatario (oltre all’applicazione delle relative sanzioni). L’unico modo per superare questa presunzione in favore dell’erario è avere una prova scritta dell’esistenza del mutuo. Ma non basta il semplice contratto. Questo deve avere data certa. In pratica, deve essere una scrittura privata autenticata dal notaio o registrata all’Agenzia delle Entrate o con una marca temporale.

Questo documento mette al riparo quindi da possibili accertamenti fiscali: il Fisco, infatti, potrebbe presumere che il mutuante stia percependo degli interessi sul prestito, interessi che altrimenti andrebbero tassati.

Chiaramente, questi problemi con l’ufficio delle imposte non si pongono se lo scambio di denaro avviene senza bonifico, ma in quel caso sussiste il limite al divieto di circolazione dei contanti (di cui abbiamo parlato sopra).

Anche qui, dunque, da come si è appena visto, il consiglio più appropriato è quello di redigere una scrittura privata con l’attestazione del mutuo.

Per la stessa ragione, sarebbe impossibile utilizzare la scusa della restituzione del prestito per ricevere, dal figlio, somme a questi consegnate a mani e derivanti da redditi non dichiarati. 

Problemi ereditari

Come noto, le donazioni fatte dai genitori possono essere contestate alla loro morte se hanno leso le quote di legittima dei figli. Se, ad esempio, un padre regala al proprio figlio 10mila euro e all’altro non riconosce nulla neanche con il testamento, quest’ultimo può agire contro il fratello per prendere una parte di ciò che è anche suo (ossia la quota di legittima). 

Così, in verità, molte volte, quando si vogliono fare discriminazioni, si nascondono, dietro le donazioni, dei finti prestiti. Ma anche questa soluzione presta il fianco a più di un problema. Innanzitutto, gli eredi possono impugnare l’atto per simulazione, mettendo in evidenza la sua vera natura. In secondo luogo, se il prestito non è stato restituito, potrebbero agire contro il mutuatario per ottenere la restituzione di quanto elargito dal genitore. 

È, quindi, sconsigliabile simulare un prestito solo per giustificare eventuali discriminazioni tra i figli.



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