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Invalidità superiore o uguale a 75%

23 Settembre 2020 | Autore:
Invalidità superiore o uguale a 75%

Diritti degli invalidi civili dal 75%: assegno di assistenza, collocamento obbligatorio, esenzione ticket, congedo per cure, Ape sociale e pensione precoci.

È considerato invalido chi, a causa di una minorazione o di un’infermità, ha subìto una riduzione permanente della capacità lavorativa di almeno un terzo, oppure chi, minorenne o over 67, presenta persistenti difficoltà nello svolgere i compiti e nelle funzioni proprie dell’età.

Il grado minimo della riduzione permanente di capacità lavorativa per la qualifica di invalido civile è pari a un terzo, ossia al 33%. I benefici aumentano col crescere della percentuale d’invalidità riconosciuta.

Ma per invalidità superiore o uguale a 75% quali sono le agevolazioni previste? Sono previsti numerosi incentivi per chi ha un’invalidità almeno pari al 75%: in quanto invalidi in misura superiore al 45%, ad esempio, spetta l’iscrizione nelle liste speciali dei Centri per l’impiego per beneficiare del collocamento mirato come appartenenti alle categorie protette.

Spettano poi l’assistenza sanitaria e determinate agevolazioni fiscali, l’esenzione dal ticket sanitario e, sussistendo i requisiti previsti dalla legge, il diritto alla pensione d’invalidità civile, o assegno di assistenza per invalidi civili parziali.

I lavoratori con invalidità dal 75% hanno il diritto di vedersi riconosciuta una maggiorazione contributiva pari a 2 mesi ogni 12 mesi di servizio. È infine previsto, per gli invalidi civili dal 74%, il diritto all’Ape sociale, con un minimo di 63 anni di età e 30 di contributi (29 per le donne con un figlio, 28 per le donne con due o più figli) ed il diritto alla pensione per lavoratori precoci con 41 anni di contributi, sussistendo le condizioni previste dalla legge.

L’invalidità non deve essere confusa con l’handicap: questo, infatti, non consiste nella riduzione della capacità lavorativa, ma in uno lo svantaggio sociale derivante da un’infermità o una menomazione. È considerato portatore di handicap, in particolare, chi presenta una minorazione che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa.

Una condizione ancora differente è la non autosufficienza, che consiste nell’impossibilità permanente di compiere gli atti quotidiani della vita senza assistenza, o di camminare senza l’aiuto di un accompagnatore: questa condizione dà diritto all’assegno di accompagnamento..

Chi è invalido dal 75%?

È riconosciuto invalido civile nella misura pari o superiore al 75% chi presenta una riduzione della capacità lavorativa generica, derivante da un’infermità o da una menomazione, pari a ¾. In altri termini, l’invalido civile in misura pari al 75% ha una capacità di lavoro generica residua in misura pari a 1/4.

Se l’interessato non è in età lavorativa (è minorenne o ha compiuto l’età pensionabile), per valutare l’invalidità non ci si riferisce alla capacità lavorativa, ma alla capacità di svolgere i compiti e le funzioni proprie dell’età

È importante non confondere l’invalidità civile con l’invalidità pensionabile, o invalidità ordinaria: questa tipologia di invalidità si valuta sulla base non solo dell’attività svolta in precedenza, ma di ogni altra occupazione che il lavoratore possa svolgere, in relazione alla sua età, capacità ed esperienza, senza esporre a ulteriore danno la propria salute. In sostanza, per valutare l’invalidità pensionabile si deve rilevare la residua capacità lavorativa in occupazione confacenti alle proprie attitudini.

L’invalidità ordinaria non deve essere a sua volta confusa con l’invalidità o inabilità specifica, riferita a determinate mansioni (pensioni per invalidità specifica sono ad esempio previste dalla gestione Inps dipendenti pubblici- pensione per inabilità alle mansioni o a proficuo lavoro- dalla gestione ex Enpals per i lavoratori dello spettacolo, dal fondo Volo e dal fondo Trasporti).

Non rientrano inoltre tra gli invalidi civili gli invalidi di guerra, gli invalidi a seguito di infortunio sul lavoro o malattia professionale e gli invalidi per servizio, riconosciuti tali per cause specifiche dovute alla guerra, alla prestazione lavorativa (per i lavoratori privati) o a un servizio (per i dipendenti pubblici e le categorie assimilate).

Come chiedere l’invalidità dal 75%?

L’invalidità in misura pari o superiore al 75% può dare luogo a benefici e agevolazioni solo quando è riconosciuta dalla commissione medica competente. Dopo aver ottenuto l’apposito certificato medico introduttivo (rilasciato dal proprio medico curante), per il riconoscimento è necessario inoltrare all’Inps la domanda d’invalidità.

Per accedere al servizio, bisogna essere in possesso delle apposite credenziali dispositive (Pin Inps dispositivo, Spid, carta nazionale dei servizi o carta d’identità elettronica). Per maggiori approfondimenti, leggi la guida alla domanda d’invalidità.

È comunque possibile presentare la domanda tramite patronato, oppure tramite il call center dell’Inps, chiamando il numero 803.164 oppure lo 06.164.164 se telefoni dal cellulare.

L’accertamento sanitario è effettuato da un’apposita commissione medica Asl o, nelle Province nelle quali la Regione ha delegato l’accertamento, direttamente dall’Inps.

Diritto a protesi ed ausili

L’invalido in misura pari o superiore al 75%, avendo ottenuto il riconoscimento della riduzione della capacità lavorativa in misura almeno pari a un terzo (cioè al 33,33%), ha diritto a protesi ed ausili relativi all’infermità o alla menomazione riconosciuta nel verbale di accertamento della commissione medica.

Contrassegno invalidi

La commissione medica può inoltre, indipendentemente dalla percentuale d’invalidità riconosciuta, indicare sul verbale il diritto al contrassegno per invalidi, per usufruire degli appositi parcheggi. Il contrassegno è rilasciato dal proprio Comune di residenza, ma il diritto di ottenerlo dipende però dalla tipologia di menomazione posseduta. Nel verbale d’invalidità è specificato il riconoscimento, o meno, del diritto al contrassegno disabili.

Collocamento mirato per le categorie protette

L’invalido in misura pari o superiore al 75%, grazie al riconoscimento di una percentuale d’invalidità dal 46%, ha la possibilità di usufruire del collocamento mirato previsto dalla Legge 68 [1]. Per questi e per altre categorie d’invalidi, difatti, la legge offre la possibilità di accedere ai servizi di sostegno e di collocamento dedicati ai disabili.

Nel dettaglio, gli invalidi che hanno diritto all’iscrizione nelle categorie protette sono:

  • le persone in età da lavoro con minorazioni fisiche, psichiche o sensoriali ed i portatori di handicap intellettivo, in possesso d’invalidità (riduzione della capacità lavorativa) superiore al 45%;
  • gli invalidi del lavoro, con un grado di invalidità, accertato dall’Inail, superiore al 33%;
  • i ciechi assoluti o le persone con un residuo visivo non superiore a 1/10 a entrambi gli occhi;
  • i sordomuti, cioè le persone colpite da sordità sin dalla nascita o prima dell’apprendimento della parola;
  • le persone che hanno diritto all’assegno di invalidità civile, per accertamento da parte dell’Inps di una riduzione permanente a meno di 1/3 della capacità lavorativa;
  • gli invalidi di guerra, gli invalidi civili di guerra e gli invalidi per servizio con minorazioni ascritte dalla 1° all’8° categoria.

Iscrizione nelle quote di riserva

L’invalido in misura pari o superiore al 75%, in quanto lavoratore con invalidità civile riconosciuta superiore al 60%, può inoltre essere compreso nelle quote di riserva dell’azienda.

Ricordiamo, a questo proposito, che i datori di lavoro, sia pubblici che privati, sono tenuti ad avere alle loro dipendenze i lavoratori disabili nella seguente misura:

  • se occupano oltre 50 dipendenti, la quota di riserva deve essere pari al 7% dei lavoratori occupati;
  • se occupano da 36 a 50 dipendenti, la quota è pari a 2 lavoratori;
  • da 15 a 35 dipendenti, è sufficiente un lavoratore.

Le aziende, in ogni caso, possono contare nella quota di riserva i lavoratori:

  • che diventano disabili successivamente all’assunzione;
  • che, nonostante siano già disabili al momento dell’assunzione, non siano stati avviati attraverso il collocamento obbligatorio; in questo caso, devono possedere una riduzione della capacità lavorativa:
    • superiore al 60%;
    • superiore al 45% se disabili psichici;
    • superiore al 33% se invalidi del lavoro.

Per poter considerare il disabile all’interno della quota di riserva, è sufficiente che l’azienda presenti un’apposita richiesta d’inserimento di persona con disabilità nella quota d’obbligo.

Congedo per cure di 30 giorni all’anno

L’invalido in misura pari o superiore al 75%, in quanto in possesso di un’invalidità riconosciuta dal 51%, può fruire di un congedo per cure relative alla propria infermità o menomazione, per un periodo non superiore a 30 giorni ogni anno.

Il congedo è retribuito come le assenze per malattia, ma non rientra nel periodo massimo di conservazione del posto, quindi non determina il superamento del comporto. I costi del congedo sono, però, a carico dell’azienda, quindi la possibilità di ottenere queste assenze per invalidità deve essere verificata all’interno del contratto collettivo di riferimento.

Esenzione dal ticket sanitario

L’invalido in misura pari o superiore al 75%, in quanto in possesso di una riduzione della capacità lavorativa superiore ai 2/3, può beneficiare dell’esenzione totale dal ticket sulle prestazioni specialistiche e di diagnosi strumentale. Può fruire inoltre di un’agevolazione per il pagamento dei medicinali prescritti con ricetta medica.

Priorità nella scelta della sede

L’invalido in misura pari o superiore al 75%, se dipendente pubblico, risultando invalido in misura superiore ai 2/3, ha diritto di scelta prioritaria tra le sedi disponibili.

Assegno ordinario d’invalidità

L’invalido in misura pari o superiore al 75%, qualora risulti in possesso d’invalidità pensionabile in misura superiore ai 2/3, ha poi diritto, con almeno 5 anni di contribuzione, di cui 3 versati nell’ultimo quinquennio, all’assegno ordinario d’invalidità. L’assegno, calcolato allo stesso modo della pensione, spetta ai lavoratori iscritti presso l’Assicurazione generale obbligatoria dell’Inps ed a determinati fondi.

L’assegno d’invalidità è cumulabile limitatamente con i redditi di lavoro.

Pensione d’invalidità civile

L’invalido in misura pari o superiore al 75%, in quanto possiede un’invalidità civile oltre il 74%, ha diritto ad un assegno di assistenza, o pensione d’invalidità civile, concessa dalla maggiore età sino all’età per la pensione di vecchiaia (67 anni dal 2019 al 2022). L’importo del trattamento, erogato dall’Inps, è di 286,81 euro mensili, con un limite di reddito di 4.926,35 euro (i valori si riferiscono al 2020).

La pensione d’invalidità civile richiede lo stato di disoccupazione (anche parziale, purché le entrate derivanti dall’attività lavorativa non determinino il superamento dei limiti di reddito), ma non richiede, come l’assegno d’invalidità ordinario, il pagamento di un minimo di contributi all’Inps, nonostante sia erogata dall’istituto.

Per approfondire, leggi: Pensione d’invalidità civile.

Maggiorazione contributiva

Se l’invalidità è riconosciuta in misura pari o superiore al 75%, sono previsti dei benefici per la pensione e le prestazioni previdenziali erogate dall’Inps: nel dettaglio, ogni 12 mesi lavorati sono accreditati 2 mesi di contributi figurativi, sino ad un massimo di 5 anni. La maggiorazione contributiva spetta a partire dalla data di riconoscimento dell’invalidità in misura pari o superiore al 75%.

Ape sociale invalidi 

Un altro beneficio previdenziale al quale può accedere l’invalido al 75%, in quanto invalido civile in misura pari o superiore al 74%, è l’Ape sociale: si tratta di un assegno che accompagna il lavoratore dai 63 anni di età sino al perfezionamento del requisito della pensione di vecchiaia.

L’indennità Ape sociale, detta anche anticipo pensionistico a carico dello Stato, è calcolata allo stesso modo della futura pensione, ma non può superare i 1500 euro mensili.

Coloro che possiedono un’invalidità riconosciuta almeno pari al 74% raggiungono la prestazione con un minimo di 30 anni di contributi (le donne hanno diritto a uno sconto di un anno di contributi per ogni figlio, sino a un massimo di 2 anni, possono perciò accedere con 28 o 29 anni di contributi). Per ottenere l’Ape sociale si deve cessare l’attività lavorativa; in seguito, è possibile lavorare, ma non si deve superare il reddito annuo di 8mila euro, se si viene reimpiegati come dipendenti o parasubordinati, o di 4800 euro, se la nuova attività è di lavoro autonomo.

Pensione anticipata lavoratori precoci invalidi

Chi possiede un’invalidità pari o superiore al 74% può aver diritto anche alla pensione anticipata per i lavoratori precoci: questa pensione, nel dettaglio, si può ottenere con 41 anni di contributi (più 3 mesi di finestra dal 2019), se si appartiene alle stesse categorie tutelate di lavoratori che hanno accesso all’Ape sociale (con l’aggiunta degli addetti ai lavori usuranti e l’esclusione dei disoccupati a seguito di contratti a termine). Il lavoratore deve però risultare iscritto alla previdenza obbligatoria prima del 1996 e possedere almeno 12 mesi di contributi da effettivo lavoro versati prima del compimento del 19° anno di età.

La prestazione è incompatibile con i sussidi di disoccupazione e con qualsiasi pensione diretta.

Come chiedere le prestazioni di assistenza per invalidi civili

Nel caso in cui la percentuale di invalidità riconosciuta sia pari o superiore al 75%, l’interessato potrebbe avere diritto a una prestazione economica, sussistendo i requisiti amministrativi e di reddito previsti dalla legge. Deve, perciò, compilare e inviare all’Inps il modello AP70, contenente i dati socioeconomici necessari per la concessione delle prestazioni di assistenza per invalidità civile. Il modello va compilato direttamente online oppure recandosi presso un ente di patronato.


note

[1] L. 68/1999.


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