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Assegno prescritto: cosa fare?

26 Settembre 2020
Assegno prescritto: cosa fare?
A garanzia di compravendita immobiliare – compromesso firmato il 05.10.2019 –  ho ricevuto assegno bancario per € 10.000,00 – scaduto ampiamente il termine del 31.03.2020 per esercitare il diritto di prelazione, in data 08.09.2020 ho messo all’incasso l’assegno ma lo stesso è risultato insoluto con la causale “assegno prescritto”. Che azione devo intraprendere?

L’assegno risulta prescritto perché non versato entro sei mesi dal termine di presentazione, termine oltre il quale perde la sua efficacia esecutiva.

Quanto detto è disciplinato dall’articolo 75 del regio decreto 1736 del 1933 secondo il quale il regresso del portatore contro i giranti, il traente e gli altri obbligati si prescrive in sei mesi dallo spirare del termine di presentazione. Ciò significa che non si potrà più agire con l’azione cartolare per il recupero delle somme indicate nell’assegno; ma rimangono sempre altri rimedi.

Il mezzo meno utilizzato, perché più lungo dal punto di vista processuale, riguarda l’azione di arricchimento che, però, si prescrive nel termine di un anno dal giorno della perdita della azione nascente dal titolo.

L’azione che, invece, è più utilizzata è quella causale, quella, cioè, collegata alla causa dell’assegno. Infatti, il beneficiario di assegno bancario – non azionato e non azionabile come titolo di credito – può avvalersi dello stesso nell’azione causale esercitata nei confronti dell’emittente in quanto gli assegni bancari, oltre che rilevare come documenti che incorporano un credito e la cui circolazione, secondo le regole di legge, importa circolazione del medesimo diritto di credito, assumono, altresì – ancorché nei soli rapporti diretti tra emittente e primo prenditore ovvero tra girante ed immediato giratario – la valenza di scritture private contenenti una promessa di pagamento.

Ne consegue, quindi, che il beneficiario di un assegno bancario, che non possa valersi delle azioni cartolari per la nullità ed inefficacia del titolo, ovvero per intervenuta prescrizione dei suddetti rimedi, potrà sempre esercitare l’azione causale, invocando il rapporto obbligatorio sottostante all’emissione o alla girata del titolo e giovandosi della particolare efficacia probatoria connessa all’assegno.

Ed in tale ipotesi, atteso che la promessa di pagamento, sottesa al rilascio del titolo di credito, implica la presunzione di validità, esistenza e persistenza del rapporto obbligatorio sottostante, sarà onere del debitore fornire la prova dell’inesistenza o nullità originaria del suddetto rapporto ovvero dimostrare l’intervenuta estinzione del credito (confrontare da ultimo, Tribunale Roma, sez. XVI, 16/01/2019, n. 1127).

L’azione causale in oggetto si sostanzia in un classico ricorso per decreto ingiuntivo, dove il creditore, giustificando l’obbligazione sottesa alla consegna dell’assegno (in questo caso, la compravendita immobiliare) chiede l’ingiunzione del debitore al pagamento di quella somma, allegando l’assegno, che fungerà da prova confessoria del credito-debito.

Quest’azione può essere compiuta entro la prescrizione ordinaria decennale prevista dall’art. 2946 del codice civile (Cassazione civile, sez. III, 19/03/2009, n. 6653).

Pertanto, in mancanza di collaborazione del debitore, quello che occorre fare è presentare tale ricorso al Tribunale competente per territorio e attendere l’emissione del chiesto decreto ingiuntivo, per poi procedere al recupero coattivo delle somme vantate.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla



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