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Divorzio: possibile cambiare condizioni affidamento figli?

26 Settembre 2020
Divorzio: possibile cambiare condizioni affidamento figli?

Sono divorziato. Mio figlio ha 9 anni e lo vedo un giorno a settimana oltre il weekend, a settimane alterne. Abito a 500 metri dalla madre che mi dà modo di vederlo su richiesta ma sempre se fa a lei comodo e stando sempre ai suoi umori alterni. Lei convive con un uomo e ha una figlia con lui. Molto spesso capita che io venga visto anche come un rompiscatole perché cerco mio figlio.

Ora, mi sono stancato perché questa situazione sta minando la mia autostima e mi sta portando anche a vivere molto male psicologicamente. Vorrei per questo chiedere di avere il tempo al 50% da trascorrere con mio figlio senza elemosinare ogni santa volta, cosa devo e posso fare? 

Le sentenze di divorzio passano in cosa giudicata e, quindi, diventano inoppugnabili, ma rimangono suscettibili di modifica quanto ai rapporti economici, o all’affidamento dei figli in relazione alla sopravvenienza di fatti nuovi (confronta, Cassazione civile, sez. I, 05/03/2019, n. 6386).

Infatti, secondo quanto dispone l’art.337 quinquies del codice civile, i genitori hanno diritto di chiedere in ogni tempo la revisione delle disposizioni concernenti l’affidamento dei figli, l’attribuzione dell’esercizio della responsabilità genitoriale su di essi e delle eventuali disposizioni relative alla misura e alla modalità del contributo.

La procedura per ottenere la modifica delle condizioni del divorzio è contenuta all’art.9 della Legge 01/12/1970 n. 898, secondo cui, qualora sopravvengano giustificati motivi dopo la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il tribunale, in camera di consiglio e, per i provvedimenti relativi ai figli, con la partecipazione del pubblico ministero, può, su istanza di parte, disporre la revisione delle disposizioni concernenti l’affidamento dei figli e di quelle relative alla misura e alle modalità dei contributi da corrispondere.

L’azione può essere svincolata dall’aspetto economico, posto che, in caso di provvedimenti in tema di affidamento o collocazione della prole nell’ambito di procedimenti di separazione personale, o scioglimento del matrimonio o cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario, la successiva modifica, ad opera del tribunale per i minorenni, del solo regime di collocazione del figlio non ha effetto automatico sulla precedente statuizione di un contributo periodico per il mantenimento del figlio.

Occorre, quindi, valutare se, nel Suo caso, possa perseguirsi tale azione.

Da quanto mi riferisce, a seguito del divorzio, la Sua ex moglie ha iniziato a tenere delle condotte che, seppur indirettamente, hanno provocato insofferenza nei Suoi confronti: la signora non si mostra sempre disponibile a far vedere Suo figlio, utilizza la Sua figura solo quando le è più comodo, alle volte non risponde al telefono.

Si tratta della cosiddetta “alienazione genitoriale”, concetto che contempla comportamenti posti in essere dal genitore collocatario per emarginare e neutralizzare l’altra figura genitoriale; condotte che non abbisognano dell’elemento psicologico del dolo, essendo sufficiente la colpa o la radice anche patologica delle condotte medesime.

Tutte situazioni che possono provocare un’insofferenza in capo alla Sua persona e, quindi, potenzialmente, un fatto sopravvenuto: Lei prima del divorzio non aveva di questi problemi, successivamente, ha riscontrato ostruzionismo nella signora, tale da creare disturbo alla Sua sfera psichica (intesa come danno morale, inquietudine, tristezza e quant’altro).

Inoltre, i fatti sopravvenuti potrebbero essere ancorati al consolidamento che la donna ha avuto della sua nuova famiglia e che, potenzialmente, sta portando Suo figlio ad essere assorbito nella nuova famiglia della madre. Anche questa motivazione potrebbe essere utile al fine di giustificare la richiesta di modifica in oggetto.

Trovo, inoltre, davvero iniqua la distribuzione delle giornate tra i genitori: la sola mezza giornata di mercoledì, con i fine settimana alternati, è davvero poco per poter considerare, come fatto in sentenza, l’affidamento come condiviso.

Credo, quindi, che tentare la via della modifica delle condizioni possa essere percorribile, seppure non di sicura riuscita; d’altronde, ad oggi, non ci sono altre vie, se non quella stragiudiziale di persuadere la madre, dando più spazio alla Sua figura genitoriale, avvertendola che, in mancanza, sarebbe costretto ad agire legalmente.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla



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