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Lo sai che? Lavoratrice incinta: permessi per visite e maternità anticipata

Lo sai che? Pubblicato il 22 gennaio 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 22 gennaio 2014

La lavoratrice incinta ha diritto a permessi retribuiti per le visite e gli esami ginecologici e alla maternità anticipata in presenza di condizioni pregiudizievoli per la gravidanza.

La legge riserva alcune tutele alla lavoratrice incinta al fine di assicurare a lei e al bambino una speciale ed adeguata protezione [1]. La donna in gravidanza, infatti, oltre all’astensione obbligatoria dal lavoro (prima, durante e dopo il parto), ha diritto ai permessi retribuiti per le visite mediche e alla maternità anticipata.

Permessi per controlli prenatali

Le lavoratrici in gravidanza hanno diritto ai permessi retribuiti per effettuare analisi, controlli prenatali, esami e accertamenti clinici, nel caso in cui questi devono essere effettuati durante l’orario di lavoro [2].

Si tratta di permessi per così dire “speciali” in quanto non rientrano nelle assenze per malattia, né nella categoria dei permessi per visite specialistiche. In altri i termini, le ore che la donna si assenta per la necessità di visite ginecologiche, non sono da considerare assenze per malattia.

Di conseguenza, i permessi non comportano una decurtazione economica dallo stipendio e si aggiungono ai permessi generici concessi a tutti gli altri dipendenti.

Per fruire dei permessi, la lavoratrice deve presentare una richiesta al datore di lavoro e, successivamente alla visita, esibire la documentazione medica attestante l’ora e la data di effettuazione della visita stessa o degli esami.

Regole più specifiche sono previste dai contratti collettivi di categoria. In linea generale, però, la fruizione del permesso retribuito per controlli prenatali include anche il tempo necessario per raggiungere il medico o l’ambulatorio e quello necessario per rientrare in azienda.

Maternità anticipata

La lavoratrice incinta ha diritto all’astensione obbligatoria (congedo di maternità) dal lavoro per un periodo di cinque mesi (generalmente due mesi prima e tre mesi dopo il parto). È tuttavia possibile chiedere l’anticipazione del congedo di maternità [3] prima del settimo mese di gravidanza:

– nel caso di gravi complicanze della gravidanza o di preesistenti malattie che si presume possano essere aggravate dallo stato di gravidanza, per cui è necessario che la donna resti a riposo;
– quando le condizioni di lavoro o ambientali siano pregiudizievoli per la salute della donna e del bambino;

– quando la lavoratrice svolge mansioni pesanti (per esempio alzare pesi o stare molto tempo in piedi) e non può essere spostata di settore o di mansione.

L’istanza di anticipazione deve essere presentata alla direzione provinciale del lavoro competente per territorio, allegando il certificato di gravidanza e il certificato medico rilasciato da una struttura del Servizio sanitario nazionale, che attesti l’esistenza dei problemi giustificativi dell’istanza stessa.

L’interdizione anticipata può essere disposta anche d’ufficio da un ispettore del lavoro che, nel corso di una ispezione sul luogo di lavoro, riscontri la presenza di una delle condizioni sopra elencate.

La maternità anticipata non compromette le ferie maturate e mantiene il diritto della lavoratrice alla retribuzione totale.

note

[1] Art. 37 cost.

[2] Art. 14 D. Lgs. n. 151 del 2001.

[3] Art. 17 D. Lgs. n. 151 del 2001.


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3 Commenti

  1. cacchio, una volta che mi interessava una consulenza su questo argomento, non c’è il relativo servizio (o sbaglio?)

    Posso chiedere una consulenza all’autore dell’articolo per favore ?

    1. Salve Luca. Può chiedere la consulenza cliccando sia sulla scritta sopra l’articolo “Richiedi una consulenza”, sia nel menu nuovo a sinistra dell’articolo. Se ha problemi ci contatti telefonicamente.

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